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08.09.21 - 14:30
Aggiornamento: 23:34

Certificato Covid per i luoghi al chiuso dal 13 settembre

Il certificato sarà obbligatorio all’interno dei ristoranti, delle strutture culturali e per il tempo libero e alle manifestazioni al chiuso. Previste sanzioni

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(Keystone)

Da lunedì prossimo tutte le persone dai 16 anni di età dovranno disporre di un certificato Covid per accedere alle aree interne dei ristoranti. L'obbligo vale anche per le strutture culturali e ricreative e in occasione di eventi al chiuso, ma non per i trasporti pubblici. Lo ha deciso oggi il Consiglio federale per far fronte al sovraccarico degli ospedali.

La situazione negli ospedali resta infatti tesa e i reparti di terapia intensiva sono quasi al limite. Alcuni Cantoni hanno già dovuto rinviare interventi e non si tratta di operazioni di poco conto, ma di quelle per cancro, ictus o per inserire delle protesi, ha spiegato il consigliere federale Alain Berset in conferenza stampa. In diversi casi sono stati trasferiti pazienti in altri istituti.

La situazione negli ospedali è inoltre molto diversa rispetto a quella vissuta all'inizio della pandemia: oggi, ha spiegato il ministro della Sanità, la maggioranza delle persone ricoverate in cure intense ha tra i 30 e i 60 anni di età. Il 90% di loro non è vaccinato.

Troppo pochi i vaccinati

Il numero dei contagi resta poi alto e la percentuale della popolazione non immunizzata è ancora troppo elevata per prevenire una nuova ondata di contagi. Il ritmo di vaccinazione, benché in lieve crescita, resta basso e non permette di evitare nuove ondate pandemiche, ha sottolineato Berset.

Le persone che potrebbero vaccinarsi ma non lo hanno ancora fatto, ha proseguito il responsabile del Dipartimento federale dell'interno, sono 2,5 milioni. Se si aggiunge il milione di bambini che non può farlo si raggiunge un totale di 3,5 milioni di cittadini non immunizzati: tra questi soggetti il virus può circolare abbastanza liberamente.

Con l'abbassamento delle temperature nei mesi autunnali non può essere inoltre escluso un rapido aumento dei ricoveri. Per evitarlo occorre agire ora: per vedere gli effetti dell'introduzione del certificato sanitario ci vorranno infatti dalle due alle tre settimane.

Il Pass permette di evitare le chiusure

Il "Pass Tgv" (destinato a testati, guariti o vaccinati), ha tenuto a sottolineare da parte sue il presidente della Confederazione Guy Parlemin, si è già dimostrato utile per le discoteche e le grandi manifestazioni, che senza di esso non si sarebbero potute organizzare. Grazie al suo impiego si incontrano infatti fra loro soltanto persone non contagiose o a bassa contagiosità. Il rischio di trasmissione del virus si riduce notevolmente.

Alle manifestazioni in cui è obbligatorio il certificato vengono per altro a cadere le altre misure di protezione come l'obbligo di indossare la mascherina e le distanze minime tra i tavoli nei ristoranti, ha evidenziato Parmelin.

Il certificato consente inoltre di evitare di passare subito alla chiusura di determinate attività. Questo aspetto è uno dei motivi che hanno spinto il Consiglio federale a introdurre l'obbligo del Pass, ha spiegato Parmelin.

Le alternative, inaccettabili, sono il sovraccarico degli ospedali e la conseguente morte dei pazienti che non possono essere ricoverati per mancanza di letti, nonché la chiusura di attività, ha precisato Berset. "Se c'è un'alternativa per ridurre il rischio di trasmissione del virus il Consiglio federale deve prenderla".

Anche un eventuale potenziamento delle cure intense non è una opzione praticabile. "Non è una questione di soldi, ma di avere il persone a disposizione; personale che è sotto pressione da 18 mesi", ha detto Berset rispondendo a una domanda di una giornalista.

Non è così semplice potenziare il settore delle cure intense in pochi mesi, ha aggiunto il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità (Cds) Lukas Engelberger: il personale necessita di una formazione specialistica che dura almeno due anni. E non si può semplicemente spostare il personale da altri reparti: mancherebbe per altri interventi. Si potrà agire, ma solo a lungo termine, ha detto.

Engelberger, a nome dei Cantoni, ha elogiato l'estensione del certificato: "Il costo di eventuali chiusure economiche e sociali sarebbe molto più alto". Tuttavia, il certificato da solo non ci salverà: serve un'accelerazione della campagna vaccinale, ha precisato. "Le persone che aspettano di essere vaccinate, che dubitano o criticano l'iniezione stanno prolungando la pandemia di coronavirus", ha poi voluto aggiungere.

