Mendrisiotto

Monte Generoso, prossima fermata Buffet Bellavista

Un restauro rispettoso restituisce l’antico ritrovo lungo la ferrovia a cremagliera. Anteprima in vista dell’apertura della stagione Fmg nel marzo 2023

Ritorno al Buffet Bellavista
(Fmg)
16 ottobre 2022
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A volte il filo della storia - quella di tutti e quella personale - passa da luoghi insospettabili. Come un Buffet della stazione attaccato alle pendici di una montagna. Al Buffet Bellavista, alla stazioncina intermedia della ferrovia a cremagliera che sale verso la vetta del Monte Generoso, la storia, piccola e grande, parla dalle pietre e dalle travi di legno. È infatti con il rispetto dovuto al nostro passato che la Ferrovia Monte Generoso (Fmg) e i professionisti che hanno messo mano all’edificio si sono avvicinati al progetto di ristrutturazione di un ritrovo che ha un posto particolare nel cuore dei momò. Il risultato dell’operazione è senz’altro efficace. Chi, nel fine settimana, ha potuto soddisfare la curiosità di affacciarsi sulla soglia e vedere da vicino il Buffet - una volta scartato il cantiere durato dieci mesi e condotto in porto un investimento da un milione di franchi, alleato prezioso il Percento culturale Migros - ha vissuto un po’ un amarcord. Per il momento sarà solo un assaggio, che si ripeterà per altri quattro momenti, il 22, 23, 29 e 30 ottobre prossimi. Per la riapertura vera e propria, in effetti, bisognerà attendere il 25 marzo 2023 e il varo della nuova stagione, della nuova veste e della nuova stagionalità. Nel frattempo, questo inverno si ultimerà il rinnovo della linea ferrata.

‘Una pagina del Monte Generoso’

L’autunno sembra ridare respiro al bosco che scorre fuori dai finestrini del trenino arancione mentre si arrampica sul Generoso fino a 1223 metri di altitudine. In questa occasione si fa tappa alla Bellavista: la Fmg ha da svelare il Buffet ritrovato. I primi a vederlo questo sabato, quale ‘premio’ assieme a un pezzo della vecchia cremagliera del 1890, sono stati i quasi 300 sostenitori che hanno aderito all’iniziativa lanciata nel 2020 per il 130esimo anniversario della Ferrovia. La scritta sulla facciata è quella originale, come parte dell’arredo: tecnica e memoria hanno avuto una fusione armonica nel segno della ecosostenibilità (incluso l’impianto di fitodepurazione per il trattamento delle acque reflue).

«Oggi stiamo scrivendo una pagina del Monte Generoso», rimarca subito Monica Besomi, vice direttrice della Fmg. Nella strategia della Ferrovia la struttura va, di fatto, a completare un’offerta turistica diversificata che spazia dal Fiore di pietra in vetta al camping sul lago. Del resto, ribadisce ancora Besomi, «l’obiettivo della direzione, che ha messo impegno e passione in questo progetto, era di ristrutturare una presenza storica mantenendo le sue unicità e il legame con il territorio»; ben consapevoli che «si è guadagnato un posto nel cuore di tutti gli escursionisti e turisti passati da qui, ma soprattutto per la popolazione del Mendrisiotto e del Ticino».

’Abbiamo operato come fa un sarto’

Non è un caso se, come conferma l’ingegner Luigi Brenni, parte con gli architetti Michela Pagani e Désirée Rusconi della squadra di professionisti che ha affrontato il restauro volutamente conservativo, «qui si è rispettata la storia e si sono voluti onorare i costruttori della fine dell’Ottocento, per noi leggendari». Una sfida non trascurabile, nella quale hanno avuto un ruolo significativo anche i tanti artigiani che hanno partecipato all’impresa. «Come un buon sarto dei tempi andati – spiega Brenni –, con pazienza e non senza qualche rischio abbiamo scucito e ricucito e salvato il salvabile, che è la gran parte dell’edificio oggi sotto gli occhi. Poi, consegnata la struttura agli architetti, si è fatto rivivere l’interno mediante un intervento moderno e funzionale».

‘È stato come entrare in una cristalleria’

Per Michela Pagani occuparsi del Buffet, confessa, «è stata un’esperienza immersiva e al contempo estraniante», lì nella natura dove a fine Ottocento si è adagiato un piccolo edificio ligneo. Uno stabile ritrovato, a oltre un secolo di distanza, «molto malandato nella sua struttura e ferito anche da ristrutturazione iniziata e poi interrotta». Il fascino del passato, sulle prime, aveva ispirato «l’idea di ripristinare un edificio completamente in legno, dentro e fuori. Poi la direzione ha privilegiato, giustamente, la conservazione dell’edificio storico».

E lì è iniziata l’avventura. «È stato come entrare in una cristalleria – racconta l’architetto –, perché qualsiasi movimento rischiava di comprometterne la struttura. Rassicurate dall’ingegner Brenni, ci siamo occupate dello spazio. Il primo lavoro è stato quello di svuotarlo da ciò che era stato aggiunto negli anni, togliendo fascino e semplicità». Due caratteristiche ritrovate dopo il recupero dell’atmosfera del Buffet dei tempi che furono e la scoperta di angoli sinora rimasti nascosti. «Grazie all’intuizione della direzione – illustra Pagani – abbiamo cercato di mettere in comunicazione i principali livelli della costruzione; ovvero il piano superiore mansardato, con tutta probabilità sconosciuto alla più parte dei frequentatori del Buffet, al piano terra e alla cantina».

Il legame con Mendrisio

L‘attenzione ai dettagli, infatti, è stata massima. «Tutto il legno interno della fine dell’Ottocento – fa sapere ancora la progettista – è stato ripulito e riposizionato con la stessa tipologia costruttiva e lasciato al naturale. L’intento, d’altro canto, era quello di riportare calore e convivialità, grazie anche a un camino e due stufe – che sono il sistema di riscaldamento – e dei tavoloni di legno e delle sedie di recupero che sembra siano sempre state qua». È bastato poco al sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini, grato per il «garbo» utilizzato nell’intervento, per rinverdire i ricordi. «È un po’ come nel film ’Ritorno al futuro’. D’altra parte, i rapporti e i legami tra la Ferrovia e autorità e comunità di Mendrisio sono molto forti da sempre, nel segno di una reciproca collaborazione, ma anche di una riconoscenza per tutto quello che ha portato dal punto di vista, economico, culturale e sociale». A ben vedere Bellavista, come ha annotato don Marco prima di impartire la benedizione, non è solo un toponimo.

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