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03.02.22 - 05:30
Aggiornamento: 17:21

Lugano alternativa, la Città lavora a una convenzione

Il Municipio scrive al gruppo guidato da Boas Erez. Il sindaco Foletti: ‘Siamo interessati. Le proposte non istituzionali sono legittime’

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Ti-Press/Archivio
Il gruppo “Per una Lugano aperta, innovativa e accogliente” presentatosi lo scorso ottobre

“Continuate a lavorare”. Suona più o meno così il via libera dato dal Municipio al gruppo capitanato da Boas Erez, rettore dell‘Università della Svizzera italiana (Usi), che l’ottobre scorso aveva manifestato pubblicamente una visione per il futuro di Lugano e un’offerta culturale alternativa. Settimana scorsa, nell’incontro con l’esecutivo, i promotori dell’iniziativa hanno illustrato i punti salienti del loro programma. Ce lo conferma il sindaco di Lugano Michele Foletti che, proprio ieri, ha firmato la lettera nella quale «il Municipio li esorta a proseguire per portare proposte concrete. Abbiamo anche messo in evidenza il fatto che ci aspettiamo dai promotori un riconoscimento ‘dal basso’, ossia dalle varie realtà che promuovono cultura alternativa o non istituzionale. Nella lettera, abbiamo pure fatto presente che non possono pretendere di essere l’interlocutore esclusivo del Municipio. L’esecutivo si sente libero di discutere con tutti coloro che hanno proposte da presentare».

‘Restiamo aperti a discutere con tutti’

Nel frattempo, si è fatto avanti qualcun altro? «Abbiamo già incontrato anche altre persone che hanno presentato proposte e con le quali stiamo lavorando per cercare di concretizzare soluzioni che permettano loro di presentare, temporaneamente, proposte culturali non istituzionali», risponde Foletti assicurando che la porta di Palazzo civico è sempre aperta. «Per ora, nessuno ha richiesto uno spazio pubblico esclusivo di proprietà della Città di Lugano per insediarvi un centro autogestito – precisa il sindaco –. Questo, al momento non è contemplato. Del resto, l’idea della Città è quella di non prevedere esposizioni permanenti. Vogliamo invece mettere a rotazione le proposte. Ci pare difficile avere un interlocutore che voglia uno spazio esclusivo (che comunque oggi non c’è) e che sia capace di ospitare tutti quelli che intendano presentare un’offerta sociale e culturale diversa da quella prettamente istituzionale. Siamo aperti a discutere e a valutare ogni singola proposta, sulla base di minime regole di convivenza da accettare».

‘Esistono diversi modelli di convivenza’

Tornando al gruppo, formato dalle architette Monique Bosco-Von Allmen e Sophie Maffioli, dall’operatore culturale Damiano Merzari, dall’esperto in politiche giovanili Edo Carrasco e dal rettore Boas Erez, l’ispirazione fa riferimento a ciò che succede nella Reitschule di Berna. Al Municipio andrebbero bene gli accordi sottoscritti fra autorità e centro autonomo nella capitale svizzera? «Esistono diversi modelli, a Berna, a Zurigo e a Winterthur. Di fatto, a Berna ci sono due convenzioni, una è sulle regole minime da rispettare, l’altra riguarda la messa a disposizione dello spazio pubblico da parte dell’autorità – osserva Foletti –. Assieme al Servizio giuridico cittadino, stiamo lavorando alla messa a punto di un modello di convenzione che potrebbe essere politicamente accettato da tutto il Municipio e che in futuro potremo presentare a chi verrà a bussare alla nostra porta». Il sindaco sottolinea che le proposte formulate dalle persone guidate da Boas Erez non sono strettamente legate all’autogestione. Però, il gruppo si è formato dopo lo sgombero e la demolizione di un edificio dell’ex Macello. «Una parte dei frequentatori dell’ex Macello, probabilmente, alcune regole le potrebbe anche accettare, l’altra parte, quella anarchica e anti-istituzionale, forse non le accetterà mai. Dall’esperienza avuta con l’ex Macello è emerso che la convenzione sottoscritta nel 2002 non è stata rispettata dagli autonomi, quindi, siamo consci dei limiti di questo approccio risalente a vent’anni fa, quando, peraltro, gli interlocutori c’erano, e ora non più. Però, il Municipio riconosce la legittimità di proposte culturali e sociali spontanee e la necessità di dare spazi a queste proposte, ma bisogna sapere con chi si discute. La volontà c’è, mi sembra che lo abbiamo dimostrato attraverso i numerosi incontri con i giovani che gestivano lo spazio Morel in via Adamini».

Qualcosa, insomma, si muove. L’intento delle persone che hanno incontrato il Municipio, lo ricordiamo, è quello di creare un’associazione che raggruppi diverse istanze culturali e parta dal basso, dai quartieri. Si propone un’alternativa alla cultura tradizionale, apprezzata, ma spesso elitaria. Queste persone propongono anche alloggi di utilità pubblica, tipo cooperative di abitazione, lo sviluppo di un’economia circolare e vorrebbero rendere più attrattivi i quartieri. Prevedono di organizzare eventi, per promuovere un’identificazione nella città di un’ampia parte della popolazione, e la creazione di un luogo di riflessione permanente e di dibattito su temi d’attualità. Non si concentrano soltanto sulla questione legata all’autogestione.

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