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Keystone
Patrick Mathys dell’Ufsp
Svizzera
26.10.21 - 14:360
Aggiornamento : 16:34

Situazione pandemica sfavorevole, torna l’aumento dei casi

Secondo gli esperti c’è il rischio di un prossimo sovraccarico delle strutture ospedaliere. Tasso di riproduzione sotto l’1 solo in due cantoni

a cura de laRegione

Il numero delle infezioni da Covid-19 in Svizzera sta risalendo, favorito anche dall’abbassamento delle temperature. La situazione negli ospedali rimane tesa e le prospettive sono sfavorevoli, secondo quanto dichiarato oggi da Patrick Mathys, capo della crisi e cooperazione internazionale all’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), durante il consueto incontro con i media per fare il punto della situazione.

Secondo l’esperto, la situazione negli ospedali, specie nelle cure intense dove la situazione rimane tesa, potrebbe peggiorare: sussiste in rischio di un sovraccarico delle strutture.

L’aumento della trasmissione del virus riguarda tutti i Cantoni, anche se quelli della Svizzera centrale e orientale sono più toccati (come la settimana scorsa, n.d.r). A risultare positive al coronavirus sono soprattutto le persone mobili, ossia i giovani tra i 10 e i 19 anni anni, anche se lo scarto con le altre classi d’età si sta lentamente restringendo. Il tasso di riproduzione del virus è all’1,24%: solo due Cantoni, ha sottolineato Mathys hanno un tasso inferiore a 1, anche se la tendenza è al rialzo.

Attualmente, ogni giorno vengono ricoverate dalle 15-20 persone a causa del Covid-19; l’età mediana è di 57 anni. Oltre 100 persone si trovano in cure intense, mentre il numero di decessi rimane basso: 3-4 al giorno in media, stando a Mathys.

Circa i vaccinati, attualmente il 75% della popolazione dai 13 anni ha ricevuto almeno una dose di preparato e il 72% è completamente immunizzata (due dosi). Al momento, in media vengono vaccinate 19 mila persone al giorno, un valore troppo basso secondo Mathys per pensare a un allentamento delle restrizioni in vigore.

Rischio di un’altra ondata

Senza troppi fronzoli, con un linguaggio diretto, Tanja Stadler, presidente della Task Force Covid-19 del Consiglio federale, ha affermato che di questo passo si rischia un’altra ondata di coronavirus.

La dinamica della malattia è ormai conosciuta: anche se con ritardo, il 2% delle persone infettatesi rischiano il ricovero. Il tasso di riproduzione attuale sopra l’1 significa un raddoppio dei casi ogni due settimane, ha puntualizzato. Stadler ha fatto notare che 1,6 milioni di persone in Svizzera non sono ancora vaccinate: il rischio di un sovraccarico degli ospedali è reale, col pericolo di un calo della qualità delle cure, sia per i malati di covid, sia per tutti gli altri.

Vaccinarsi unica soluzione

Insomma, invece di andare verso un allentamento delle misure, si rischia un inasprimento, che nessuno vuole. Il tasso di vaccinazione è rallentato, ha spiegato la presidente della Task Force, quando si sa che il mezzo principale per evitare di finire in ospedale (il 90% dei vaccinati è protetto).

Quanto alla terza dose di richiamo, Tanja Stadler ha sottolineato che essa è stata decisa poiché si è notato, per la Svizzera, che il tasso di copertura in ottobre è sceso tra gli ultra ottantenni al 73-87%, rispetto all’89-94% del mese precedente. Si presume che ciò accadrà anche tra le persone dai 65 anni: una terza dose potrebbe evitare da 10 a 20 mila ricoveri.

Quanto alla nuove varianti, in particolare la Delta plus, in Svizzera è stata osservata una cinquantina di volte negli ultimi due mesi. Non sembra in grado di aggirare le difese immunitarie generate dal vaccino, anche se più contagiosa.

Richiamo per infermieri

Nel suo intervento, Christoph Berger, presidente della Commissione federale per le vaccinazioni, ha affermato che si sta studiando, assieme all’UFSP, la possibilità di una vaccinazione di richiamo per il personale curante che lavora con persone a rischio. Berger ha insistito sulla necessità di motivare le persone che non sono ancora state vaccinate, in particolare quelle impiegate nelle case di cura.

L’impatto del richiamo su persone già vaccinate è inferiore a quello delle due dosi su persone che non hanno ancora ricevuto alcuna iniezione, ha detto. Per il richiamo, ci si concentra in particolare sulle persone oltre i 65 anni perché la protezione del vaccino può diminuire in questa categoria.

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