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16.08.22 - 05:15

Presidente, che ne dice di ‘Solarissimo’?

Marco Solari ha regnato più di Raimondo Rezzonico, ma ‘il presidentissimo è solo lui’ (e ‘Solarissimo’ fa troppo Megadirettore: si accettano proposte)

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Locarno Film Festival
‘Mi ci faccia pensare...’

C’è una sola macchia nella gestione di Marco Solari, che nel 2024 lascerà la carica di presidente: non avere mai spostato il Locarno Film Festival in inverno. E questo per tutti coloro che soffrono il caldo, le zanzare, le ascelle dei turisti di ritorno dal Lido e la salita verso l’Hotel Belvedere (presentarsi da Sophie Marceau con la camicia chiazzata di sudore è cosa che si vorrebbe sempre evitare). Forse ci penserà il suo successore: al posto del Pardo, il Pinguino. D’oro.

Ecco, abbiamo creato anche noi una polemica, oggi che, improvvisamente, quella domanda che ci si fa per tutti i regnanti – "Ma quando se ne va?" – è diventata "Speriamo che il prossimo ci sappia fare", ridimensionando le dinamiche festivaliere che valgono un po’ in ogni settore (quelle per cui siamo tutti allenatori), e facendo caso al valore di chi se ne va.

È sabato 13 agosto. «È strano. Mancano ancora alcune ore, speriamo che tutto vada bene. Laddove mi si richieda responsabilità, anche in famiglia, sono sempre ansioso. Il Festival finisce all’ultimo minuto dell’ultima ora dell’ultimo giorno». Il presidente ha appena lasciato il GranRex, dove Locarno75 ha assegnato i suoi premi, e si prepara alla cerimonia conclusiva in Piazza Grande. Ma ci sono voluti un paio di scossoni per ristabilire la scaletta delle emozioni: «Dentro la cultura, fuori Bolsonaro!», ha appena gridato Sol Miranda, ringraziando Julia Murat, regista di ‘Regra 34’, per avere scelto un’attrice protagonista non bianca. Murat che vede nel Pardo d’oro una motivazione antifascista in più per fare cinema in Brasile. La consegna del premio al Miglior film e, ancor prima, l’inno alla disabilità fatta arte pronunciato da Giovanni Venturini ritirando il Pardino d’oro per ‘Big Bang’ (Miglior corto) hanno tolto le parole di bocca a Giona A. Nazzaro, direttore artistico sopraffatto dall’emozione, rimasto con un concetto soltanto: «Comunità». È stato solo alle 15.45 che la notizia dell’addio di Solari al ‘suo’ Festival è passata da breaking news a notizia importante. Lo resta ancora, importante, ventidue anni e tre giorni dopo.

Solari se ne va lasciando le chiavi di casa al vicino d’ufficio Raphaël Brunschwig e dopo avere scelto, con pregevole correzione di rotta, un uomo di cinema (e di musica) quale direttore artistico, competente ma non snob, dotato dei giusti tempi scenici, capace di essere spalla e personaggio principale. Mercoledì 3 agosto, apertura di Festival, l’Osi è pronta, sale Solari: "Questo concerto è costato non poco. Se per il prossimo anno volesse farsi avanti uno sponsor…". Scende Solari, sale Nazzaro: "Buon pomeriggio a tutti. Non sono lo sponsor".

Il presidente lascia dopo aver salvato il ‘brand’, così si dice, e dopo averlo consolidato. La politica gli ha sempre dato fiducia, la città di Locarno pure. In questi giorni un’altra città ha deciso di salvare il suo brand, il più importante degli happening estivi della Svizzera italiana, uno dei più importanti al mondo, una cosa dalla formula molto semplice: dei tizi molto bravi salgono sul palco e suonano; la gente li applaude, si fa un paio di birre e quando hanno finito torna a casa. È quanto accade anche in Piazza Grande, dove le luci si spengono, scorrono i titoli di testa e nessuno grida "Su le mani!". Forse Estival Jazz aveva bisogno d’un Solari, forse tutti i festival avrebbero bisogno d’un Solari. Anche l’assemblea di condominio avrebbe bisogno d’un Solari, uno che ha regnato più a lungo di Raimondo Rezzonico ma continua a dire che ‘Presidentissimo’ ha già la ‘c’ di ‘copyright’ e il copyright appartiene al predecessore. Ecco, presidente: che ne dice di ‘Solarissimo’?

p.s. Forse ‘Solarissimo’ fa troppo Megadirettore. Si accettano proposte.

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