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02.11.21 - 05:30
Aggiornamento : 07:52

Musica, un Caldara riscoperto per il giorno dei morti

Diego Fasolis ci presenta il concerto del 2 novembre all’Auditorio Rsi con la “prima” della ‘Missa defunctorum’ del compositore veneziano Antonio Caldara

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Prosegue la stagione dei Barocchisti e prosegue la riscoperta di un repertorio misconosciuto: martedì 2 novembre, alle 20.30 all’Auditorio di Lugano-Besso, il maestro Diego Fasolis dirigerà Barocchisti e Coro Rsi nella ‘Missa defunctorum’ in la minore di Antonio Caldara (Venezia 1670 - Vienna 1736).
«Insieme all’interpretazione dei grandi capolavori, in produzioni spesso riconosciute a livello internazionale, la ricerca di nuovi repertori è uno dei filoni dell’attività di Coro Rsi e Barocchisti» ci ha spiegato Fasolis. «Trovo che le istituzioni pubbliche o parapubbliche come la nostra debbano fare un lavoro di riscoperta musicologica: purtroppo in questo momento nel business musicale vanno solo i fenomeni e gli eventi, il che va anche bene, ogni tanto, ma la cultura si sviluppa dove c’è un lavoro continuativo di ricerca».

In questo caso abbiamo un inedito: immagino non capiti spesso nella musica barocca…

In realtà capita spesso perché abbiamo biblioteche, conventi e chiese zeppe di musica che nessuno ha guardato dopo il Settecento.
In questo caso in verità la professoressa Daniela Dolci che ha curato l’edizione critica ha anche fatto una sua registrazione… non è quindi un vero e proprio inedito, ma come esecuzione pubblica penso sia la prima. Inedito per il pubblico, diciamo.

Antonio Caldara, chi era costui? Leggendo la biografia di questo contemporaneo di VIvaldi si rimane sorpresi: autore prolifico, conteso dalle principali corti d’Europa…

Vivaldi a un certo punto ha avuto la sua riscoperta con il cosiddetto rinascimento vivaldiano che l’ha messo in grande luce e poi le Quattro stagioni sono talmente famose che tutti conoscono Vivaldi. Ma Caldara non era da meno, soprattutto per il grande numero di opere per il teatro che ha composto. Da una ventina d’anni il teatro barocco inizia ad avere un certo successo, ma naturalmente si va su Händel, si va su Vivaldi e molti compositori all’epoca altrettanto famosi rimangono in attesa di essere riscoperti. Ma da qualche decennio il nome di Caldara sta tornando a essere conosciuto.

Un Requiem nel giorno dei morti, ma in Auditorio.

‘Requiem’ è il titolo di tutta la stagione dei Barocchisti: in memoria delle vittime fisiche e morali di questa pandemia dalla quale non siamo ancora usciti.
Questo vale ancora di più per il concerto del 2 novembre, nella giornata dei defunti. Ma inizia a fare un po’ freddino per andare in chiesa, quindi abbiamo scelto un autore di musica sacra che è anche un operista, in modo che un’esecuzione in Auditorio possa essere interessante e piacevole, con tanti interventi solistici.

Questa ‘Missa defunctorum’ risale al periodo viennese di Caldara?

Non lo posso dire con certezza ma sembrerebbe di sì. Ha un’aria più “nordica”, come dimostra anche l’assenza di Sanctus e Agnus dei, praticamente ci si ferma alla sequenza: non è una messa completa come si sarebbe potuto e dovuto fare a sud delle Alpi.

Presenta comunque una sensibilità operistica.

Sì. Molti dei numeri non sono con il coro pieno in uno stile diciamo da cappella, ma in uno più moderno con molti numeri affidati a soprano, contralto, tenore alto, addirittura un duetto per due contralti… non dico che sia musica operistica, ma certamente presenta aspetti di virtuosismo operistico.

Nel programma abbiamo altri brani. Cosa può dirci in proposito?

Il ‘Crucifixus’ è una dimostrazione di stile policorale veneziano che partiva già dai fratelli Gabrieli e poi è proseguita con Monteverdi. Siamo nella grande produzione per cori separati che c’era in San Marco. 16 voci, facciamo tutto a parti reali, cioè ognuno canta la sua parte: un brano imponente.

Per i brani strumentali, Caldara ha composto due sonate in trio – tipiche del periodo barocco, con due strumenti e il basso continuo –, la op.1 e op.2 da cui prendiamo un brano in minore che richiama le tonalità della ‘Missa defunctorum’, dando ai Barocchisti che hanno l’occasione di farsi sentire dopo aver accompagnato coro e solisti nella ‘Missa defunctorum’. È una composizione bellissima, molto ispirata: devo dire che Caldara non ha i picchi di virtuosismo che poteva avere Vivaldi ma è un compositore profondo e molto emozionante.

Dei solisti presenti cosa ci può dire?

Due anni fa abbiamo avuto Raffaele Pe come ospite per un recital e adesso ci aiuta, partecipando anche alle attività del coro: è ritenuto uno dei migliori controtenori al mondo e per noi è un grande onore.
Poi abbiamo validi solisti del nostro coro come Laura Antonaz, un soprano con una grande attività solistica, nel Coro Rsi da quando lo dirigo, ormai da trent’anni. Poi Matteo Bellotto, anche lui membro del coro con attività personale, poi Alessio Tosi che recentemente ha fatto, sia ad Ascona sia a Innsbruck, il Requiem di Durante. Ed Elena Carzaniga che farà, con la voce di contralto, questo duetto: potremo capire come era all’epoca la differenza tra uomini e donne che cantano nella stessa tessitura. Tra la voce femminile che canta nella parte contralto e la voce maschile, una volta di castrato oggi di controtenore, che canta anch’essa una parte di contralto.

Dicevamo della stagione, tutta dedicata ai Requiem…

Una stagione meditativa che ho impostato così anche un po’ provocatoriamente visto che il contratto con la Rsi è in scadenza. Era insomma un modo per mandare un messaggio, ma il nuovo direttore della Rsi mi ha confermato l’intenzione di proseguire la collaborazione quindi andremo avanti almeno finché lo stabile di Besso sarà venduto, diventando speriamo questa Casa della musica.

La speranza è chiudere la stagione con un ‘Hallelujah’…

Il finale della stagione sarà il 16 giugno al Lac, e poi una replica al Festival Bach di Lipsia, con la Messa in si minore di Bach, quindi sì, ci sarà la luce alla fine del tunnel.

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