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15.06.22 - 05:30
Aggiornamento: 08:32

Pse, timori per i progettisti esclusi: ‘Controlli da garantire’

Dalle preoccupazioni dei capigruppo alle critiche di Mps e Fulvio Pelli. L’ex presidente nazionale Plr non interporrà ricorso contro le licenze edilizie

«Non sono stupito per niente». La notizia dell’estromissione degli architetti progettisti Giraudi e Radczuweit dal progetto del Polo sportivo e degli eventi (Pse), Fulvio Pelli se l’aspettava. Il consigliere comunale, nonché ex presidente nazionale del Plr, era stato tra i principali oppositori al maxi progetto. Lo abbiamo sentito per la vertenza in corso fra gli architetti esclusi, rappresentati dall’avvocato Paolo Tamagni, da un lato e Città di Lugano e Hrs dall’altro lato. L’avvocato Tamagni, tra l’altro, ieri su queste colonne, ha richiamato la norma di diritto privato 112 Sia (Società svizzera degli ingegneri e degli architetti), citata a più riprese nell’Accordo generale di partenariato pubblico privato, che «diventa vincolante se citata nel patto e prevede che siano i progettisti a occuparsi di determinate prestazioni, come garanzia di qualità e di controllo».

Pelli: ‘Accordo totalmente squilibrato’

«La Città ha delegato tutte le pratiche relative al progetto ai privati – osserva –. E adesso i privati fanno quello che vogliono. Nella fase di referendum abbiamo avvertito tutta la popolazione che all’origine c’era un accordo totalmente squilibrato a favore del privato. Abbiamo cercato di avvertire di questi inconvenienti, ma il referendum lo abbiamo perso. Questa è solo una delle conseguenze di questo tipo di contratto, che naturalmente rappresenta un certo pericolo». Secondo lei era dunque prevedibile che si sarebbe arrivati a una polemica come quella odierna? «Era ovvio. Chiunque ha letto l’accordo di partenariato sa che sarebbe successo». Eppure in altre città questo non è accaduto... «Sì, perché hanno fatto contratti diversi. Il Municipio di Lugano invece ha deciso così e non lo ha fatto inconsapevolmente».

‘Si spenderà meno a scapito della qualità’

I rischi che vede Pelli sono gli stessi sollevati da Tamagni e in generale dai contrari al progetto lo scorso autunno. E riguardano principalmente due aspetti: costi e qualità. «La prima cosa che vorranno fare è spendere meno, c’è la clausola che potranno beneficiare dei due terzi di ogni riduzione di costo rispetto al tetto massimo. Inoltre, bisogna considerare che generalmente queste società non fanno capo ad architetti di fama mondiale. Hanno architetti in grado di mantenere più bassi i costi. Cosa che però può andare a scapito della qualità». Un ulteriore aspetto è quello relativo al controllo da parte dell’ente pubblico, sul quale fa leva l’avvocato Tamagni. Previsto di diritto dall’accordo, la questione che si pone, è: come e da chi verrà esercitato questo controllo? «Su questi aspetti e in generale sulla qualità del progetto finale, vedrà poi il Municipio come difendere le proprie posizioni alla fine», conclude Pelli.

IL NODO

Irricevibili le opposizioni. Pelli: ‘Rinuncio’

E proprio l’ex consigliere nazionale è l’artefice di delle opposizioni presentate circa un anno e mezzo fa contro le domande di costruzione del Pse, nelle quali sollevava diverse questioni riguardanti l’iter edilizio e pianificatorio seguito. Fra gli aspetti contestati dall’avvocato: gli interventi stradali previsti dal Cantone verranno realizzati solo anni dopo la realizzazione del Pse; una parte degli edifici sorgeranno su un’area destinata ad attrezzature pubbliche; problematica sarebbe stata anche l’altezza delle due torri. Le opposizioni sono ancora pendenti? «Sono state ritenute irricevibili dal Municipio, ma ho deciso di non prendere ulteriori rischi. Ho fatto le opposizioni per mettere in evidenza i problemi che ci sono, ma non impugnerò ora la decisione municipale».

LE REAZIONI

L’Mps contro la politica luganese

La notizia della cessazione della collaborazione fra il gigante dell’edilizia e i progettisti ticinesi – l’esclusione non riguarda gli spagnoli Cruz e Ortiz, ricordiamo – ha scatenato diverse reazioni. Fra queste, anche quella del Movimento per il socialismo (Mps). "Quanto sta succedendo non ci sorprende – evidenzia l’Mps in una nota –: lo avevamo anche in parte preventivato. Infatti, durante tutta la campagna abbiamo denunciato il ruolo dell’Hrs, un’impresa che si è sempre caratterizzata per il prevalere del proprio interesse privato a scapito di quello pubblico. Affidarsi completamente a essa per la costruzione del nuovo stadio e del progetto Pse avrebbe sicuramente portato al sorgere di conflitti come quello che appare oggi e, come sembra dalle prime dichiarazioni, in una sorta di abbandono di responsabilità da parte dell’ente pubblico. Una ulteriore dimostrazione di quanto misera (e ingannevole) sia stata tutta la discussione sul partenariato pubblico/privato. A prevalere qui sono solo gli interessi del privato". Il Movimento punta il dito contro la politica luganese: «La responsabilità di tutto questo è del Municipio e dei partiti che lo hanno sostenuto (cioè tutti quelli presenti in Municipio) nella campagna Pse. E non saremo sorpresi se, contrariamente a quanto indicato a più riprese, tutto questo avrà conseguenze su tempi e costi di realizzazione. Alla faccia dell’urgenza affermata, a mo’ di ricatto, durante tutto la campagna referendaria!".

