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13.06.22 - 15:02
Aggiornamento: 15:30

Gestione del lupo, ‘oltre al danno anche le beffe’

Critiche a Cantone e Confederazione da parte dell’Unione contadini e dall’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori

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"Ciò che è successo in Ticino in questi ultimi mesi è talmente paradossale, sconcertante e ingiusto nei confronti degli allevatori che si arrischia di restare senza parole e di far perdere la necessaria lucidità a chi deve occuparsi dei propri animali. Norme farraginose, contraddittorie, prescrizioni da interpretare contenute in leggi e ordinanze federali, esami del Dna che si protraggono per settimane o mesi e che sembrano pensate appositamente per evitare un possibile abbattimento del lupo. Tutte regole che si riconducono a un unico e gigantesco errore iniziale ossia alla firma della Convenzione di Berna che protegge il lupo in modo assoluto firmata dal Consiglio federale, senza riserve, nel 1979, in modo antidemocratico ossia senza coinvolgere il parlamento e all’illusione, sempre confermata nonostante i moltissimi richiami dei parlamentari federali e della società civile, che fosse possibile conciliare la protezione del lupo con l’allevamento e la pastorizia". Sono, queste, considerazioni formulate, in un comunicato congiunto, dall’Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori, sezione Ticino e dall’Unione Contadini Ticinesi.

Il governo non ha mai preso le distanze dalla politica di gestione condotta da Berna

Nella loro disamina della realtà dei fatti, le due associazioni chiamano, ovviamente in causa, anche il governo cantonale: "Il nostro Consiglio di Stato è altrettanto corresponsabile della situazione confusa che si è venuta a creare in queste settimane, poiché non si è mai distanziato dall’impostazione contraddittoria e attendista della politica federale, nonostante il nostro sistema di pascolo, dovuto alla morfologia del nostro territorio, sia tra i più vulnerabili. Eppure anche in Ticino gli atti parlamentari, le prese di posizione dei comuni e gli scritti delle associazioni di categoria sono stati numerosissimi, documentati ed espliciti. Mentre altri cantoni hanno già chiesto alla Confederazione l’autorizzazione a procedere a una regolazione preventiva del lupo, il Consiglio di Stato anche in questa occasione
attende di ‘ricevere indicazioni su come procedere dall’Ufficio federale dell’ambiente’". Al posto di farsi promotori attivi di una richiesta di regolazione a prescindere, si "attende a oltranza".

Le certezze sull’identità dei lupi

D’altra parte, proseguono le due associazioni, "gli interrogativi legati a questa decisione sono numerosi. Non è ad esempio formalmente dimostrato che i due lupi che hanno predato a Cerentino il 26 aprile siano gli stessi che hanno ucciso le quaranta pecore la scorsa settimana sopra Bosco Gurin. Potrebbe essere un altro lupo, singolo quindi, arrivato dall’Italia come si ipotizzava nei primi giorni e che i guardiacaccia hanno avvistato durante una delle prime notti di sorveglianza. Nella decisione di abbattimento del 18 maggio, elaborata in tre settimane per approfondimenti giuridici, si parla solo di lupi maschi, di assenza della femmina e ora invece… è accertata la presenza di una coppia. Nel mese di novembre 2021 si era accennato per la prima volta a un branco transfrontaliero mentre durante le recenti serate sul tema, i responsabili dell’Ufficio caccia e pesca non hanno mai né confermato né discusso di questa presenza. Siccome, come riportato nell’allegato 4 della Strategia lupo federale, per branco si intende "un gruppo di lupi stabile da almeno 12 mesi (un anno biologico)…" il termine di un anno non è ancora trascorso e la decisione del CdS di rinunciare ad abbattere il lupo è quindi errata.

La lentezza nelle analisi e nelle decisioni da adottare

Da sottolineare, secondo Unione contadini e Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori, "che l’esame del Dna dei lupi che hanno predato a Cerentino il 26 aprile è arrivato dopo ben 6 settimane! E altrettante saranno necessarie per gli esami
dell’ultima predazione! Queste ingiustificabili lentezze delle procedure di analisi dei campioni sono sconcertanti e imbarazzanti. Sembra proprio che queste complicazioni siano state inserite appositamente nella legge e nell’ordinanza per ostacolare una gestione rapida e pragmatica dei lupi problematici. Le conseguenze della contraddizione iniziale anche dal punto di vista dello stato di diritto e
della giustizia sociale sono gravissime. Nel caso specifico il Cantone rinuncia da un giorno all’altro, senza nemmeno avvisare gli allevatori coinvolti, a difendere una categoria in grave difficoltà. Nel comunicato del Consiglio di Stato non vi è nemmeno una parola su come proteggere le greggi che pascolano sugli alpi della Val Rovana in questo momento di "vuoto giuridico" in attesa di una decisione da parte della Confederazione. Gli allevatori sono lasciati completamente a sé stessi, come se fossero cittadini di ultima lega! Quindi ognuno ora sarà indotto ad agire come meglio crede. Essendo un pascolo non proteggibile, si va dal lasciare i propri animali in pasto ai lupi alla decisione di scaricare gli alpi alla metà di giugno (ma dove portarli e con quali conseguenze finanziarie visto che ogni decisione deve essere avallata dall’autorità competente?). Ma ogni allevatore per difendere i propri animali potrebbe anche mettere in atto azioni che si scontrano con le leggi attualmente in vigore: dai tiri dissuasivi al bracconaggio silenzioso.
Azioni penalmente perseguibili, ma la responsabilità morale ricadrebbe tutta e unicamente sulle autorità cantonali e federali che hanno rinunciato con una decisione burocratica e formale a risolvere un problema acuto, conosciuto da anni, dovuto unicamente alla protezione assoluta (e ripetiamo, ingiustificata) di cui gode il lupo in Svizzera".
Biasimando il disimpegno da parte dello Stato, i firmatari chiedono "che in modo urgente si introducano tiri dissuasivi e che gli allevatori siano finalmente sostenuti a partire da subito con azioni concrete e praticabili".

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