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Keystone
01.02.22 - 14:51
Aggiornamento: 20:51
Ats, a cura de laRegione

‘Omicron è una grande onda ma non è uno tsunami’

Secondo gli esperti, nonostante il picco pandemico non sia ancora stato raggiunto, il sistema sanitario non è travolto dall’elevata diffusione dei contagi

Benché il picco dell’attuale ondata pandemica non sia ancora stato raggiunto, il sistema sanitario non è stato travolto dalla persistente forte diffusione del coronavirus fra la popolazione. Circa un eventuale allentamento delle misure protettive, la prudenza rimane d’obbligo, anche se la situazione, sul fronte delle cure intense, meno sollecitate del temuto, lascia ben sperare.

Lo ha dichiarato oggi Patrick Mathys dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), sostenendo che nei prossimi giorni o settimane il numero di infezioni dovrebbe fluttuare ancora a un alto livello, anche se si nota una certa stabilizzazione. “È un grande onda ma non uno tsunami” ha chiosato l’esperto dell’Ufsp.

Durante il consueto incontro settimanale coi media, Mathys ha aggiunto che il numero di ricoveri rimane stabile, mentre sempre meno persone hanno bisogno di essere spostate in cure intense. Qui, tra l’altro, vengono ricoverate soprattutto persone colpite dalla variante Delta del coronavirus, mentre i casi di infezioni gravi a causa della variante Omicron rimangono rari.

Più in generale, la Svizzera è al momento uno dei Paesi maggiormente toccati dalla pandemia: a parte i casi confermati in laboratorio (90 mila solo nel fine settimana), vi è senz’altro un gran numero di persone infette che non viene registrato. Si stima in 100 mila le persone che si contagiano ogni giorno, specie tra i soggetti più giovani. Il fatto che il tasso di riproduzione R sia ancora superiore a 1, ossia 1,1, indica che la situazione è ancora lungi dall’essersi calmata, ha spiegato Patrick Mathys.

Per quanto attiene ai decessi, il livello rimane sempre basso; in media soccombono da 10 a 15 persone al giorno. Le persone che devono ricorrere a cure speciali sono circa 200, pari a un quarto dei letti disponibili nei reparti di cure intense. Giornalmente vengono ricoverate 100 persone, ha aggiunto Mathys.

Circa le ripercussioni del virus sull’economia, Mathys ha sostenuto che gli effetti rimangono limitati, anche se in taluni settori, come i trasporti, si è dovuto correre ai ripari, magari eliminando alcuni servizi. Tuttavia, al momento non si è giunti a un punto di rottura. L’aspetto positivo dell’attuale ondata, ha sottolineato Mathys, che ci lascia guardare alle prossime settimane con una certa prudente fiducia è il fatto che il sistema sanitario sta reggendo il colpo.

Possibili allentamenti, ma ci vuole prudenza

Anche se l’UFSP crede che la revoca delle misure Corona sia possibile in linea di principio, bisogna rimanere prudenti evitando di fare il passo più lungo della gamba: “nonostante la buona situazione, non dovremmo avere troppa fretta”, ha dichiarato Mathys.

Se le misure venissero revocate - come anticipato dai media riferendosi a quanto il ministro della sanità Alain Berset, potrebbe presto decidere, n.d.r - c’è da attendersi un aumento del numero di infezioni.

Alla domanda sulla ragion d’essere del certificato, Mathys ha sottolineato che tale documento ha ancora un senso quando si tratta di prevenire infezioni gravi, ma non più in termini di contenimento del numero di casi.

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