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07.03.22 - 18:37
Aggiornamento: 19:09

Fedor Chalov, l’erede di Cabral nonostante la guerra

Il russo, ex Cska Mosca, con la maglia del Basilea ha segnato tre reti nelle ultime due partite (una contro il Lugano). La Sfl: ‘Niente discriminazioni’

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Il suo non sarà un compito agevole. Sostituire un bomber di razza come il brasiliano Arthur Cabral (65 reti in 106 partite per una media di 0,6 gol a partita) non è un gioco da ragazzi. Il Basilea, però, su Fedor Chalov punta molto. E le prime indicazioni lasciano supporre che, ancora una volta, il club renano abbia giocato bene le sue carte. Dopo qualche settimana di ambientamento, il 23.enne moscovita si è sbloccato a inizio marzo contro il San Gallo firmando le due reti che hanno permesso ai rossoblù di strappare un punto in doppia rimonta, poi si è ripetuto domenica pomeriggio a Lugano con il gol dello 0-1 dopo appena 9’, quello che in pratica ha deciso le sorti del confronto (formalmente inutile la rete di Males al 93’).

La Svizzera non è mai stata terra di conquista per i calciatori russi. Tra i pochi che hanno calcato l’erba degli stadi elvetici, vale la pena ricordare Igor Shalimov, 12 partite a Lugano nel 1995, e più di recente Alexander Kerzhakov, 17 partite con lo Zurigo nel 2016. Al momento attuale, Fedor Chalov è l’unico russo presente in Super League. Cresciuto nel Cska Mosca (179 partite), ma a lungo diviso tra la carriera da musicista (era considerato un talento al pianoforte e al flauto) e quella da calciatore, è alla sua prima esperienza al di fuori dei confini nazionali e il suo inserimento nello spogliatoio renano è stato certamente facilitato dal fatto di padroneggiare più che bene la lingua di Shakespeare. Ed è pure uno dei pochissimi sportivi russi ai quali è ancora concesso di praticare la loro professione senza restrizioni. L’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca ha fatto piovere sullo sport russo una miriade di sanzioni e di sospensioni da parte delle più svariate federazioni. Chalov è senza dubbio sotto pressione anche per l’attuale situazione politico-militare nel suo Paese, ma in Svizzera la sua presenza non rappresenta un problema, come conferma Philippe Guggisberg, portavoce della Swiss Football League… «Non sarebbe nemmeno un tema di discussione. Bisogna distinguere le situazioni. Il Cio ha chiaramente espresso la sua posizione in merito agli sportivi russi chiamati a gareggiare in forma individuale o sotto la bandiera della Russia: in alcuni casi non sono stati invitati (vedi Paralimpiadi, ndr), in altri potranno gareggiare, ma senza bandiera e senza inno. Ma nel caso di Chalov stiamo parlando di un individuo che difende i colori di una squadra non russa, per cui non vedo come si potrebbe impedirgli di svolgere il suo lavoro. È anche una questione di umanità, ci rifiutiamo di condannare un essere umano semplicemente basandoci sulla sua appartenenza etnica».

Fifa e Uefa, d’altra parte, non hanno fornito direttive in merito… «Lo hanno fatto per quanto riguarda squadre e Nazionale russe, ma ovviamente non a livello di singoli individui. Chalov gioca per un club elvetico, la sua squadra lo ha apertamente sostenuto e sarebbe assurdo punirlo per il solo fatto di essere russo. Detto ciò, la Swiss Football League stigmatizza e condanna nel modo più assoluto quanto sta avvenendo in Ucraina, ma ciò non ha nulla a che vedere con la presenza di un singolo giocatore nel nostro campionato», conclude Guggisberg.

Una politica saggia, adottata, per esempio, anche dall’Unione ciclistica internazionale. L’Uci ha infatti sospeso tutte le compagini russe e bielorusse, in particolare la Gazprom, squadra inserita nel World Tour, ma ha dato via libera ai ciclisti russi sotto contratto con squadre estere, a patto che i singoli organizzatori garantiscano una partecipazione in veste neutrale, senza simboli o nomi riferiti alla nazione.

E gli stranieri nel campionato ucraino?

Tornando al calcio, la Fifa è ora chiamata a sbrogliare un’altra matassa: cosa fare dei calciatori stranieri che militano in Russia e in Ucraina? Ovviamente, il campionato ucraino è stato sospeso e c’è chi auspica che possa riprendere all’estero, grazie al supporto dei paesi confinanti (Romania, Polonia e Ungheria si sono offerti); in Russia, invece, si continua a giocare, ma molti calciatori stranieri stanno cercando un modo per lasciare il Paese, anche se difficilmente potranno rescindere i loro contratti senza dover pagare delle penali. Per il momento, molti club ucraini continuano a pagare regolarmente gli stipendi ai calciatori, ma fino a quando se lo potranno permettere? Si aspetta una decisione da parte della federazione internazionale, la quale sembra propensa a concedere, in via del tutto eccezionale, che i calciatori stranieri in forza a squadre russe e ucraine possano accasarsi temporaneamente in altri paesi dove il mercato è ancora aperto, salvo poi rientrare alla base al momento della ripresa dell’attività, sempre che nel frattempo i loro contratti non siano scaduti o non siano stati rescissi.

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