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09.05.22 - 18:27
Aggiornamento: 18:50

Tutti ne parlano, nessuno vuole eliminarlo veramente

Il valore locativo dovrebbe essere giunto al termine del suo ciclo di vita, ma non c’è la piena volontà politica per cambiare regime

di Generoso Chiaradonna
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La prima casa dovrebbe essere esentata – parzialmente – dal reddito locativo

L’iniziativa parlamentare della Commissione economia e tributi del Consiglio degli Stati (Cet-S) risale a cinque anni fa ed è chiara nell’intento: sopprimere il valore locativo sancito dal diritto fiscale almeno sulla prima casa, quella occupata dal proprietario. Le abitazioni secondarie non sarebbero state toccate da questa misura. Un modo, quello di non considerare più questo reddito ‘in natura’ (secondo l’interpretazione del Tribunale federale, ndr) nella dichiarazione d’imposta con la contestuale eliminazione (totale o parziale, ci sono più proposte in campo, ndr) della deduzione degli interessi, per cercare di disincentivare l’indebitamento ipotecario degli svizzeri, il popolo in Occidente con una delle quote più basse di proprietari, ma nel contempo tra i più indebitati proprio per la casa.

Delle proposte per eliminare del tutto o attenuare il peso del reddito locativo, si è parlato anche questa mattina nell’ambito di una giornata – ‘la fiscalità del domani’ – organizzata dal Centro di competenze tributarie della Supsi al Lac di Lugano. Una delle prime manifestazioni interamente in presenza dopo due anni di pandemia. Sul fatto che forse, dopo decenni, si sia giunti a un punto di svolta a proposito di questo cespite d’imposta, il professore Marco Bernasconi è molto scettico. «Sul tavolo si rincorrono da anni tante proposte anche di segno opposto. In realtà sarebbe la stessa Legge federale sulle imposte dirette (Lifd) a dover essere riformata interamente risalendo essa stessa – con vari adeguamenti – agli anni Quaranta. Nel frattempo la società è cambiata», ha ricordato Bernasconi intervenuto al seminario. A preoccupare sono anche le mancate entrate fiscali per la Confederazione – e a scendere per Cantoni e Comuni – a seconda del modello di esenzione scelto: fino a 660 milioni di franchi l’anno. La Conferenza svizzera dei direttori delle finanze, per esempio, privilegia lo statu quo e raccomanda di non entrare in materia sul progetto di legge in quanto "il sistema attuale funziona e rispetta i principi costituzionali". Inoltre, il progetto di legge non è neutro finanziariamente e rischia di generare considerevoli perdite di gettito fiscale.

E il calo di gettito preoccupa anche il Cantone Ticino tanto che nell’ambito della procedura di consultazione – come ricorda John Sulmoni, vicedirettore della Divisione delle contribuzioni – Bellinzona è favorevole al mantenimento del valore locativo delle abitazioni a uso proprio del contribuente. L’abolizione comporterebbe, ha spiegato Sulmoni, un’importante perdita di gettito fiscale. Il Ticino è anche favorevole alla variante due del progetto della Cet-S, vale a dire alla deducibilità fiscale degli interessi passivi fino a concorrenza del 70% del rendimento imponibile della sostanza. Inoltre è favorevole alla deducibilità per investimenti destinati al risparmio energetico e alla protezione dell’ambiente.

Preoccupazione analoga l’ha espressa anche Adriano Venuti, presidente della sezione ticinese dell’Associazione svizzera degli inquilini. «Un’alternativa all’abolizione del valore locativo con il mantenimento della deduzione di interessi e spese sarebbe quella di permettere la totale deducibilità della pigione. Ma anche in questo caso non saremmo d’accordo perché le perdite fiscali, quindi per la collettività, sarebbero troppo elevate», ha affermato Venuti.

Più possibilista, almeno nei confronti della versione più light di esenzione proposta dalla Cet-S, è Gianluigi Piazzini, presidente della Camera ticinese per l’economia fondiaria (Catef). Piazzini ha ricordato che «il fisco quando azzanna, non molla».

Il Nazionalea rilancia

Ma prima di esprimersi definitivamente sul progetto del Consiglio federale, la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale (Cet-N) vuole approfondire ulteriormente l’argomento.

L’imposta sul valore locativo – un reddito ‘non monetario’ da cui il proprietario può dedurre gli interessi passivi e i costi di manutenzione – esiste in Svizzera dal 1915. I tentativi di abolire questa imposta sono ripetutamente falliti alle urne e in parlamento.

Il 21 settembre scorso, gli Stati hanno approvato per 20 voti a 17 e 2 astensioni il disegno della commissione preparatoria volto ad abolire tale imposizione per le abitazioni primarie, ma non per quelle secondarie. La commissione gemella al Nazionale (Cet-N), come ha ricordato il professor Samuele Vorpe, responsabile del Centro competenze tributarie della Supsi, venerdì scorso ha fatto propria in parte questa soluzione, ma aggiungendo alcune modifiche di peso. A differenza dei ‘senatori’, la commissione crede che qualsiasi cambiamento nel sistema dovrebbe applicarsi anche alle seconde case occupate dai proprietari. La Cet-N desidera inoltre che anche a livello federale restino possibili deduzioni per il risparmio energetico e per demolizioni (19 voti a 4 e 2 astensioni), mentre il Consiglio degli Stati voleva che ciò fosse ammesso soltanto a livello cantonale.

La commissione ha anche esaminato cinque modelli di deduzione degli interessi passivi, optando per quello con il 100% di deducibilità e ha incaricato l’Amministrazione di calcolare i costi delle modifiche di legge proposte e i costi di un modello alternativo che prevede di limitare il valore locativo al 60 o 70% della pigione di mercato. Tale modello manterrebbe più o meno in vita il sistema attuale.

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