Economia

L’economia svizzera ristagna, soprattutto per l’industria

Il prodotto interno lordo è rimasto perfettamente stabile rispetto ai primi tre mesi dell'anno, mostrando una variazione nulla

In sintesi:
  • A crescere, sopra la media, il terziario
  • Decrescita invece nel ramo delle costruzioni
Tutti fermi
(Ti-Press)
4 settembre 2023
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L'economia svizzera ristagna: nel secondo trimestre il prodotto interno lordo (Pil) è rimasto perfettamente stabile rispetto ai primi tre mesi dell'anno, mostrando una variazione nulla (0,0%), a fronte del +0,3% del primo trimestre e dello 0,0% dell'ultima parte del 2022.

A retrocedere è stata l'attività nell'industria, mentre il terziario è cresciuto nuovamente al di sopra della media, ha indicato la Segreteria di Stato dell'economia (Seco), che ha fornito una prima stima. Il dato del Pil rappresenta una piccola sorpresa perché risulta inferiore alle attese, seppur lievemente: gli economisti interrogati dall'agenzia Awp si aspettavano infatti valori compresi fra +0,1 e +0,3%.

Correggendo i dati, e non tenendo conto degli eventi sportivi – che hanno un impatto importante perché in Svizzera hanno sede diverse ricchissime federazioni internazionali –, l'andamento del Pil rimane uguale nel secondo trimestre 2023 e nell'ultimo dell'anno scorso, mentre cambia quello del primo trimestre 2023, che sale a +0,9% (dato corretto dal +0,5% stimato in maggio).

Contrazioni nel manifatturiero

Concentrandosi sul periodo aprile-giugno, spiccano le contrazioni subite dall'industria manifatturiera (-2,9%) e dal ramo delle costruzioni (-0,7%). Molto dinamismo è stato per contro mostrato dal settore dell'alloggio e della ristorazione (+5,2%) e in netta espansione è apparso pure il commercio (+2,1%). La crescita ha interessato peraltro anche l'intrattenimento (+1%), la sanità e il sociale (+0,8%), i servizi alle imprese (+0,7%) e – in misura minore – il comparto della finanza e delle assicurazioni (+0,3%), nonché l'amministrazione pubblica (+0,1%).

Quello indicato è lo sguardo sul Pil dal lato della produzione. Se la stessa realtà viene osservata dalla parte opposta, quella della spesa, spicca la diminuzione sia delle importazioni (-7,2%) che delle esportazioni (-1,2%) di beni. In calo sono anche gli investimenti, sia in beni di equipaggiamento (-3,7%) che nelle costruzioni (-0,8%). Rimangono per contro in crescita, come nei trimestri precedenti, i consumi delle famiglie (+0,4%) e quelli delle amministrazioni pubbliche (+0,1%).

Interessanti sono anche le variazioni su base annua: in tal ambito il Pil del secondo trimestre risulta in progressione dello 0,5%, valore che sale all'1,1% se viene corretto dagli eventi sportivi. Rimanendo in questa prospettiva, balzano all'occhio il +15,6% di alloggio e ristorazione, nonché il -3,5% dell'industria manifatturiera e il -4,9% della finanza, comprese le assicurazioni.

In un'ottica più generale va rilevato come sul prodotto interno lordo il dibattito fra gli economisti rimanga sempre acceso. Il fatto che ad esempio un incidente stradale contribuisca notevolmente all'aumento del Pil, mentre lo faccia pochissimo la coltivazione del proprio orto o – per niente – il volontariato fa sorgere dei dubbi sull'effettiva capacità di questo parametro di descrivere la prosperità, il benessere o il progresso di una nazione. I vari indicatori alternativi proposti non hanno però mai attecchito. Un altro problema – particolarmente acuto in Svizzera – è rappresentato dal fatto che il Pil misura l'espansione dell'economia nel suo insieme, non pro capite: e come noto la Confederazione sta crescendo fortemente in termini di abitanti.

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