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Mattia Croci-Torti e Cao Ortelli
22.09.21 - 17:000
Aggiornamento : 17:15

Spazio al Lugano di Croci-Torti, aggressivo e coraggioso

Domani i bianconeri ricevono a Cornaredo il Grasshopper: ‘Avversario solido, ben impostato e duttile. Dovremo mettere in campo le nostre migliori qualità’

Chiamarlo esordio non è un termine del tutto appropriato, perché la panchina da “titolare” l’ha già vissuta contro Basilea e in Coppa a Neuchâtel. Di fatto, però, per Mattia Croci-Torti la sfida di domani sera a Cornaredo contro il Grasshopper un gusto particolare l’avrà di sicuro, dopo aver ricevuto l’imprimatur da parte della nuova dirigenza bianconera che in lui ha visto il caposaldo di un progetto a lungo termine. Alla domanda se quanto successo nelle ultime 48 ore abbia in qualche modo scombussolato il suo tran tran quotidiano, la risposta di Croci-Torti è lapidaria: «Assolutamente no». E non è cambiato nulla nemmeno nei rapporti con lo spogliatoio, peraltro già abituato da anni alla sua presenza… «Devo ammettere che in questi giorni mi hanno fatto sorridere alcune analisi secondo le quali il ruolo di viceallenatore è diverso da quello di head-coach. In Super League la situazione è tutt’altra, gli amici non esistono e se non giochi, il vice lo odi esattamente come il “capo”. A Lugano non sono mai stato amico di nessuno, con alcuni ragazzi ho avuto meno difficoltà nel relazionarmi, ma alla fine undici ti apprezzano e undici ti odiano, a prescindere dal fatto che tu sia quello che dà un paio di pacche sulle spalle in più dell’allenatore. In Super League vi è un solo obiettivo, quello di giocare sempre e sempre dal primo minuto. Non piaceva nemmeno a me rimanere in panchina, chiunque fa fatica ad accettare le scelte dell’allenatore, ragion per cui si andrà avanti come sempre: starò simpatico agli undici che manderò in campo e sulle scatole agli undici che manderò in panchina. Sono le regole del gioco. Detto questo, nello spogliatoio non ho avuto granché da dire se non ringraziare tutti i giocatori, perché se non fosse stato per quanto loro hanno mostrato in queste due partite, per il modo nel quale hanno seguito le mie indicazioni, mai avrei ricevuto questa proposta».

Se i giocatori possono essere rimasti più o meno indifferenti alla promozione di Croci-Torti, altrettanto non si può dire dell’opinione pubblica che ha fatto sentire il suo apprezzamento nei confronti del nuovo tecnico… «Sono rimasto sorpreso da tutto questo entusiasmo. Durante la mia carriera ho sempre cercato di essere sincero e onesto, un atteggiamento che forse in questi giorni ha pagato. È stato bello, mi ha fatto piacere, ma adesso arriva il campo e non vedo l’ora».

‘Lottare fino all’ultimo minuto’

E allora parliamo di calcio giocato. In molti si chiedono se cambierà qualcosa nel Lugano di Mattia Croci-Torti… «Il mio Lugano sarà una squadra capace di mostrare un carattere tosto, una squadra aggressiva, coraggiosa, con la volontà di non uscire battuta. Caratteristiche che, peraltro, ci hanno caratterizzato nel corso degli ultimi anni. Per quanto attiene al gioco, c’è da lavorare, bisogna conoscere meglio i nuovi arrivati, per cui occorrerà un po’ di tempo. Ma, come successo nelle ultime due partite, è essenziale vedere un Lugano che lotta dal primo all’ultimo minuto. Potrà apparire scontato, ma questa è una squadra capace di mettere in difficoltà chiunque solo se entra in campo con la giusta mentalità».

Quella del Gc è una maglia che il “Crus” ha vestito per un paio di stagioni dal 2000 al 2002, un motivo in più per considerare speciale l’appuntamento di Cornaredo… «Il Grasshopper rappresenta un avversario speciale per tutti gli amanti del calcio svizzero. Non dimentichiamoci che rimane – e nettamente – la società più titolata del Paese e continua a emanare un fascino speciale. Peccato che negli ultimi anni abbia perso credibilità, ma il Gc resta sempre il Gc. Io ho avuto il piacere e l’onore di allenarmi con il grande Grasshopper, quello di Chapuisat e Nuñez e per me si trattava di un sogno».

