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24.08.22 - 05:30
Aggiornamento: 09:06

Dopo il no di Gysin l’area rossoverde va avanti. Anche se...

Riget: ‘Il raddoppio resta l’obiettivo’. Bourgoin: ‘Con tre socialisti, noi ci chiamiamo fuori’. Mirante: ‘Io della partita’. Bertoli? Molto, molto meno

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Il punto d’incontro?

«Siamo sicuramente dispiaciuti di non poter fare questa bella battaglia con Greta Gysin in prima linea, ma non siamo sorpresi perché eravamo pronti a questa possibilità e non siamo nemmeno disperati perché abbiamo altre varianti sul tavolo». È serena la co-coordinatrice dei Verdi Samantha Bourgoin nel commentare, da noi interpellata, la notizia del passo indietro della consigliera nazionale ecologista e della sua decisione di non entrare nella lista rossoverde per il Consiglio di Stato alle prossime cantonali. È serena ma mette le mani avanti: «Noi siamo convinti che la formula 2 socialisti, 2 verdi e un esponente della società civile possa mobilitare al meglio l’elettorato. Se il Ps dovesse decidere per una lista con 3 socialisti e 2 verdi, noi usciremmo di scena» afferma Bourgoin.

‘Ora ci concentreremo sui nomi’

Anche perché la discussione «è stata fatta a diversi livelli, anche in assemblea. E proprio in assemblea - spiega la co-coordinatrice dei Verdi - abbiamo deciso di esplorare la possibilità di una lista di area, per influenzare in modo più deciso l’attività di governo. Per farlo non dovevamo limitarci a portare la solita acqua al mulino del Ps, ma assieme ai socialisti e altri movimenti d’area essere una forza propulsiva per capitalizzare simpatie e consensi e creare un’alternativa di governo: un raddoppio non penso che sia fuori di testa, anche senza Gysin». Proprio Gysin «si è detta d’accordo con questa strategia, anche se ha subito chiarito che non poteva dire se sarebbe stata o meno della partita. Ebbene, una maggioranza della nostra assemblea ha deciso di esplorare questa possibilità anche con l’incognita Gysin».

Ora, quindi, «si tratta di portare avanti il discorso d’area con gli accordi presi e previa approvazione di tutte le varie fasi della nostra base, non abbiamo ancora affrontato il discorso dei nomi perché aspettavamo la scelta di Gysin: ora ci concentreremo su questa fase». Con un quinto nome che pare sempre più essere l’ex rettore dell’Usi Boas Erez: «Ci siamo incontrati, se lui fosse interessato penso davvero sarebbe una buona possibilità per attrarre persone che hanno poca fiducia nelle tessere di partito ma nelle persone d’area. Questo sarà un tema solo dopo i prossimi appuntamenti delle rispettive basi dei Verdi e del Ps, che avranno luogo nelle prossime settimane».

Riget: ‘Carobbio? Se si vuole un progetto comune per giustizia sociale e ambientale...’

E in casa socialista la notizia come è stata accolta? «ll raddoppio in Consiglio di Stato sarà forse più difficile da raggiungere, ma resta l’obiettivo da portare avanti tutti insieme». Commenta così la copresidente del Ps Laura Riget, raggiunta da ‘laRegione’ poche ore dopo l’intervista con cui abbiamo dato notizia del ‘no, grazie’ della consigliera nazionale dei Verdi. «Sono fiduciosa che questo progetto d’area, questa alleanza rossoverde, crei entusiasmo in quanto alleanza stessa, nei contenuti e nei progetti che vogliamo portare avanti - rileva ancora Riget -, senza legarsi a nomi o persone».

