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(Ti-Press)
17.11.21 - 08:10
di di Alex Farinelli

Digitalizzazione: tartaruga o lepre?

In questi anni sempre più spesso sentiamo parlare dell’importanza di avere una strategia nell’ambito dell’informatizzazione e della digitalizzazione. Effettivamente la rivoluzione vissuta, e che stiamo vivendo, apre una serie di quesiti e di sfide unitamente però a delle grandi opportunità. Purtroppo, la Svizzera, che tendenzialmente ha fondato il suo successo sul fatto di essere un paese efficiente e innovativo, è decisamente in ritardo su questo fronte. Questo anche confrontandoci a Stati europei che non sono certamente i primi della classe.

Il problema è che in questo ambito, e lo viviamo quotidianamente, il divario diventa immediatamente importante: nell’era digitale essere in ritardo di qualche anno equivale a essere quasi a distanza di un’epoca. Pensiamo ad esempio al fatto che nelle fasi iniziali della pandemia c’erano cifre e dati che non erano sempre affidabili perché questi venivano trasmessi via fax dai Cantoni all’ufficio federale per la sanità. Questo nel 2020 non nel 1980. È facile immaginare che ci siano parecchi altri ambiti dove la situazione, purtroppo, non è molto migliore.

Le cause sono probabilmente da ricercare in uno spirito a volte eccessivamente conservativo (e forse eccessivamente preoccupato della protezione dei dati, salvo poi condividere le nostre vite sui social) unito a delle istituzioni frammentate dal federalismo, e che quindi arrancano un po’ nell’epoca in cui la chiave di volta spesso è la condivisione. Due elementi che rischiano di essere un freno non indifferente a questo sviluppo.

Si badi bene quando si parla di digitalizzazione non si deve pensare alla semplice trasposizione di processi conosciuti, e consolidati, su carta dentro lo schermo di un computer, ma piuttosto un vero e proprio ripensamento delle modalità con cui si gestiscono dati e flussi che vada oltre i confini delle singole strutture amministrative sia intese come livelli istituzionali (Confederazione, Cantoni e Comuni) che all’interno delle stesse (con il famigerato e temuto dipartimentalismo). Insomma ripensare proprio le modalità di lavoro dove al centro viene messo l’utente e il fatto che è quest’ultimo (azienda o persona fisica che sia) al quale bisogna semplificare al massimo la vita, questo al contrario di quello che oggi talvolta accade dove sembra piuttosto che l’impostazione sia quella di semplificare il lavoro dalla parte dell’amministrazione.

Per entrare nel concreto ad esempio andrebbe applicato l’once only principle, che consiste nel fatto che un dato dovrebbe essere fornito una volta sola e non a ogni ufficio, dovrebbe essere la regola. Così invece non è, tendenzialmente cittadini e imprese devono continuare a fornire informazioni che lo Stato ha già o che, e qui si rasenta l’assurdo, sono “prodotte” da altri uffici dello Stato stesso. O ancora il fatto che nel 2021 non sia ancora possibile rapportarsi in modo completamente digitale con le istituzioni, lasciando la modalità “tradizionale” come soluzione per chi lo desidera ma non come regola o via da preferire.

Per fare il salto sarebbe necessario un po’ di coraggio, un cambio di paradigma, e soprattutto la consapevolezza che se si proseguirà con il ritmo attuale, decisamente troppo lento, a essere intaccato, oltre alla pazienza degli utenti, sarà anche un pezzo della nostra competitività. Per questo è necessario e strategico che i 3 livelli istituzionali diano veramente un’accelerata convinta, magari condividendo le soluzioni che funzionano, in questo ambito per far sì che quanto prima la tartaruga si trasformi in lepre. Ne avremo tutti da guadagnarci.

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