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18.07.22 - 16:34
Aggiornamento: 17:14

Per i feriti in Ucraina meglio cure sul posto che in Svizzera

La Confederazione preferisce sostenere gli sforzi degli ospedali e di altre strutture in Ucraina per ragioni di ordine pratico e giuridico

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

Per ragioni di efficienza e motivi legati alla neutralità, invece di curare i feriti ucraini in Svizzera la Confederazione preferisce sostenere gli sforzi degli ospedali e di altre strutture in Ucraina. È quanto afferma il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) a Keystone-ATS confermando notizie pubblicate oggi da diverse testate del gruppo Tamedia.

Stando ai media in questione, la richiesta da parte di Kiev è giunta in maggio. La Conferenza dei direttori cantonali della sanità pubblica aveva mostrato un certo interesse. Ma a metà giugno, il DFAE aveva comunicato di non aver accolto la richiesta per ragioni di ordine pratico e giuridico.

Circa le ragioni giuridiche, appoggiandosi in particolare alle Convenzioni dell’Aia del 1907 che regolano il comportamento degli Stati neutrali, la Svizzera avrebbe dovuto sincerarsi che, una volta guariti, i soldati ucraini non fossero rimandati a combattere, ma venissero internati. Anche i civili non avrebbero potuto essere accolti perché difficile distinguerli dai soldati. Per questo la Confederazione ha deciso di sostenere gli ospedali in loco.

Nella sua risposta scritta a Keystone-ATS, il DFAE sottolinea che, dopo essersi consultato con i Cantoni e il DFI, per la Confederazione sarebbe stato più efficiente lavorare sul posto mediante il proprio aiuto umanitario. A livello di politica di neutralità, viene ribadito, non sarebbe stato possibile distinguere i civili feriti dai soldati. Per questi motivi, i preparativi per accogliere eventuali feriti sono stati sospesi.

Nell’ambito dell’aiuto umanitario, la Svizzera sostiene in particolare misure di riabilitazione destinate alle persone ferite nel conflitto. L’aiuto si concentra soprattutto negli ospedali di Lvov, Sumy e Cernigov dove vengono formati fisioterapisti e messi a disposizione macchinari per la riabilitazione. I progetti durano un anno. L’ambasciata a Kiev esamina inoltre altre richieste di intervento, specie di breve periodo, inoltrate da altri nosocomi, mettendo a disposizione soprattutto farmaci e dispositivi medici.

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