Spettacoli

Trionfano terrorismo e sesso nel Vivaldi veneziano

Al teatro Malibran un ‘Farnace’ che alla direzione musicale di Diego Fasolis abbina una una regia molto lontana dal libretto

Foto Michele Crosera
4 luglio 2021
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Serata sconvolgente al Malibran, storico teatro veneziano dove il Teatro la Fenice ha messo in scena il ‘Farnace’ di Antonio Vivaldi. Ritrovato ”dramma per musica in tre atti” che da queste parti andò in scena allo scomparso Teatro Sant'angelo il 19 febbraio del 1727. Vivaldi si era avvalso di un libretto di Antonio Maria Lucchini, il più fortunato di un librettista ricordato soprattutto per essere stato cacciato da una corte tedesca per uno scandalo amoroso. ‘Farnace’ nel Settecento fu musicato da ben sei autori, il più noto, oggi, il Vivaldi.  La sua fortuna sta nel descrivere un mondo che dopo lotte e contrasti trova la profonda pace. Adombrandolo nella classicità imperiale romana nel Ponto dove le legioni di Pompeo stanno combattendo la Terza guerra mitridatica, un argomento che all'epoca interessò anche Mozart con il suo ‘Mitridate, re di Ponto’.

Il Farnace del titolo è figlio di Mitridate ed è l'ultimo a combattere contro i romani e i loro alleati; sconfitto, vedrà riconosciuto il suo valore e ricongiunto alla famiglia e a lui riconsegnato in amicizia il regno.  Roma trionfa e tutti insieme cantano “Coronata di gigli, e di rose /con gli amori ritorni la pace./ E fra mille facelle amorose /perda i lampi dell'odio la face”. Ma né Vivaldi, né Antonio Maria Lucchini, né Pompeo e neppure Farnace figlio di Mitridate avevano previsto la regia del dotato Christophe Gayral che evidentemente andando in cerca di notizie sull’antico Ponto ha scoperto come quel territorio oggi sia il tormentato territorio che i turchi vogliono togliere ai curdi, e cosa di meglio di trasformare Farnace in fervente patriota e combattente curdo e fare dei romani gli invasori turch?. E non bastava cambiare spade e coltelli con mitra e pistole e divise romane con mimetiche moderne e regge con grigie case bombardate. Di più, dopo aver mostrato alcune protagoniste amoreggiare in giochi di spinto erotismo, nel gioioso finale mostra il povero Fornace che massacra moglie, suocera e Pompeo insieme a tutti i romani che non tradiscono e festeggia la sanguinosa vittoria all’ombra della verde bandiera dell’Islam.

Il pubblico non ha il coraggio di protestare, forse bisognava tenere gli occhi chiusi e ascoltare la splendida musica, le belle voci dei cantanti e l’appassionata e convincente direzione di un maestro come Diego Fasolis alla guida della sempre puntuale Orchestra della Fenice. Certo i cantanti dell'opera sono oggi gli attori più oppressi da registi che non si mettono al servizio della musica, non colgono le finezze dei libretti, con violenza usano musica e libretti come materiale per le loro idee. Ecco allora uno spettacolo contro Erdogan e per la libertà dei curdi e del Kurdistan. Peccato che non fosse scritto nel libretto e cantato nella musica ma il tocco inquietante è proprio nel finale che canta la pace un bambino, il figlio di Fornace, con il mitra in mano puntato verso il pubblico. La lotta continua ma che dolore in questa serata veneziana senza gioia. Rimpiangiamo il ‘Faust’ di Gounod visto pochi giorni fa alla Fenice, non certo uno spettacolo tradizionale ma capace di restare bello spirito di Gounod ed emozionare. L'estate è appena cominciata.

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