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07.07.22 - 19:17

Crollo del ponte Morandi, si torna in aula il 12 settembre

Conclusa la prima udienza del processo per la sciagura di Genova del 14 agosto 2018. 59 imputati tra ex vertici e tecnici di Autostrade e Spea

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

Un’ora per l’appello, 45 minuti per consentire agli avvocati di depositare le quasi 300 richieste di costituzione di parte civile, comprese quelle ex novo che riguardano aziende e singoli cittadini, un quarto d’ora per fissare il calendario con tre udienze a settimana dal 12 settembre.

La prima udienza del processo per il crollo del ponte Morandi, che il 14 agosto 2018 provocò 43 morti, feriti, sfollati e milioni di danni, è durata poco meno di tre ore e ha svuotato con largo anticipo le tre aule del tribunale di Genova riservate e collegate tra loro con schermi e microfoni.

Sul banco degli imputati 59 persone tra ex vertici e tecnici di Autostrade e Spea, che si occupava di manutenzioni e ispezioni, attuali ed ex dirigenti del ministero delle Infrastrutture. Tra questi Giovanni Castellucci, ex Ad di Aspi.

Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione di atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Per l’accusa, buona parte degli imputati immaginava che il ponte sarebbe potuto crollare ma non fecero nulla.

Per la difesa di Castellucci, invece: "Fuori dalla favola, e quindi nel rispetto dei fatti, emergerà che il ponte è crollato per un vizio costruttivo", ha detto uno dei legali del manager, Giovanni Accinni. Aspi e Spea sono uscite dal processo patteggiando circa 30 milioni.

Il processo "più importante che abbiamo in Italia in questo momento" lo ha definito il presidente del collegio Paolo Lepri replicando a un avvocato che lamentava possibili sovrapposizioni con altri dibattimenti, ripartirà il 12 settembre. Entro dicembre potrà entrare nel vivo con i primi testimoni.

Sono più di 550 solo sommando quelli dell’accusa e quelli delle difese epurati dei doppioni, 57 sono i consulenti tecnici. E potrebbero lievitare se fossero accolte le richieste delle parti civili e soprattutto i loro testi.

"Non abbiamo nessun interesse a negare giustizia – ha spiegato al termine dell’udienza il procuratore Francesco Pinto – sarà il tribunale a valutare e non ci metteremo a questionare, ma è evidente che non sarà possibile arrivare a quantificare il danno per ciascun impresa, singola o associazione, ma al riconoscimento della sua esistenza rinviando le liquidazioni in sede civile".

"Per questo, ispirandoci a una logica di ragionevole durata del processo, auspichiamo e chiederemo che i testimoni di queste parti siano ridotti all’osso se non addirittura azzerati e sostituiti da una prova documentale".

Come dire: se ogni azienda danneggiata pensasse di portare il proprio commercialista o i propri clienti per dimostrare il crollo del fatturato, i tempi del processo diventerebbero ingestibili. E in quel caso sì che la prescrizione potrebbe avvicinarsi anche se al momento la Procura non è preoccupata.

I reati come il crollo e il disastro si prescrivono nel 2033, nel 2031 decade l’attentato alla sicurezza dei trasporti. Diversa la questione delle omissioni e dei falsi che si prescriveranno tra il 2023 e il 2024.

"Allo stato penso che il reato di disastro non si prescriverà – spiega Pinto – se il tribunale mantiene la marcia che si è data oggi e senza lunghe sospensioni si può andare avanti serenamente".

Soddisfazione dai parenti delle vittime: "Abbiamo speranza che tutto possa andare per il meglio, che si riesca ad arrivare alle condanne e che sia fatta giustizia – ha detto Egle Possetti –. È chiaro però che in Italia i processi sono sempre complicati". Per lei e gli altri parenti delle vittime oggi decine di interviste a televisioni di tutta Europa e dall’America.

Telecamere che hanno potuto riprendere solo 10 minuti e poi non potranno più entrare in aula a causa di un’ordinanza del presidente del tribunale. Ordine e sindacato dei giornalisti hanno protestato con un presidio. "Questo è un evento che ha scosso il mondo, è un fatto eclatante, non siamo davanti a fatti intimi ma a responsabilità pubbliche. Non è accettabile che venga oscurato un processo come questo", ha detto il presidente dell’ordine nazionale dei giornalisti Carlo Bartoli.

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