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22.09.21 - 21:45

Test a pagamento sotto tiro in Svizzera

La Commissione sanità del Nazionale chiede al Consiglio federale di fare marcia indietro. Il ‘Blick’: il Governo starebbe cercando una via mediana.

Visto che la vaccinazione è gratuita, non spetta alla collettività assumere i costi dei test Covid per le persone non immunizzate. È questa la ragione ufficiale che ha spinto il Consiglio federale ad annunciare, poco meno di un mese fa, che dal 1° ottobre chi si sottoporrà al test per ottenere un certificato Covid dovrà pagarlo di tasca propria. A fine agosto però il ‘pass’ era obbligatorio soltanto per discoteche, club e grandi eventi. Nel frattempo l’obbligo è stato esteso: dal 13 settembre vale per quasi tutti gli spazi e gli eventi al chiuso. E così, negli ultimi dieci giorni, da più parti si sono levate voci affinché il Consiglio federale faccia marcia indietro. La richiesta è giunta oggi via lettera anche dalla Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale (Csss-N), nonché dagli oltre 260mila firmatari di una petizione consegnata alla Cancelleria federale. Una decisione è attesa venerdì. Stando al ‘Blick’, l’esecutivo potrebbe ammorbidire la sua posizione e optare per una sorta di “compromesso”.

‘Sotto una nuova luce’

A fare dietrofront per ora è la Csss-N. Il 20 agosto la commissione aveva fatto sapere di ritenere “giusto” che la Confederazione non assumesse più i costi dei test per le persone senza sintomi a partire dal 1o ottobre. Ieri invece si è pronunciata a larga maggioranza (16 voti contro 6 e 3 astensioni) contro la fine della gratuità dei test antigenici rapidi e di quelli antigenici ‘fai da te’. L’estensione dell’obbligo del certificato mette “sotto una nuova luce” la decisione governativa, si legge in una nota. La Csss-N chiede in una lettera al Consiglio federale di “ritornare sulla sua decisione”. A suo avviso, per evitare il sovraccarico del sistema sanitario “sono essenziali non solo le vaccinazioni ma anche i test”. Si tratta anche di evitare “di limitare il diritto all’istruzione” per gli studenti sprovvisti di certificato Covid, che in quasi tutti gli atenei e le scuole universitarie professionali possono partecipare alle lezioni in presenza solo se in grado di pagare i test (che costano attorno ai 50 franchi). La Commissione chiede inoltre al Consiglio federale di definire “una serie di criteri oggettivamente misurabili sulla base dei quali eliminerà l’obbligo del certificato”.

La presa di posizione della Csss-N non sorprende. In Parlamento tutti i partiti, tranne il Plr, si sono espressi ormai a favore del mantenimento della gratuità dei test. La pensano allo stesso modo le oltre 260milla persone che hanno sottoscritto una petizione per rivendicare test “gratis, esattamente come i vaccini”: questa, a loro dire, è l’unica soluzione se si vuole rendere accettabile l’obbligo del certificato. Di parere contrario è una maggioranza dei cantoni, che vedono nei test a pagamento un efficace mezzo per incoraggiare chi non si è ancora vaccinato a farlo. Il Consiglio federale si ritrova dunque tra l’incudine e il martello. Una posizione scomoda, anche perché a fine novembre il popolo sarà chiamato ad esprimersi sulla legge Covid-19, in una votazione destinata a trasformarsi in un plebiscito sul pass obbligatorio.

Via di mezzo

La settimana scorsa, il ministro della sanità Alain Berset (Ps) ha dichiarato che il Consiglio federale avrebbe affrontato nuovamente la questione. Il Governo lo farà con ogni probabilità venerdì. Stando al ‘Blick’, che cita “più fonti” vicine all’esecutivo, l’impostazione rimarrebbe la stessa. Il ministro delle finanze Ueli Maurer (Udc), che ora sarebbe contrario ai test a pagamento, si accingerebbe a presentare una proposta affinché restino gratuiti. Ma in Governo l’opinione dominante sarebbe “chiara”: chi vuole un certificato, alla fine dovrà farsi vaccinare. Da lì in poi, però, si è pronti a discutere: ad esempio sulla data a partire dalla quale far pagare i test, oppure su chi potrebbe – almeno temporaneamente – continuare a non pagarli.

Il Consiglio federale cercherebbe una “via di mezzo”, scrive il ‘Blick’. Svariate le opzioni sul tavolo: prorogare di alcune settimane il termine stabilito per la fine dei test gratuiti, fissare un limite mensile al numero di test gratuiti che una persona può fare, oppure ancora definire eccezioni alla regola del pagamento per determinati gruppi (per esempio: chi ha avuto solo la prima dose ed è in attesa della seconda; o chi è allergico ai vaccini mRNA utilizzati finora in Svizzera e aspetta quello tradizionale di Johnson&Johnson). Cosa deciderà il Governo, lo sapremo verosimilmente venerdì.

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