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Keystone/Vigili del fuoco
Quarantatré vittime
07.07.22 - 10:05
Aggiornamento: 14:22
Ats, a cura di Red.Web

Quattro anni dopo, inizia il processo per il ponte Morandi

La maggior parte degli imputati è composta da dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e della società d’ingegneria Spea

Le immagini scioccanti del crollo del ponte di Genova, che ha causato la morte di 43 persone, hanno fatto il giro del mondo. Si apre oggi, quasi quattro anni dopo, un mega-processo che coinvolge 59 imputati per determinare le responsabilità.

Il 14 agosto 2018, sotto una forte pioggia, il ponte autostradale Morandi, una via fondamentale per gli spostamenti locali e per il traffico con Francia e Svizzera, è crollato, facendo precipitare nel vuoto decine di veicoli e i loro passeggeri.

Questa tragedia ha gettato una luce cruda sul cattivo stato delle infrastrutture di trasporto italiane e sul ruolo oscuro della società Autostrade per l’Italia (Aspi). L’azienda è stata accusata di non aver effettuato la manutenzione della struttura per risparmiare, questo a scapito della sicurezza.

‘Una bomba a orologeria’

"Il ponte Morandi era una bomba a orologeria. Si sentiva il ticchettio, ma non si sapeva quando sarebbe esploso", ha dichiarato a febbraio Walter Cotugno, uno dei procuratori.

Ha affermato che non c’è dubbio che gli amministratori di Autostrade per l’Italia e della società d’ingegneria Spea, incaricata della manutenzione, "erano consapevoli del rischio di collasso", ma erano riluttanti a finanziare i lavori per "preservare i dividendi" degli azionisti.

La conclusione dei magistrati è schiacciante: "Tra l’inaugurazione del ponte nel 1967 e il crollo – cioè 51 anni dopo – non sono stati eseguiti i lavori minimi di manutenzione per rinforzare gli stralli del pilastro numero 9", che è crollato il giorno della tragedia.

La maggior parte degli imputati è composta da dirigenti e tecnici delle due società, tra cui l’allora direttore generale di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, che se n’è andato con un’indennità di 13 milioni di euro, nonché l’ex capo di Spea, Antonino Galata, e funzionari del Ministero delle Infrastrutture.

Il processo potrebbe durare 2-3 anni

Sono stati perseguiti per omicidio colposo, attentato alla sicurezza dei trasporti e contraffazione. Il processo dovrebbe durare due o tre anni.

Giovanni Paolo Accinni, uno degli avvocati di Castellucci, ha dichiarato che l’accusa "cadrà come una foglia d’autunno" se il processo sarà "equo" e "proteggerà non solo le vittime, ma anche gli innocenti".

Un testimone scomodo

Ma l’accusa potrà contare su un testimone importante: Roberto Tomasi, successore di Castellucci e dirigente di Autostrade per l’Italia dal 2015, che ha mostrato la volontà di voltare pagina e che potrebbe risultare ingombrante per il suo predecessore.

All’epoca della tragedia, Aspi era di proprietà del gruppo Atlantia, controllato dalla ricca famiglia Benetton, che a maggio ha venduto la sua quota allo Stato.

Risarcimento da parte di Aspi e Spea. ‘Un primo riconoscimento di responsabilità’

Mentre gli ex amministratori di queste società sono sul banco degli imputati, Autostrade per l’Italia e Spea hanno evitato il processo grazie a un accordo extragiudiziale con la Procura, che prevede il pagamento di 29 milioni di euro allo Stato.

Per Raffaele Caruso, avvocato del Comitato dei parenti delle vittime del ponte Morandi, questo accordo "costituisce un primo riconoscimento di responsabilità" da parte delle due società. "Si tratta di uno dei processi più importanti della storia recente dell’Italia, per il numero di imputati, per la portata della tragedia e per la ferita inferta a un’intera città", ha dichiarato all’agenzia di stampa francese Afp.

Due famiglie hanno rifiutato i soldi

Solo due famiglie delle vittime hanno rifiutato di accettare i risarcimenti offerti da Autostrade, che ha versato più di 60 milioni di euro.

Egle Possetti, presidente del Comitato dei parenti delle vittime, ha rifiutato l’offerta per non perdere la possibilità di costituirsi parte civile e influenzare il processo. "Sono sicura che molti, non tutti, sapevano che il ponte sarebbe crollato un giorno, e alcuni hanno fatto finta di non vederlo", dice con amarezza.

L’altro rifiuto è arrivato da Roberto Battiloro, che ha perso il figlio 29enne nella tragedia e a cui è stato offerto un milione di euro: "La vita di mio figlio non ha prezzo, voglio un vero processo".

Leggi anche:

Crolla ponte dell'autostrada a Genova

Crollo del ponte Morandi: a processo in 59

‘Sapevano che il ponte Morandi era una bomba a orologeria’

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