Ticino

5G, il Consiglio di Stato ticinese non appoggia la moratoria

Il governo non l'ha presa in considerazione perché non è di competenza cantonale (ma federale). Procedura edilizia per le antenne? "Soluzione coerente"

Ti-Press
17 luglio 2019
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Il Consiglio di Stato ticinese non intende imporre una moratoria sul 5G. O meglio: non ha nemmeno valutato l'ipotesi. Intanto perché la misura esula dalle competenze cantonali (si tratta di decisioni da prendere eventualmente a livello federale), spiega il governo in due risposte ad altrettanti atti parlamentari inoltrati dai granconsiglieri Fabio Käppeli (Plr) e Claudia Crivelli Barella (Verdi). E poi perché l'attuale sistema, che prevede il ricorso alla procedura edilizia ordinaria per la conversione dei vecchi impianti di telefonia alla tecnologia 5G, "si rivela ancora più coerente e giustificato" siccome "oltre che garantire il diritto di terzi di essere informati, tutela pure il loro diritto di opporsi".

Per l'esecutivo cantonale "l'accorta e rigorosa applicazione" delle norme federali in materia di Radiazioni non ionizzanti e di quelle cantonali è da considerarsi "l'opzione più valida, razionale, giuridicamente ineccepibile e rispettosa degli interessi sia del cittadino sia degli operatori di comunicazione mobile". 

Pur riconoscendo l'esistenza di una certa preoccupazione all'interno della popolazione sulle radiazioni elettromagnetiche e, nello specifico, sulla posa di nuove e antenne, il governo – sollecitato da Crivelli Barella su questo punto – non ritiene vi siano gli estremi per giustificare una campagna informativa "di sensibilizzazione alla cittadinanza sui rischi che comporta un'esposizione alle radiofrequenze". Questo perché "al momento attuale né nella letteratura nazionale né in quella internazionale possono essere reperiti studi dirimenti sul tema". Detta altrimenti: per il momento nessuno studio scientifico prova che effettivamente esistano quei rischi citati dalla deputata ecologista nella sua domanda. 

Per quanto concerne invece l'installazione di wireless nelle scuole, così come previsto dal Dipartimento educazione, cultura e sport, il Consiglio di Stato precisa che la tecnologia senza fili negli istituti "non è destinata a sostituire gli impianti cablati", bensì "è necessaria per diversificare l'accesso alla rete e permettere l'utilizzo di dispositivi mobili da parte di studenti e docenti nel rispetto del livello di sicurezza informatica che una scuola deve garantire". Verranno comunque impiegate "unicamente antenne di alta qualità proprio per garantire che tutte le raccomandazioni e normative federali siano rispettata".

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