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01.06.22 - 09:04
Aggiornamento: 19:05

Nazionale, no al freno ai costi sanitari, sì al controprogetto

Bocciata l‘iniziativa popolare del Centro, giudicata ’troppo vaga’. Il controprogetto fissa obiettivi a livello di costi e qualità

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Keystone

L’iniziativa popolare dell’Alleanza del Centro "Per premi più bassi - Freno ai costi nel settore sanitario (Iniziativa per un freno ai costi)" va bocciata. È quanto chiede il Consiglio nazionale con 156 voti a 28, che propone però un controprogetto indiretto.

Per la maggioranza - tutti i partiti ad eccezione del Centro - l’iniziativa - che vuole fare in modo che le spese evolvano in modo corrispondente all’economia nazionale e ai salari medi, e che i premi rimangano finanziariamente sostenibili - è troppo vaga: fissa obiettivi senza spiegare come raggiungerli.

Ieri il relatore commissionale Philippe Nantermod (PLR/VS) ha detto che "la proposta può condurre a due situazioni contraddittorie: o diventa una tigre di carta, o causerà l’introduzione di un budget complessivo, il che significa, come avvenuto in altri Paesi, una limitazione delle cure a fine anno e un rinvio degli interventi medici necessari nel bilancio dell’anno successivo".

Non è vero che l’iniziativa chiede un razionamento delle cure, aveva replicato Christian Lohr (Centro/TG). La proposta vuole solo obbligare i partner a trovare misure di riduzione dei costi. "Non possiamo semplicemente sederci e aspettare che il problema si risolva da solo".

L’obiettivo di frenare la spirale dei costi della salute è però condiviso da tutti. Per questo motivo la Camera del popolo, con 104 voti contro 74 e 5 astenuti, ha approvato in data odierna un controprogetto indiretto, elaborato sotto forma di revisione della legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal). Questo conterrà degli obiettivi a livello di costi e qualità. Gli attori responsabili della politica sanitaria saranno poi chiamati ad adottare le misure correttive in caso di superamento dell’obiettivo di costo.

Oggi la camera doveva definire gli ultimi punti del controprogetto. Ha in particolare deciso - con 105 voti contro 74 (UDC e PLR) - che il Consiglio federale dovrà ridurre immediatamente le indennità in eccesso nell’obsoleta struttura tariffale Tarmed nel settore delle cure mediche ambulatoriali. Con 105 voti contro 73 ha stabilito anche che le rimunerazioni non adeguate e non conformi ai principi di economia aziendale andranno riviste.

Altra novità: qualora una convenzione tariffale non dovesse soddisfare i criteri di economicità e appropriatezza e i partner tariffali non si saranno accordati entro un anno su un adeguamento, l’autorità potrà intervenire. "Un’operazione agli occhi che richiedeva due ore 20 anni fa e pochi minuti al giorno d’oggi ha ancora lo stesso costo", ha sostenuto Roduit giustificando la necessità di intervenire.

L’autorità potrebbe così, ad esempio, ridurre le tariffe per alcuni specialisti o promuovere i medici di base in alcune regioni. Il Consiglio federale non voleva questa disposizione: "dobbiamo mantenere una struttura tariffaria uniforme", ha sostenuto il ministro della sanità Alain Berset, aggiungendo come i criteri di tariffali non siano precisati.

Altre misure riguardano le tariffe e le analisi di laboratorio. Le casse malati dovranno rimborsare le analisi soltanto ai laboratori con i quali hanno concluso un contratto (principio della libertà contrattuale). I rimborsi dovrebbero essere inferiori alle tariffe stabilite dall’autorità competente. Sono esclusi da tale norma i laboratori degli studi medici.

Il dossier va ora al Consiglio degli Stati.

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