Ppd: ‘Preoccupazioni legittime’

E a proposito dei partiti rappresentati in Municipio e in Consiglio comunale (Cc), sugli sviluppi relativi al grande progetto abbiamo sentito l’opinione dei gruppi in Cc. Dal punto di vista del Ppd, il capogruppo Lorenzo Beretta Piccoli osserva che «bisognerà capire bene cosa sia successo e non nascondiamo qualche legittima preoccupazione. Crediamo fortemente in questo progetto e siamo di conseguenza molto sensibili al tema della qualità. In questo senso riteniamo fondamentale che il Municipio si organizzi in maniera da poter garantire delle opere all’altezza». A maggior ragione, continua il capogruppo Ppd, dall’esecutivo, ci attendiamo una risposta alla nostra interrogazione presentata lo scorso mese di marzo, nella quale abbiamo proprio chiesto ‘In che modo vengono supervisionate la qualità architettonica, la qualità energetica, la durabilità delle costruzioni e il ciclo di vita degli edifici/infrastrutture durante la progettazione pre–esecutiva ed esecutiva? Chi sono i responsabili? In che forma il team di progettazione vincitore del concorso sarà coinvolto da Hrs nelle fasi pre–esecutiva ed esecutiva? Con quale contratto? In che modo la Città ne sarà informata? Quale modalità operativa sarà istituita per le modifiche di progetto? Come verranno quantificati i costi?’».

Verdi: ‘Ne vedremo ancora delle belle’

«Già nel periodo della campagna di votazione si era accennato più volte, nelle discussioni in seno al comitato per il no, al rischio che Hrs prendesse poi in mano tutta l’operazione senza sufficienti controlli – valuta invece Danilo Baratti, capogruppo dei Verdi –. Tirando sui costi, chiudendo un occhio o due sulla qualità dei materiali impiegati, del lavoro eseguito, eccetera, per ampliare i propri margini di guadagno. Quindi quel che sta accadendo ora non sorprende. Nel corso della campagna referendaria, lo dico apertamente, ho trovato irritante e arrogante l’architetta progettista. Ma non mi rallegro affatto dell’estromissione del suo studio, proprio perché così viene a mancare un elemento di controllo sulla qualità di un’opera che graverà molto, e per decenni, sulla collettività. Mi sembra un’altra manifestazione di quello ‘stile’ pasticciato che caratterizza l’agire dell’esecutivo (e del resto già il progetto in sé è un bel pasticcio)». Baratti tuttavia, prima di trarre ulteriori considerazioni, spiega che attenderà le risposte del Municipio all’interpellanza del consigliere comunale Aurelio Sargenti (Ps), che ha sollevato la questione. «Certo che probabilmente ne vedremo ancora delle belle, e siamo solo all’inizio – conclude il capogruppo ecologista –. Vengono alla mente ancora una volta le parole profetiche che avrebbe pronunciato tempo fa l’attuale sindaco: "Un progetto nato male e che finirà peggio…"».

Lega preoccupata per l’aumento dei costi

Anche Lukas Bernasconi, capogruppo della Lega dei ticinesi in Cc condivide la preoccupazioni legate alla qualità dell’opera «che devono restare negli standard. È comunque auspicabile che ci sia un controllo da parte della Città sull’esecuzione dei lavori. Il problema è che gli altri progettisti rimasti sono spagnoli e difficilmente potranno seguire il cantiere come si dovrebbe». Bernasconi non si spinge oltre e attende le spiegazioni del Municipio che verranno fornite nella prossima seduta di Consiglio comunale, in agenda lunedì 4 luglio: «L’informazione è stata fornita dal sindaco di Lugano Michele Foletti nella seduta della commissione della Gestione lunedì sera». D’altro canto, Bernasconi non nasconde la propria preoccupazione per il possibile aumento dei costi dei lavori del Pse, che rischiano di lievitare alquanto, e su quanto sia tutelata la Città, da questo punto di vista. Dal canto suo Rupen Nacaroglu, capogruppo Plr, dichiara che la notizia ci ha colto di sorpresa, ma ci mancano le informazioni per prendere posizione come gruppo. Ci auguriamo malgrado tutto non ci siano state violazioni contrattuali e che il controllo sulla qualità dell’opera sia comunque garantito».

Per il momento, invece, i capigruppo Carlo Zoppi (Ps) e Alan Bühler (Udc) preferiscono non prendere posizione.

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