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14.10.21 - 18:00
Aggiornamento: 19:34

Lugano, no al ‘faraonico’ Polo sportivo

Il comitato di opposizione presenta le proprie argomentazioni. Nel mirino i 4 palazzi residenziali, il blocco servizi e le due ‘torri’

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Il comitato contrario al Pse, il volantino e il rendering del progetto

«Siamo un gruppo eterogeneo, tutti convinti della necessità di realizzare lo stadio di calcio e il palazzetto dello sport che la cittadinanza richiede da almeno vent’anni. Il progetto di Polo sportivo e degli eventi (Pse) promosso dal Municipio, però, col passare del tempo, si è arricchito di contenuti non necessari, che rispondono agli interessi di carattere commerciale del partner privato a cui verrebbero ceduti ben 33mila quadrati di superficie del comparto, terreno che perderebbe così la sua destinazione sportiva». Fulvio Pelli, consigliere comunale Plr ed ex consigliere nazionale e presidente del partito svizzero, nella conferenza stampa di presentazione del comitato contrario al Pse, è entrato subito nel vivo della campagna in vista della consultazione popolare del prossimo 28 novembre, sul referendum lanciato dall’Mps. E alla domanda relativa al fatto che lo stadio di calcio è da anni fuori norma e che il Lugano calcio rischia di essere penalizzato, nel caso prevalessero gli argomenti dei contrari fra un mese e mezzo, ha risposto che la Swiss Football League «non vorrà certo darci uno schiaffo di fronte al risultato della votazione popolare. E sicuramente il Municipio ha un Piano B che però tiene nascosto». Occorrerà quindi una modifica radicale del progetto, come sostenuto dai promotori del referendum.

‘Non siamo contrari ad Arena e Palazzetto’

Il comitato, ha tenuto a precisare Pelli, contrariamente a quanto viene sostenuto dai favorevoli al Pse, è invece schierato per concentrare tutte le infrastrutture sportive a Cornaredo, con il nuovo stadio da Super League e il Palazzetto dello sport da costruire subito. «La Città ha sbagliato allontanandosi dal progetto originale previsto dalle precedenti amministrazioni, che non demoliva lo stadio, non imponeva stadi provvisori e nemmeno lo spostamento della pista di atletica, né la costruzione d’inutili palazzi in via Trevano e non richiedeva investimenti esorbitanti. La Città si è lasciata trascinare per disattenzione e inesperienza in una spirale di ingenti costi collaterali». In altre parole, ha proseguito il consigliere comunale Plr, esistono alternative di finanziamento, a tassi decisamente più favorevoli, rispetto a quelli proposti dai “partner” della città. La saturazione del quartiere è invece l’aspetto sul quale si è concentrato l’ex consigliere comunale socialista Martino Rossi: «La nuova arena sportiva andrà a occupare il sedime che ora ospita altri campi, mentre al posto dell’attuale stadio verrebbero costruiti degli edifici destinati ad abitazioni e uffici. Sarebbe meglio rinunciare alla soppressione completa dell’attuale stadio, per mantenere la pista d’atletica e il campo di calcio da destinare agli allenamenti dell’Fc Lugano, come previsto nel progetto presentato nel 2012».

‘I contenuti non sportivi sono di troppo’

L’ex consigliere comunale socialista parte dalla constatazione che il comparto sportivo verrebbe smembrato per fare spazio a contenuti amministrativi e residenziali, decisamente non necessari, visto che «a Lugano i primi sono in eccesso e ci sono troppi appartamenti sfitti». Il risultato è che, oltre ai 167 milioni di franchi previsti per la realizzazione dello stadio omologabile per la Super League e del Palazzetto dello Sport, ne servono almeno altri 218, per le opere private, con la cessione per 90 anni di terreni pubblici a Cornaredo. Rossi propone inoltre una riflessione sul mancato ragionamento relativo alla cesura odierna (il vasto posteggio) e futura (con una strada a quattro corsie, la via Stadio): «Ciò che si prevede peggiora la situazione fra lato sud e lato nord di Cornaredo». L’ex consigliere comunale Ps solleva inoltre la questione delle squadre giovanili che «verrebbero allontanate dal Pse al il Maglio di Canobbio (con un altro investimento di 37 milioni di franchi). Eppure, il progetto Sigillo, uscito vincente dal concorso di architettura, «manteneva il campo di calcio attuale, la pista di atletica e la tribuna ovest, smantellava la est, per accostare al vecchio stadio, quello nuovo e manteneva i campi di allenamento a sud del comparto», ha evidenziato Rossi. Poi, il progetto è stato modificato per inserire contenuti extrasportivi. Rossi sostiene la necessità di tornare al progetto Sigillo.

Via Stadio, ricorso pendente al Tram

Gli aspetti problematici a livello pianificatorio e urbanistico sono invece stati evidenziato da Maria Clara Magni, in rappresentanza delle tre associazioni ambientaliste contrarie al Pse (Stan, Ata e Cittadini per il territorio): «L’area sportiva di Cornaredo è una localizzazione fortunata, che dev’essere conservata integra e preservata da elementi invasivi e distruttivi: come il progetto stradale (a quattro corsie) che taglia le aree destinate alle attività sportive». Lo spostamento di circa 120 dipendenti della Città di Lugano (quelli che lavorano negli uffici degli stabili in via della Posta) a Cornaredo danneggerebbe inoltre i quartieri più centrali, «che vanno invece fatti rivivere». Il trasferimento viene contestato perché genererebbe ulteriore traffico in una zona già satura. Le tre associazioni hanno inoltrato un ricorso sulla sistemazione viaria che comprende la creazione di via Stadio (oltre alla contestazione delle ‘mega’ rotatoria sul fiume nei pressi dell’uscita della galleria Vedeggio-Cassarate). Un ricorso tuttora pendente al Tribunale amministrativo cantonale (Tram). Insomma, il Pse sarebbe troppo lontano dagli obiettivi dello sviluppo sostenibile e le tre associazioni chiedono un progetto più sobrio.

‘Il vecchio, se funzionale, non va abbattuto’

Secondo Danilo Baratti, consigliere comunale dei Verdi di Lugano, non andrebbe demolito ciò che è ancora funzionale: «Quello nuovo va costruito in armonia con il vecchio, non distruggendo quest’ultimo». Baratti sostiene la necessità di non realizzare una struttura smisurata, con un impatto finanziario esorbitante, ben al di là della realtà economica, sociale e ambientale in profonda trasformazione: «Invece, si ragiona sul futuro della Città pianificandola con i criteri del passato». Il consigliere comunale dei Verdi ha pure messo in evidenza come nella campagna verso il voto ci sia una doppia asimmetria: «La prima è finanziaria, con Golia che ha già tappezzato città e siti web di cartelloni e banner mentre Davide fa quel che può. La seconda è argomentativa mentre i referendisti cercano di fare un discorso analitico sul progetto, la controparte punta tutto ingannevolmente sull’inesistenza di un piano B». A sostenere il comitato c’è anche la consigliera comunale e deputata in Gran Consiglio Tamara Merlo (Più Donne).

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