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08.07.22 - 05:30
Aggiornamento: 17:42

Boris Johnson, il darwinista della bugia

Il leader conservatore ha costruito una carriera basata sulla menzogna, ma questa volta le frottole non l’hanno salvato. Mentre intorno pare uno zoo

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Keystone
Boris Johnson, una lunga storia
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Boris Johnson accusa chi l’ha affossato parlando di "effetto gregge" mentre i suoi sostenitori accusano i ministri di abbandonare la "nave come topi". L’unico vero inamovibile inquilino del numero 10 di Downing Street, Larry il Gatto (che era lì ai tempi di David Cameron e Theresa May e lì sarà con il prossimo premier), viene mostrato mentre si rifiuta di rientrare nella casa dove Johnson è rimasto asserragliato fino a ieri mattina.

Gli odiatori di professione gli dedicano pagine social in cui cercano foto di oranghi che gli somigliano (e qualcuna, a onor del vero, l’hanno anche trovata). In tv il presentatore Morgan Piers si presenta con un maiale in braccio senza lasciare molti dubbi su chi rappresenterebbe. Il leader laburista Keir Starmer etichetta i fedelissimi di Johnson come una schiera di "nodding dogs", quei cani-giocattolo la cui testa a molla fa su e giù facendoli annuire continuamente. Ci sono più animali qui che nella Fattoria immaginata da un altro inglese illustre, George Orwell, rendendo il tutto la parodia della parodia.


Il gatto Larry, inquilino di Downing Street numero 10 (Keystone)

Lo stesso Johnson, nel discorso in cui ufficializza la sue dimissioni, si è detto convinto che "il brillante sistema darwiniano" del Partito conservatore saprà trovare la persona giusta, dimenticando che c’è solo un sistema più elitario di quello britannico, ed è quello dei conservatori britannici, che dribblano il darwinismo non scegliendo mai davvero il più adatto, ma quello con più appoggi e amicizie altolocate (non è forse vero che i grandi college esclusivi del Regno sono i club dove chi detiene il potere fa annusare i consimili ai suoi rampolli?).

Così Johnson è arrivato al potere. O meglio, così Johnson ha fatto più o meno tutto quel che ha fatto. Giornalista al Times con una spintarella di famiglia, poi cacciato con infamia per una citazione inventata, approdò al Daily Telegraph con un solo merito ben poco meritocratico, essere stato compagno di università (a Oxford, guardacaso) del direttore Max Hastings.


Morgan Piers in diretta con in braccio un maiale (Keystone)

Diventato corrispondente da Bruxelles a fine anni Ottanta, BoJo fece di tutto per affossare l’Europa unita mentre questa provava a costruirsi (nemmeno si chiamava ancora Unione europea). Iniziò a inventarsi notizie di sana pianta, acquisendo notorietà e adottando una massima di Tom Waits come strategia: "Alla maggior parte della gente non interessa se tu stia dicendo la verità o una bugia finché riesci a intrattenerla".

Nacquero così dozzine di falsi miti, tutti con la sua firma, lo stop europeo alle salsicce britanniche, gli annusatori di letame, il limite alla curvatura delle banane, l’equiparazione delle lumache ai pesci. Di frottola in frottola, Johnson è arrivato nel 2019 a Downing Street, come alfiere della Brexit, che ha sostenuto oltre ogni ragionevolezza con altre menzogne.


Brexit e martello (Keystone)

La lista delle sue balle politiche è talmente lunga che sarebbe impossibile trovarle spazio su questa colonna; saltiamo quindi direttamente al Partygate, la bugia più innocente e allo stesso tempo la più imperdonabile, quella che permise a lui e alla sua cerchia più ristretta di gozzovigliare in compagnia durante la pandemia mentre i britannici restavano reclusi in casa.

Davanti a chi lo ha sbugiardato ha shakerato e poi usato lo stesso mix che aveva già allungato la vita politica a due tipi che gli somigliano, Silvio Berlusconi e Donald Trump: vittimismo, potere mediatico, omertà, connivenze spacciate per amicizie (sfruttate nel modo più subdolo ed egoista, "se crollo io, mi trascino dietro tutti"), nuove balle, sempre più grandi. Perché sì, discendiamo tutti dalle scimmie, come ci ha spiegato Darwin, ma pochi discendono dalle loro stesse bugie come Boris Johnson.


Gelato bigusto, Regno Unito e Galles (Keystone)

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