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23.08.22 - 05:30
Aggiornamento: 14:30

Con la rinuncia di Gysin, per Ps e Verdi finisce la ricreazione

Cantonali ’23, il ‘no grazie’ della consigliera nazionale deve portare socialisti ed ecologisti – e i nomi di punta – a una presa di responsabilità

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Un arrivederci

La decisione della consigliera nazionale dei Verdi Greta Gysin di non candidarsi nella lista progressista per le prossime elezioni cantonali, di cui diamo notizia oggi, con un’intervista in esclusiva, è una campanella di fine ricreazione che suona, forte e acuta, sia per il Ps sia per gli ecologisti. Nome su cui puntare ma anche per alcuni comoda e calda coperta di Linus, Gysin dicendo ‘no, grazie’ imprime un’accelerata che tutto il campo rossoverde deve assecondare. Soprattutto nel prendersi le proprie responsabilità.

In primis i socialisti. Senza una rivale interna all’area e temibile come la deputata verde al Nazionale, il Ps deve uscire dalle chiacchiere a cui si crede fino a un certo punto sull’importanza che sia l’area a conservare il seggio - e non propriamente un esponente socialista - puntando su un nome forte, riconosciuto, capace di unire il partito. Questo nome, più di qualcuno spiffera e mormora, potrebbe essere quello della consigliera agli Stati Marina Carobbio. Una competizione con Gysin sarebbe stata di certo leale, ma dall’esito incerto. Per entrambe. Una corsa di testa in nome di una leadership assicurata è chiaro che possa invogliare a una discesa in campo.

Ammesso che la paventata conferenza cantonale del Ps - la minoranza interna che chiede tre nomi socialisti e due verdi sta provando a raccogliere le firme necessarie per convocarla al posto del comitato cantonale previsto il 7 settembre - non si trasformi in una lotta interna che avrebbe, giocoforza, riverberi non da poco sia riguardo gli equilibri raggiunti coi Verdi per l’alleanza, sia per come verrebbe affrontata la campagna elettorale. Anche se una sconfessione della direzione pare uno scenario lontano, molto lontano. Il rischio, tirando la corda, è quello di incrinare l’intesa rossoverde. Ciò è ritenuto da molti un pericolo. Anche perché in quel caso - solo in quel caso, sembrerebbe - Manuele Bertoli alzerebbe la mano per dare la sua disponibilità a ricandidarsi per salvare il seggio con un Ps in corsa solitaria.

La rinuncia di Gysin avrà un effetto anche sui Verdi, perché chiede loro una vera prova di maturità. Vale a dire correre - nel caso venga varata a livello di congressi - con pari dignità e nomi in lista rispetto al Ps, ma senza la persona più rappresentativa, apprezzata anche fuori dal partito e mediaticamente nota nel movimento ecologista. Dimostrare che il più che lusinghiero risultato raggiunto alle scorse elezioni federali non è (solamente) merito di Gysin sarà una sfida ambiziosa che prenderà le misure alla capacità dei Verdi di muoversi oltre il terreno, per quanto vasto e attuale, dell’ecologia.

Nell’area rossoverde, insomma, più ci si avvicina alle scadenze, più sembra essere il lavoro da fare. Tra una mozione interna in casa Ps che comunque mostra un partito non del tutto granitico, un consigliere di Stato uscente che non si ricandida ma forse sì, e il passo indietro di Gysin nonostante l’accordo ‘2+2+1’ avrebbe avuto ben altro peso nelle urne con lei presente, i progressisti sono chiamati a sconfessare un’attitudine che si registra spesso anche nella sinistra europea: quella di fermarsi a bisticciare o fissarsi su incomprensibili massimi sistemi mentre la destra, pragmaticamente, lava i panni in casa e tira dritto sembrando unita anche quando non lo è.

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