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05.10.21 - 05:30

Il Lugano del ‘Crus’: forza d’urto, solidità, qualche falla

Il tecnico ticinese dei bianconeri vanta un bilancio notevole: tre vittorie e due pareggi. Ora però deve dare equilibrio e inserire i nuovi acquisti

Quattro vittorie, due pareggi e due sconfitte. Una forza d’urto (13 gol all’attivo) in linea con le altre sei consorelle che inseguono il terzetto di testa Young Boys (23 gol), Basilea (23) e Zurigo (22), nettamente più prolifico; una solidità da metterci la firma (appena 10 le reti incassate), terza difesa della Super League, inferiore per tenuta solo a gialloneri e renani, oggettivamente le squadre con qualcosa in più delle altre sul piano tecnico, delle risorse e delle strutture.

Invidiabile il bilancio del primo quarto di stagione del Lugano, al quale manca però ancora l’esito del recupero contro lo Young Boys per rendere del tutto paragonabili con quelle delle avversarie le cifre snocciolate sopra. Le quali, però, sono già molto indicative della solidità e della forza di penetrazione di una squadra che ha assorbito benissimo il contraccolpo dell’esonero di Abel Braga e dell’insediamento in veste di allenatore capo di Mattia Croci-Torti. Il quale, all’attivo, vanta tre vittorie (le ultime due partite di Super League e il match di Coppa di Neuchâtel) e due pareggi casalinghi, contro Basilea e Grasshopper: un ruolino da fare invidia ai colleghi.

Il tecnico ticinese è sì sprovvisto dei requisiti “sulla carta”, tuttavia è sul pezzo da talmente tanti anni, prima come calciatore dalla spiccata personalità, poi come tecnico e assistente allenatore a stretto contatto con i calciatori. Più di quanto lo siano stati i suoi predecessori sulla panchina bianconera, e ce ne sono stati tanti, financo troppi.

Il ticinese è quindi la prova di quanto nome e curriculum non siano per forza garanzia di successo. Lo scetticismo che potrebbe anche – legittimamente – aver fatto storcere il naso a qualche tifoso al momento dell’ufficializzazione di una scelta di “basso profilo” (scritto con tutto il rispetto per le qualità del “Crus”) è stato spazzato via da due indici che rendono l’attuale mister una scelta vincente.

I risultati, certo. Che però altro non sono che l’espressione concreta del bagaglio di conoscenza che Croci-Torti già aveva e che ha saputo tradurre in campo una volta che gliene è stata data l’opportunità, da titolare della panchina, dopo tante stagioni da “secondo”.

Al netto di più o meno decisive alchimie tattiche o del gioco dei moduli che a ben vedere si riassume pur sempre con undici giocatori in campo contro altri undici, ciò che più conta per il rendimento di un gruppo di uomini, prima che di calciatori, è una visione comune, condivisa da tutte le parti. Una visione che l’attuale gruppo bianconero ha forgiato durante la fortunata gestione di Maurizio Jacobacci e puntellato con un nuovo concetto offensivo nel breve interregno di Abel Braga, il quale ha introdotto un calcio maggiormente offensivo rispetto al suo predecessore, pragmatico e conservatore.

Posizione privilegiata

Il denominatore comune tra le due ondate? Mattia Croci-Torti, l’allenatore “da campo” che ha ereditato la squadra da due tecnici – e da chi li aveva preceduti – che ha osservato al lavoro da una posizione privilegiata; ai quali ha carpito qualche spunto, per poi farne tesoro e ricavarne una propria filosofia, un’identità. Invero più affine a quella di Braga che a quella sparagnina, per quanto efficace, dell’allenatore oggi impegnato a Grenoble.

Insomma, il patentino ha un senso perché certifica il grado di preparazione e giova al blasone e alla credibilità della categoria che deve mantenere alti standard di conoscenze. Tuttavia, esperienza, conoscenze dirette degli uomini e dell’ambiente sono fattori che incidono decisamente di più, se unite alla preparazione tecnica che deve per forza essere propria a chi lavora in ambito professionistico.

Si diceva della filosofia di gioco e dell’impronta del “Crus”. È dalla seconda giornata che il Lugano non chiudeva una partita senza subire reti (2-0 in casa del Servette). Per il resto, i bianconeri qualcosa concedono sempre. Contro il Losanna a due riprese Osigwe è stato decisivo, in un’occasione Amdouni lo ha graziato nell’uno contro uno che gli si è offerto tra le maglie di una retroguardia presa d’infilata.

È lo scotto da pagare, come del resto ammesso dallo stesso Croci-Torti, a un atteggiamento offensivo, a una certa sfrontatezza che trova conferma nei numeri: 22 i tiri scagliati verso la porta, sabato contro il Losanna, una cifra che raramente la squadra ha raggiunto in passato, come ricordato con una punta di legittimo orgoglio dallo stesso mister. Non solo con Jacobacci, bensì anche con altri tecnici professanti un calcio propositivo.

Ora viene il bello

Per quanto buono sia stato l’impatto su una realtà che ha portato al quarto posto in classifica, ora per Mattia Croci-Torti viene il bello, del resto è il primo a esserne conscio. Sa di calcio, e questo è fuori discussione. Conosce un gruppo il cui zoccolo duro è a Cornaredo ormai da molto tempo. Ne ha ereditato la solidità e uno spirito già inculcato, per farne una squadra più audace e sbarazzina, pur con qualche concessione al rischio. Promosso, su tutta la linea. Ora però la sua bravura di allenatore passa al vaglio di due filtri dalle maglie piuttosto strette: in primis, la capacità di trovare il giusto equilibrio da dare a una squadra che deve riuscire a conciliare l’anima “spregiudicata” con quella necessariamente più cauta e abbottonata, affinché gli sforzi fatti sul piano offensivo non siano vanificati da qualche sbavatura di ordine tattico. Secondariamente, l’abilità nell’inserire i colpi di mercato che hanno aumentato il livello complessivo di una rosa ricca di alternative ai titolari abituati a tirare la carretta. L’allusione più diretta è alla valorizzazione di un elemento quale l’algerino Amoura, il quale sabato ha fornito gli impulsi che servivano per schiodare il punteggio dallo 0-0 al quale era appeso, e Zan Celar, decisivo a Lucerna ma un po’ avulso dalla manovra contro il Losanna, match nel quale sono stati protagonisti tutti gli altri, ma non lo sloveno.

Si tratta di lavorare, di conoscersi. Poi sarà compito del mister far fruttare al meglio l’ingente capitale tecnico che gli è stato messo a disposizione, grazie a mezzi (e conoscenze e contatti superiori al recente passato). Una volta che anche i nuovi faranno in tutto e per tutto parte del progetto tecnico “Fc Lugano”, con relativi progressi sul piano dei risultati, con piacere assegneremo a un tecnico già promosso a pieni voti l’eventuale “laude” della consacrazione. Potrebbe arrivare prima quella dell’Uefa Pro.

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