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22.03.22 - 10:45
Aggiornamento: 15:38

La pagina è voltata ma un’altra aspetta già d’essere scritta

La Svizzera si è ritrovata per la prima volta dopo la magica serata di Lucerna che lo scorso novembre ha regalato il biglietto per i Mondiali in Qatar

Il ricordo è ancora vivo, eccome. D’altronde, non basterebbero decine, centinaia e chissà quanti anni per dimenticare una serata del genere, figuriamoci i 126 giorni passati dallo scorso 15 novembre e dal "miracolo" di Lucerna, che ha regalato alla Svizzera il biglietto diretto per i Mondiali in Qatar: la Swissporarena gremita (14’300 spettatori) e carica a palla per spingere la Nati a inseguire quella lucina di speranza rimasta accesa grazie all’1-1 ottenuto con l’Italia a Roma tre giorni prima, con un occhio sul terreno dove i rossocrociati sfidano la Bulgaria e l’altro sul telefonino per gli aggiornamenti sugli Azzurri da Belfast (serve, in teoria, vincere segnando almeno due reti in più rispetto a quanto fa la squadra di Mancini in Irlanda del Nord); l’occasione mancata da Gavranovic, il palo di Okafor, i minuti che passano, la tensione che sale, l’Italia che è sempre ferma sullo 0-0, a maggior ragione "non si può non vincere"; no, non stasera; Shaqiri inventa, Okafor ci mette la testa, poi è festa; alimentata dal sinistro sotto l’asta di Vargas, dalla capocciata di Itten e dal destro di Freuler; 4-0 e chissene di Belfast, dove comunque Chiesa e compagni rimangono impantanati in uno 0-0 che li condanna a soffrire ancora, passando dal purgatorio degli spareggi che, storia di questi giorni (giovedì la prima sfida alla Macedonia del Nord, poi ci sarebbe la vincente di Portogallo-Turchia), spediranno l’Italia del pallone all’inferno (di nuovo) o in paradiso.

Sì, le immagini sono ancora nitide e le emozioni si ravvivano che è un piacere, ma per la Svizzera è già tempo d’inserire tutto nell’album dei ricordi e voltare pagina. C’è un Mondiale da preparare e se è vero che l’appetito vien mangiando, di certo in casa rossocrociata la voglia di continuare a stupire il prossimo inverno (dal 21 novembre al 18 dicembre) è tanta. Che poi, parlare di possibile sorpresa è forse ingiusto, alla luce oltre che della qualificazione costruita non solo nell’ultima esaltante serata ma lungo un cammino nel girone qualificativo quasi impeccabile e superando anche l’ostacolo del cambio di allenatore (da Petkovic a Yakin), pure di un Europeo 2021 vissuto da protagonista e terminato solo ai rigori del quarto di finale con la Spagna. Per non parlare del fatto che la rassegna iridata nell’emirato sarà il quinto grande torneo (Mondiali ed Europei) consecutivo a cui la selezione elvetica prenderà parte, il nono degli ultimi dieci (aveva saltato Euro 2012).

Da Xhaka a Shaqiri passando per Sommer e compagni, gli interrogativi non mancano

Effettivamente, in Qatar la Svizzera ci andrà per confermarsi, più che per stupire. Per farlo avrà però bisogno che tutti i pezzi siano al loro posto e se alcune variabili (vedi infortuni e stato di forma dei singoli giocatori) sono praticamente incontrollabili, su altre il ct Murat Yakin – ancora imbattuto nelle sette partite in cui ha fin qui diretto la Nati – ha iniziato a lavorare da ieri, giorno dell’inizio del ritiro di Marbella che culminerà con le due affascinanti, per motivi diversi, amichevoli con l’Inghilterra (sabato a Wembley) e il Kosovo (martedì a Zurigo). O meglio, ha iniziato a farlo sul campo, ma in realtà nella sua testa l’ex capitano del Basilea ci sta già pensando dal fischio finale (o poco dopo) della sfida con la Bulgaria. Ragionamenti sfociati nelle convocazioni di venerdì, che tra assenze forzate (gli infortunati Seferovic, Zakaria, Fassnacht e Okoh) e ritorni importanti (Xhaka, Embolo, Zuber, Elvedi e Lotomba), poggiano logicamente sulla continuità, con le piacevoli chiamate nel picchetto di Antonio Marchesano e Mattia Bottani da leggere più come un riconoscimento (per quanto parziale) alla bella stagione dei due ticinesi che come una reale novità in chiave rosa allargata da cui attingere per il viaggio nella penisola araba.

Dopotutto, non avrebbe senso snaturare più di tanto il buon mix tra giovani e giocatori più esperti trovato da "Muri" in questi mesi anche attraverso scelte in parte forzate, ma pure coraggiose, su tutte l’aver lanciato nelle due ultime decisive sfide un incontenibile Okafor e aver rispolverato il "veterano" Fabian Frei – tra i migliori assieme al compagno di reparto Aebischer nello 0-0 difeso con i denti contro l’Italia in settembre al St. Jacob-Park – per sopperire all’assenza di Xhaka, fuori prima per Covid e poi per infortunio. Proprio il ritorno del capitano – ammalato, dovrebbe aggregarsi al gruppo solo oggi – rappresenta uno dei punti più delicati da gestire per il selezionatore di origine turca, perché come detto chi l’ha sostituito accanto a Freuler (ai nomi citati aggiungiamo Zakaria e Sow) ha fatto bene, così come la fascia al braccio (che il ct ha già assicurato tornerà al giocatore dell’Arsenal) è sembrata rivitalizzare Shaqiri. Il numero 23 rappresenta l’altro grande punto di domanda della prima Nati del 2022, ma fortunatamente i segnali sembrano essere positivi, non fosse altro che per il fatto di essere tornato per la prima volta dal 2018 (quando vestiva la maglia dello Stoke City) a disputare quattro partite intere consecutive, con il suo nuovo club, i Chicago Fire (per i quali nel weekend ha firmato la sua prima rete) di Joe Mansueto, proprietario anche dell’Fc Lugano.

Al netto di altre variabili di cui dovrà tenere conto – il cambio di casacca di alcuni elementi (come Aebischer e Cömert), il ritorno di forma di uno Schär trascinatore del Newcastle e al contrario l’annata non felicissima che stanno vivendo con il Gladbach Sommer, Elvedi ed Embolo –, il lavoro di certo non manca per Murat Yakin, che però sin dal suo arrivo, lo scorso agosto, sulla panchina rossocrociata ha dimostrato di avere le capacità di trasformare, come piace dire a lui, i problemi in soluzioni. Ci crede lui, ci crediamo noi. In fondo se lo è ampiamente meritato.

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