Ovvio, concede Riget, «Greta Gysin è un profilo conosciuto, elettoralmente avrebbe portato tanti voti. Ma noi andiamo avanti comunque e con fiducia». Con il nome più gettonato, quello della consigliera agli Stati Marina Carobbio, che non ha ancora sciolto le sue riserve. Lo conferma la copresidente socialista: «Carobbio non ha ancora comunicato la sua decisione definitiva, ma posso dire che la sua scelta non sarà influenzata in alcun modo da quanto comunicato da Greta Gysin, bensì dipende dalla volontà di avere un progetto comune della sinistra e dell’area progressista per più giustizia sociale e ambientale». Alle elezioni federali del 2019 «si sono candidate fianco a fianco per gli Stati, facendo una bella campagna, comune e leale. Dopodiché Gysin si è ritirata dopo il primo turno, e come allora sono fiduciosa che questa volta - con l’eventuale candidatura di Marina Carobbio - sarebbe stato possibile candidarsi assieme. Escludo assolutamente questioni come veti reciproci». Ciò detto è la stessa Carobbio a scrivere sui social che "sto riflettendo se mettermi a disposizione per una candidatura al governo ticinese. Ciò evidentemente nel caso in cui il Ps lo trovi opportuno ma anche che sia parte di un progetto condiviso dell’area di sinistra e progressista".

Mirante rilancia: ‘Tre Ps in lista’

Però in casa socialista non tutti la pensano così. Anzi. «È inutile girarci attorno, è cambiato qualcosa: se le direzioni dei due partiti hanno parlato fino a oggi di una lista molto forte da entrambe le parti, ora viene meno questa seconda parte forte. E, a maggior ragione, per mantenere il seggio socialista sarà necessario avere una lista più forte possibile anche nel Ps». L’economista Amalia Mirante, già due volte candidata al Consiglio di Stato, da noi raggiunta non usa mezze parole. La notizia del no di Gysin avrà conseguenze sul dibattito interno: «Il posto in più e la maggioranza nella lista dobbiamo averla noi anche per una questione di rispetto delle parti: il Ps è da cento anni in governo, porta la maggioranza dei voti. A prescindere da quanto successo ora con la scelta di Gysin rimango convinta che quella proposta dalla mozione interna del Ps sia l’opzione più giusta: tre socialisti, due verdi».

Dove uno dei tre nomi sarebbe il suo? «La scelta dei nomi sulla lista del Ps è di pertinenza esclusiva del Congresso. Io ribadisco quello che ho sempre detto - risponde Mirante -, cioè che mi sottoporrò alla decisione del Congresso». Portando cosa? Qual è il mattone col quale sente di contribuire alla causa? «Partiamo dal presupposto che non sarà una passeggiata confermare il seggio - risponde Mirante -. I numeri non portano a supporre un raddoppio, la battaglia sarà anzi per la difesa del seggio». Detto questo, «nei prossimi anni saremo sempre più confrontati con questioni economiche, non giriamo la testa dall’altra parte. All’interno di una lista Ps porterei competenza in materia e conoscenza quando parliamo di temi come aumento dei prezzi, potere d’acquisto, aumento dei premi di cassa malati, lavoro, conseguenze della guerra in Ucraina. Il Ps non può permettersi il lusso di essere assente su questi temi». Anche perché, sottolinea ancora Mirante, «l’economia di per sé, non è di destra o di sinistra, noi dobbiamo occuparci di economia se vogliamo fare politiche di sinistra».

Bertoli: ‘Impostazione d’area corretta, nessun bisogno di me per ora’

E in questo discorso che ruolo gioca il consigliere di Stato uscente, Manuele Bertoli? Lo spiega lo stesso direttore del Decs a ‘laRegione’: «Ho detto fin dalla scorsa campagna elettorale che questa sarebbe stata la mia ultima legislatura. Dopo, andando avanti, ho lasciato la porta un poco aperta, ma sempre nel solco del concetto secondo cui di base io l’anno prossimo finisco e parto». Il perché della porta aperta è semplice, «era dovuta al capire che piega avesse preso l’impostazione delle prossime elezioni. La cosa si sta concretizzando in una lista unitaria che per me è l’obiettivo politico numero uno. In questa lista - dice ancora Bertoli - i Verdi fanno le loro scelte, che non tocca né a me né ai socialisti commentare, e noi faremo le nostre». E quindi, questa porta? «L’impostazione della lista ad oggi per me e è quella corretta, la mia partenza è quindi molto probabile perché non c’è più alcuna ragione per cui il partito possa venirmi a chiedere di eventualmente restare». Anche nel caso, remoto ma mai dire mai, che l’intesa rossoverde non reggesse? «Non sono e ho sempre avuto orrore della figura del salvatore della patria, io semmai rimango a disposizione nel caso in cui sorgano problemi per il mio partito. Ma ai dati conosciuti oggi mi sembra un’evenienza remota».

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