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11.09.22 - 20:53

7 domande sulle scorie radioattive

La Nagra ha deciso, scegliendo Lägern Nord. Ma il cammino è ancora lungo. Alcune risposte per capire meglio

Ats, a cura di Red.Svizzera
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(Keystone)

Se ne discute da cinquant’anni, ma ora ci siamo: la Società cooperativa nazionale per l’immagazzinamento di scorie radioattive (Nagra) ha deciso la regione in cui si prevede lo stoccaggio definitivo di tali rifiuti. In ‘lizza’ c’erano il Giura orientale (Bözberg, Argovia), un’area di stoccaggio a nord definita Nördlich Lägern (tra Argovia e Zurigo) oltre alla regione a Nordest della stessa Zurigo (Weinland, Zurigo-Turgovia). Sabato si è infine deciso – non senza polemiche – per la seconda ipotesi, quella di Lägern Nord.

A cosa serve un magazzino di stoccaggio in profondità?

Le scorie radioattive derivano dalla produzione di energia presso le centrali nucleari, ma anche da alcune attività mediche, industriali e di ricerca. Questi rifiuti altamente radioattivi non dovrebbero essere depositati a lungo in superficie, perché nessuno può prevedere i cambiamenti geologici e sociali dei prossimi secoli, dunque non si può sapere cosa accadrebbe a queste scorie in caso di una guerra o delle conseguenze del cambiamento climatico. La soluzione più sicura è insomma quella di andare a ‘nascondere’ questo materiale a diverse centinaia di metri di profondità. Per un’operazione del genere, in Svizzera lo strato geologico più indicato è quello costituito da argilla opalina, una roccia di colore grigio scuro.

Quanto sono pericolose le scorie?

Parecchio:. L’esposizione alle loro radiazioni costituisce un pericolo immediato per gli uomini e l’ambiente, anche dopo decine di migliaia di anni. Basta il contatto con quantità molto piccole per rischiare lo sviluppo di tumori e danni al patrimonio genetico.

Per quanto dovrebbe essere operativo il nuovo deposito?

Il deposito in profondità deve garantire la protezione del materiale radioattivo per decine, addirittura centinaia di migliaia di anni, nell’attesa che la radioattività decada. Ad esempio il plutonio 239, utilizzato anche per la costruzione di armi nucleari, richiede 24mila anni prima che la sua radioattività si dimezzi.

E oggi dove mettiamo le scorie?

Per adesso le conserviamo in depositi sulla superficie terrestre, sia presso le centrali che in un paio di depositi temporanei nel Canton Argovia.

Perché non si attende lo sviluppo di nuove tecnologie?

La cosiddetta trasmutazione delle scorie nucleari potrebbe in teoria accorciare la durata dell’attività radioattiva di questi materiali, portandola da decine di migliaia di anni a ‘solo’ alcuni secoli. Secondo l’Ispettorato federale della sicurezza nucleare, però, si tratta di uno scenario irrealistico. E anche se si potesse presto realizzare una trasmutazione ‘in grande stile’, resterebbero comunque scorie da stoccare in profondità.

Cosa fanno gli altri Paesi con le loro scorie?

In Europa si stima siano già presenti 60mila tonnellate di scorie a elevata radioattività, perlopiù – come in Svizzera – in depositi di superficie. Non si trova oggi, da nessuna parte nel mondo, un deposito in profondità. In questo senso, la nazione più avanti coi lavori è la Finlandia, che sta costruendo un deposito sull’isola Solikuoto, a 500 metri di profondità: dovrebbe diventare operativo tra il 2024 e il 2025. La Svezia e la Francia, a loro volta, hanno già individuato i luoghi in cui realizzare le loro strutture.

La scelta del luogo di stoccaggio costituisce l’ultimo ‘via libera’ prima della costruzione definitiva?

No. La discussione proseguirà, ed è ancora oggetto di polemiche la collocazione della cosiddetta "cella calda", in cui il materiale radioattivo può essere manipolato e ‘impacchettato’ a distanza tramite l’ausilio di robot. Il governo zurighese ha già detto che si opporrebbe alla costruzione di una stanza schermata di questo tipo sul territorio del cantone: questa infrastruttura andrebbe costruita altrove, "secondo il principio della ripartizione degli oneri", anche nel caso in cui il deposito in profondità venisse realizzato proprio a Zurigo.

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