laRegione
laR
 
12.07.21 - 18:54

Viola Amherd, il caccia e l’aspirapolvere

Abbiamo a che fare con un Consiglio federale senza politica, che approva la lista della spesa preparata dai vertici militari.

di Fabio Dozio
viola-amherd-il-caccia-e-l-aspirapolvere
(Keystone)

Viola Amherd, un po’ meno raggiante del solito, ha spiegato in tv di aver scelto il nuovo caccia bombardiere con i criteri che si usano per acquistare un aspirapolvere. Sembrava uscita dal grande magazzino con sottobraccio il nuovo elettrodomestico, scelto dopo aver calcolato il miglior rapporto prezzo-qualità.

Abbiamo a che fare con un Consiglio federale senza politica. La massima autorità istituzionale del Paese decide di spendere sei miliardi di franchi senza valutazioni politiche! Approvando la lista della spesa preparata dai vertici militari.

Secondo i commentatori la decisione non fa una grinza, perché tre anni fa, ha spiegato Amherd, “il Cf aveva deciso che avremmo scelto questo aereo sulla base del diritto degli appalti pubblici e ciò ci obbliga ad attenerci alla legge che prevede il miglior rapporto costi-benefici”. Non male come artificio per evitare di fare ciò per cui un governo viene eletto, cioè scelte politiche. Prima di ponderare le opportunità di acquisto, si definisce una gabbia contabile e giuridica che poi giustificherà l’inazione politica. Chiamiamolo sofismo.

Gli esperti ci dicono che il caccia americano è il migliore. Noi non siamo in grado di giudicare, ma dei tecnici dell’esercito elvetico c’è da fidarsi? Gente che non ha mai fatto una guerra, per fortuna, e nemmeno una battaglia. L’ultima volta che l’esercito ha sparato è stato contro i manifestanti a Ginevra nel 1932, uccidendo 13 civili inermi, per lo più passanti!

Neanche sui costi ci sono certezze. Fonti Usa, riprese dalla stampa svizzera, affermano che il prezzo è solo una stima. Inoltre, chi può veramente garantire che il caccia della Lockheed Martin sia il migliore? Basta curiosare in rete per scoprire numerose critiche. Per esempio, fonti del Dipartimento della Difesa statunitense hanno denunciato 871 carenze tecniche dell’F-35, fra cui almeno una decina considerate pericolose e che possono “causare la morte o lesioni gravi”. Per vedere svolazzare il bombardiere si spendono dai 55 ai 60 mila franchi l’ora, con costi di manutenzione, secondo un recente rapporto Usa, del 61,7% superiori al previsto.

Scegliere un velivolo statunitense significa dipendere dagli Stati Uniti. Lo ha confermato papale papale la stessa capa della Difesa: “Quando si acquista un aereo è del tutto normale che si creino delle dipendenze”. “Con gli aerei da combattimento americani, il Pentagono è sempre a bordo", ha detto un deputato socialista: “La sovranità e la sicurezza dei dati non è garantita”. E, politicamente, si sceglie di voltare le spalle ai produttori europei.

Insomma, le ombre che si proiettano sul super caccia sono molte. C’è da augurarsi che gli uomini di Amherd siano in grado di presentare un dossier di cristallina trasparenza al Parlamento, quando questo sarà chiamato ad avallare la decisione governativa. Socialisti, Verdi e Svizzera senza esercito hanno già annunciato un’iniziativa per vietare l’acquisto di jet americani. Non sarà facile, perché bisognerà ottenere anche l’approvazione della maggioranza dei Cantoni.

La politica di sicurezza della Svizzera necessita di 36 caccia? Perché così tanti, perché così cari? Il 49,9% dei votanti in autunno ha detto no ai 6 miliardi. Negli ultimi 50 anni a cosa sono serviti i caccia che volavano solo nelle ore d’ufficio? A niente, sarebbero bastati i nostri Pilatus. Oggi, con 6 miliardi, se ne possono acquistare 600: Swiss made!

Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Opinioni
Commento
10 ore
Referendum grotteschi, ‘cristallini’ esempi di democrazia
Messa in scena perfetta per un leader militarmente alle strette, dopo aver sperato di occupare la capitale nemica con un blitz di una manciata di giorni
Commento
2 gior
L’arte della supercazzola, dal Mascetti a TiSin
L’associazione padronale Ticino Manufacturing si sfila dalle sue stesse oscenità, con un comunicato piuttosto surreale
Commento
2 gior
Ueli Maurer, lo statista riluttante
Da artefice dell’ascesa dell’Udc a consigliere federale e rispettato ‘tesoriere’. Il suo ritiro chiude un cambio generazionale nel primo partito svizzero.
Commento
3 gior
Quando la bomba scoppia in mano all’artificiere
Tutti i non sentito dire dei piani alti dell’amministrazione cantonale: dall’ex funzionario del Dss al direttore di scuola media
Commento
4 gior
La rivoluzione contro il velo
Le donne in piazza con coraggio dopo la morte di Mahsa Amini, colpevole di avere un hijab messo male. Il regime però ha risposto con il pugno duro
Commento
5 gior
Cassa malati, sogno (o chimera) di un pomeriggio autunnale
L’annuncio dei premi 2023 è senz’altro un brutto risveglio. Abbondano le motivazioni che spiegano la stangata, mancano le soluzioni
Commento
6 gior
Con la candidatura di Marchesi, a destra parte la bagarre
Se il presidente Udc verrà eletto in governo, sarà a scapito di un seggio leghista. La Lega dovrà difendersi anche dagli ‘amici’, che però corrono veloce
Commento
6 gior
L’era del tofu merluzzato
Gli italiani disposti a provare qualsiasi cosa pur di vedere un cambiamento. Ma il cambiamento, finché ci saranno Casini e i suoi emuli, pare impossibile
Commento
1 sett
Un’onda nera sull’Italia
L’analisi di Aldo Sofia dopo il voto che ha visto trionfare Giorgia Meloni
Commento
1 sett
Dal ‘sì’ ad Avs 21 segnali chiari alla politica
No a un ulteriore aumento dell’età di pensionamento, no a riforme a scapito delle donne meno abbienti, avanti con quella del secondo pilastro
© Regiopress, All rights reserved