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12.08.22 - 05:10
Aggiornamento: 19:47

Rovio, gli amici del giovane: ‘Famiglia disagiata’

‘È vero ha delle dipendenze, ma fra i due la persona più pericolosa è il padre, è stato spesso violento’. Parlano gli amici del 22enne colpito ad Agno.

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Ti-Press
Via Aeroporto ad Agno, dove si sarebbe consumata la sparatoria domenica scorsa

«Fra i due, la persona più pericolosa è il padre». Il grave fatto di sangue capitato domenica scorsa ad Agno, dove un 22enne è rimasto ferito da uno sparo partito dal fucile del padre 49enne, continua a far discutere. A essersi rivolti alla nostra redazione sono stavolta degli amici del giovane (nomi noti alla redazione), che contestano quantomeno parzialmente il quadro sin qui dipinti da altre fonti vicine alla famiglia. «È vero – ci dice un amico – che (il 22enne, ndr) rubava, si dice che abbia commesso piccoli furti anche nel suo paese (Rovio, ndr), ma lo faceva perché aveva delle dipendenze. In realtà è un buono, la cosa grave è che il padre abbia sparato al figlio e che avesse a casa un fucile modificato. Se si è disperati, si cerca di aiutare il proprio figlio e non di cacciarlo di casa».

‘La droga? Girava già a casa’

In un contesto molto delicato, e di indagini ancora alle prime battute, gli amici dell’aggredito desiderano quindi rimettere in un certo senso il campanile al centro del paese, dal loro punto di vista. Portare la propria versione dei fatti e, in tal modo, manifestare il proprio supporto all’amico. E in particolare evidenziare il presunto grave disagio sociale nel quale vivevano la vittima e la famiglia. «Non andava d’accordo coi genitori, erano frequenti anche le liti con la madre e il padre lo picchiava e lo buttava fuori di casa spesso – ci dice un altro amico –. Gira persino voce che una volta l’abbia buttato giù dal balcone e un altra ancora colpito in testa con un attrezzo da lavoro. Io non ero presente, ma sono cose che tutti sapevano nella zona, da anni. Come tutti sapevano anche delle dipendenze dei genitori. Lui è cresciuto in una famiglia nella quale era presente molto disagio. Questo lo ha portato a essere così. Consuma droga, è vero, ma l’ha vista a casa sua per la prima volta».

Il padre? ‘Scatti d’ira, ultimamente lo si vedeva con un’espressione strana’

«Con il padre le litigate spesso degeneravano in botte – conferma un’altra testimonianza –. Ma mentre lui (il 22enne, ndr) era un buono, anche se con la personalità modificata dalle dipendenze, il padre aveva atteggiamenti violenti. E quel che ci fa pensare è che in alcune situazioni, li abbia avuti anche in pubblico». Uno di questi casi, sarebbe avvenuto non molto tempo fa, a giugno, nei pressi del bar San Marino di Melano, dal quale, secondo informazioni non confermate, il 49enne sarebbe stato persino diffidato. Lì ci sarebbe stata una violenta lite che avrebbe coinvolto il padre e dei giovani, al termine della quale il 22enne sarebbe stato nuovamente picchiato e buttato fuori casa, secondo gli amici. «Questo capitava spesso. Il padre aveva degli scatti d’ira, un linguaggio spesso sconveniente, ultimamente lo si vedeva con un’espressione strana, come arrabbiata».

‘Difficoltà finanziarie in famiglia’

Mentre già nei giorni scorsi era emerso che anche il padre avesse problemi di droga e fosse noto alle autorità, secondo gli amici del giovane i problemi non si limiterebbero a questo: «La famiglia aveva anche difficoltà finanziarie e nell’ultimo periodo non sarebbero stati regolari nel pagamento dell’affitto di casa». Un tassello che, se confermato, andrebbe a unirsi al quadro già raccontato dalle fonti vicine alla famiglia, secondo le quali il movente dell’aggressione sarebbe proprio finanziario: la rabbia del padre sarebbe dovuta a un furto del figlio a casa della nonna paterna. E mentre dopo i fatti nessuno degli amici da noi sentiti ha avuto contatti con il giovane («gli abbiamo scritto, ma non ci ha risposto»), un paio di loro l’hanno visto pochi giorni prima di domenica. «Ci siamo visti sul bus – dice un’amica –, abbiamo parlato del caldo, del più e del meno, l’ho trovato centrato». «Io l’ho incontrato una sera in giro. Era ben vestito, con una giacca elegante, non era messo male. Nulla lasciava presagire cosa sarebbe successo».

‘La situazione della famiglia era nota a molti. Perché non si è intervenuto?’

Eppure, «questa situazione si conosce da anni. Come è possibile che nessuno sia mai intervenuto?». Appunto, com’è possibile? «La situazione era nota in valle – precisa un testimone –, ma non si pensava che si sarebbe arrivati a questo punto. Si tendeva a giustificare. In paese si dice che anni fa era stata allertata un’assistente sociale, ma poi era finita in nulla». «È pieno di situazioni come questa in Ticino – aggiunge un’altra –. Situazioni che possono risolversi prima che degenerino, e anche questa lo era, perché i problemi di dipendenze della famiglia erano noti. Ma si è aspettato che capitasse il casino e questo non va bene».

Interrogativi importanti, come lo sono quelli ai quali stanno cercando di rispondere in questi giorni gli inquirenti. Le indagini, coordinate dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, proseguono in questi giorni con gli interrogatori. Non agevolati dalle ancora difficili condizioni di salute del giovane, sempre ricoverato alle cure intense sebbene ormai fuori pericolo. Le accuse mosse nei confronti del 49enne, ricordiamo, sono di tentato assassinio, subordinatamente tentato omicidio, nonché infrazione alla Legge federale sulle armi.

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