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Il consigliere federale Alain Berset (Keystone)
11.11.20 - 14:52
Aggiornamento: 16:49

Coronavirus, Svizzera: altri 100 milioni per i vaccini

Berset: 'Pronti a riceverlo il prima possibile. Si spera nella prima parte dell'anno prossimo'. La situazione: 'Critica, ma l'epidemia rallenta'

Il Consiglio federale ha deciso oggi di aumentare di 100 milioni di franchi il credito destinato all'acquisto di vaccini anti-covid-19. In totale saranno così a disposizione 400 milioni, che saranno attinti dal bilancio dell'esercito. «Lavoriamo per essere pronti a ricevere un vaccino prima possibile. Speriamo che possa arrivare il prima possibile l'anno prossimo», ha commentato il consigliere federale Alain Berset, aggiungendo che non esisterà comunque un obbligo di vaccinazione. Lo scopo è quello di raggiungere una certa protezione "di gregge", che potrà però essere raggiunta unicamente se il 60/70% della popolazione sarà protetta attraverso un vaccino o dopo aver superato la malattia. 

Situazione critica, ma stabile

Intanto, ha precisato il ministro, la situazione epidemiologica in Svizzera «rimane critica, anche se abbiamo osservato un certo rallentamento nell'aumento dei casi, in tutte le regioni e in tutte le fasce d'età. È presto però per parlare di inversione della tendenza e il tracciamento dei contatti rimane saturato. Questo nonostante verso fine ottobre il tasso di riproduzione sia sceso leggermente sotto l'1».

Secondo il ministro della salute, «dobbiamo riuscire a far diminuire i contagi, applicando le misure che ormai conosciamo: distanza, igiene delle mani e la mascherina. Alcuni ospedali sono al limite e hanno trasferito i pazienti in altre strutture o regioni». La situazione «non è però uguale a quella di marzo. Allora mancavano medicamenti e materiale, mentre ora il limite è il personale, che in diversi casi è a casa perché infettato o in quarantena». Berset ha pure aggiunto che «non ci sono altre misure previste da parte della Confederazione, ma non è certo il momento di riaprire».

Quanto costa una dose?

I 400 milioni, ha aggiunto Berset, sono riservati all'acquisto del medicamento, mentre altri fondi saranno stanziati per il materiale necessario per le vaccinazioni. Il costo di una dose, ha aggiunto il ministro, varia tra qualche franco a qualche decina di franchi a dipendenza del produttore. «Siamo molto attenti ai prezzi – ha commentato Berset – e questi potranno comunque essere fatti variare» qualora vi siano paesi che ottengono il farmaco a costi diversi.

Due contratti

Poiché attualmente non è ancora possibile sapere con certezza quale impresa farmaceutica riuscirà ad imporsi e, dunque, quale vaccino sarà messo a disposizione della popolazione svizzera, la Confederazione sta puntando su diversi produttori. Finora Berna ha concluso due contratti.

Si tratta della società statunitense Moderna, presso la quale Berna si è assicurata l'accesso a 4,5 milioni di dosi, e dell'inglese AstraZeneca, con la quale ha pattuito, insieme con la Svezia, la fornitura di fino a 5,3 milioni di dosi.

A ciò si aggiunge l'adesione all'iniziativa internazionale Covax: si tratta di un programma per l'approvvigionamento a livello globale, volto a ottenere vaccini anti-covid-19 per almeno il 20% della popolazione. Idealmente si tratterebbe di ulteriori 3,2 milioni di dosi. A questo si aggiunge pure una prenotazione per tre milioni di dosi presso Pfeiser, il cui vaccino è assurto recentemente agli onori della cronaca.

Prima di essere distribuito alla popolazione residente nella Confederazione, il futuro vaccino, come sempre in questi casi, dovrà soddisfare i requisiti necessari in termini di sicurezza ed efficacia previsti per l'omologazione da parte di Swissmedic. Da notare anche che Berna è in trattative per la conclusione di contratti con altre società che stanno sviluppando un vaccino.

Oltre ai vaccini, la Confederazione sta agendo anche a livello di farmaci destinati alle persone contagiate da covid-19. In questo senso si è assicurata l'approvvigionamento di un agente immunoterapico prodotto dalla Molecular Partners.

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