Fino al 24 gennaio

L'obbligatorietà del Pass annunciata oggi – che oltre a bar e ristoranti concerne anche musei, biblioteche, zoo, centri fitness, piscine coperte, centri acquatici, casinò, teatri, sale da concerto, cinema, nonché eventi privati in locali aperti al pubblico, come i matrimoni – è limitata al 24 gennaio 2022. Potrà tuttavia essere revocata in anticipo qualora la situazione sul fronte degli ospedali dovesse migliorare, ha spiegato Berset.

Pure interessate dall'obbligo del Pass sono le attività sportive e culturali al chiuso, come gli allenamenti e prove musicali o teatrali. La restrizione non varrà per i gruppi a composizione stabile di al massimo 30 persone che si allenano o si esercitano regolarmente insieme in locali separati.

Eccezioni

Una eccezione è prevista anche per le funzioni religiose e le manifestazioni politiche fino a un massimo di 50 partecipanti. Per le manifestazioni all'aperto continueranno invece a valere le regole vigenti: obbligo del certificato per le manifestazioni con più di 1'000 persone e libertà di scelta degli organizzatori per eventi di minori dimensioni.

Sono escluse dall'obbligo del certificato anche le prestazioni delle autorità nonché i servizi alla persona come saloni di parrucchieri, offerte terapeutiche e di consulenza, offerte gastronomiche in centri di consulenza (come le mense dei poveri).

Lo stesso dicasi per i trasporti pubblici (funivie comprese), commercio al dettaglio e zone di transito degli aeroporti, ha precisato Parmelin. La Confederazione non prevede alcun obbligo di certificato nemmeno nei luoghi di lavoro e nei centri di formazione (comprese le mense). Non ci sarà neanche un obbligo federale del certificato per chi fa visita a familiari in ospedali e case di riposo.

Multa per chi sgarra

Per chi non rispetta l'obbligo di certificato Covid sono previste delle sanzioni, così come auspicato dai Cantoni nella procedura di consultazione. Gli avventori riceveranno una multa di 100 franchi, mentre i gestori e gli organizzatori potranno essere multati o in casi estremi vedersi chiuso il locale.

Certificato consentito nel mondo del lavoro

I datori di lavoro potranno verificare se i loro dipendenti sono in possesso di un certificato sanitario "soltanto se necessario per l'attuazione di misure di protezione adeguate o di strategie di test". Le informazioni sullo stato di immunità o sul risultato del test non potranno essere utilizzate per alcun altro scopo.

Se chiederanno ai loro dipendenti di sottoporsi al test, i datori di lavoro dovranno coprirne i costi. Soltanto i test ripetuti saranno assunti dalla Confederazione. Per ragioni di protezione dei dati, i datori di lavoro dovranno utilizzare, nel limite del possibile, il certificato light. Gli impiegati andranno consultati.

Da notare anche che i collaboratori di una struttura con obbligo di certificato (come il personale di servizio nei ristoranti, gli istruttori fitness, i sorveglianti di musei o il personale ausiliario durante manifestazioni sportive) non dovranno essere provvisti di un certificato.

Per le imprese restano disponibili aiuti come la disoccupazione parziale, le indennità per perdita di guadagno e il sostegno per i casi di rigore. Le misure previste per il settore degli eventi sono in vigore fino ad aprile 2022, ha ricordato Parmelin. Su richiesta dei partner sociali, il suo dipartimento metterà in consultazione un progetto per prolungare la procedura semplificata per la disoccupazione parziale.

Certificato possibile all'uni

Per quel che concerne le scuole universitarie, i cantoni o le scuole stesse potranno prescrivere l'obbligo del certificato per i corsi di livello bachelor e master. In questo caso saranno revocati l'obbligo della mascherina e la limitazione a due terzi della capienza delle aule.

Per altre attività universitarie, quali lo svolgimento di corsi di formazione continua, continueranno a valere le regole previste per le manifestazioni.

Certificato per vaccinati all'estero

Il Consiglio federale ha infine discusso anche del Pass Covid per persone vaccinate all'estero. Attualmente, soltanto i certificati rilasciati da Paesi che hanno adottato il certificato Covid digitale dell'Ue sono tecnicamente compatibili con il sistema svizzero.

In futuro – la proposta è in consultazione fino al 14 settembre – tutte le persone a cui è stato somministrato all'estero un vaccino omologato dall'Agenzia europea per i medicinali che risiedono o desiderano entrare in Svizzera potranno ottenere il Pass elvetico. Ciascun Cantone dovrà definire un organo di contatto cui potranno rivolgersi le persone interessate.

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