Ma queste sono cavallette più piccole rispetto a quelle di un tempo… «È un gruppo solido, ben impostato, senza stelle. Un gruppo che si rispecchia nell’elasticità del suo allenatore. Giorgio Contini è molto duttile, capace di cambiare sistema e stile di gioco a dipendenza degli avversari. Finora ha schierato una difesa a 3, eccezion fatta per la Coppa, quando è passato a 4. Noi dobbiamo concentrarci su quelli che sono i nostri pregi, sapendo che il Gc è una neopromossa e in quanto tale sta ancora veleggiando sull’entusiasmo e sulla fame di successo tipici di chi arriva da una categoria inferiore».

Torniamo al Lugano, per capire se l’impostazione della squadra sarà quella ereditata dai tecnici precedenti… «Ho tante idee che mi frullano in testa. So cosa possiamo fare da subito e cosa potremmo fare con un po’ di pazienza. D’altro canto, due o tre sedute di allenamento non sono sufficienti per inculcare certi concetti. Vi sono principi di gioco che mi appartengono e che mi piacerebbe vedere applicati nelle prossime partite, ma in primo luogo in campo occorre vi siano delle certezze, sulle quali iniziare a costruire qualcosa di importante. Il mio desiderio è che a Cornaredo si possa mostrare ai tifosi un gioco propositivo e divertente. Chi viene a Cornaredo deve essere contento di farlo, anche con un pizzico di orgoglio, conscio di vedere all’opera una squadra coraggiosa».

Bottani valore aggiunto

Contro il Gc mancherà ancora Baumann, mentre Bottani ha ripreso gli allenamenti… «Purtroppo, Baumann dubito lo si possa rivedere in campo prima di un mese. Osigwe, comunque, ha recuperato dalla febbre che lo aveva costretto a saltare la trasferta di Coppa e contro le cavallette tornerà al suo posto, in quanto gode della fiducia mia e di tutto il gruppo. Per quanto riguarda Bottani, è un giocatore in grado d’influenzare qualsiasi partita. Senza di lui, le ultime due non sono state facili, perché bisogna ammettere che la gestione Braga ha avuto in lui un evidente trascinatore. Quest’anno l’ho visto maturato dal punto di vista mentale, tanto da divenire un vero e proprio leader. Ieri ha ripreso gli allenamenti e spero che contro il Gc ci possa dare una mano, fosse solo per qualche minuto. Per fortuna, il suo infortunio non si è rivelato grave, perché per questa squadra lui rappresenta un valore aggiunto».

Due parole sul grado d’inserimento dei nuovi innesti… «Siamo a buon punto e sono molto contento di tutti gli ultimi quattro arrivi. Inserirsi in un gruppo come quello del Lugano non è facile, in quanto possiede sinergie particolari. Per farlo occorre approcciarsi con il sorriso, mostrare il desiderio di essere accolti. Sussistono difficoltà linguistiche, ma l’approccio degli ultimi innesti non poteva essere più giusto. Saipi ha già dato il suo contributo, così come Celar e Amoura. In settimana abbiamo integrato pure Hadj, rimasto fermo per un lieve problema fisico. Hanno tutti una gran voglia di mettersi in mostra, il che non sempre è scontato».

Giovedì il Gc, domenica la trasferta a Lucerna, ma di turnover ancora non si parla… «In difesa, a centrocampo e sulle fasce i giocatori sono contati. Davanti no, ma negli altri settori non è il caso di pensare a turnover spinti. D’altra parte, da buon allenatore svizzero sono propenso a ritenere che cambiare troppo non sia così facile. In un campionato a 10 squadre bastano due partite senza punti per cambiare l’umore di una squadra. In primo luogo bisogna trovare i giusti equilibri, poi qualche cambiamento arriverà da solo, vuoi per condizioni di forma o fisiche, vuoi per le caratteristiche dell’avversario. E c’è un fattore che si tende a non considerare, ma che quest’anno assumerà grande rilievo: il ritorno del pubblico. Dopo un anno e mezzo di partite nel silenzio di stadi vuoti e che hanno facilitato il fatto di giocare in trasferta, adesso vi è una nuova situazione alla quale adeguarsi. Perché un conto è giocare in un St. Jakob vuoto, tutt’altra cosa è stare in campo quando senti la Muttenz mettere pressione all’arbitro dal 1’ al 90’. Dovremo ritrovare la capacità di tramutare in carica positiva la pressione delle tifoserie avversarie».

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