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31.10.22 - 05:30
Aggiornamento: 08:40

Ronco s/Ascona: per ora James Bond ha solo il tunnel

Iniziati i lavori di scavo della galleria ‘a scomparsa’ che da via Fontana Martina darà accesso al fondo dove sorgerà un mega investimento immobiliare

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Dal sito ameaillas.com
La zona in cui dovrebbe venir realizzato il mega complesso abitativo extralusso

L’Amea Lago Maggiore che potrebbe sorgere sul "balcone" naturale panoramico soprastante via Fontana Martina, a Ronco s/Ascona, sarà un complesso residenziale primario. «Lo dovrà essere – come sottolinea il sindaco Paolo Senn a laRegione – perché con la Lex Weber non ci sono alternative». Questo "dettaglio" sembra andare in contrasto rispetto alle prospettive di utilizzo espresse dalla Amea Lago Maggiore Property Sa nella documentazione rivolta a potenziali investitori. Si legge infatti che verranno edificati una villa di lusso e 24/36 appartamenti e che "durante l’alta stagione la villa viene affittata a clienti per vacanze ed eventi pagando fino a 12mila franchi al giorno. In bassa stagione i proprietari usufruiscono della proprietà gratuitamente". Il tutto verrà progettato "per essere il luogo ideale per ospitare eventi esclusivi come matrimoni, feste di compleanno, eventi aziendali e molto altro". Insomma, tutto meno che il profilo di un complesso residenziale primario. Vedremo.

Nell’attesa, pur non essendo stata presentata al Comune alcuna domanda di costruzione, sono iniziati i lavori di scavo della galleria nella viva roccia che renderà possibile l’accesso diretto al fondo. Stando alla Amea, si parla di "un tunnel esclusivo" a scomparsa "per un ascensore che ti porterà insieme alla tua auto per oltre 70 metri fino al ponte dell’auto per ritiro". Tunnel che la Amea, scherzando ma mica poi tanto, associava alla saga di James Bond, dove una penna si trasforma in siringa e uno scappamento in mitragliatore.

Posto un ultimatum: rispettato

Interpellato proprio riguardo al tunnel, il sindaco nota che «la licenza edilizia per la galleria di accesso al fondo, che servirà anche da base di cantiere per l’edificazione della residenza, risale a diversi anni fa ed era stata rinnovata tacitamente ogni due anni. Poi il Municipio aveva posto un ultimatum, pretendendo l’inizio dei lavori di scavo entro quest’anno per non far decadere la licenza. Condizione che appunto è stata adempiuta». Parallelamente, una domanda di dissodamento si era scontrata con decine di opposizioni da parte degli abitanti di via Fontana Martina, ed è tuttora sub judice.

Stando a un ingegnere confinante (oppositore alla domanda di dissodamento e critico rispetto al progetto residenziale) l’apertura del cantiere di scavo determina il rischio di scoscendimenti «con pericolo di incidenti anche gravi, sia per gli operai che per eventuali passanti. Prima di iniziare lo scavo la Direzione lavori avrebbe dovuto esaminare la situazione e montare impianti di protezione. Ma hanno accelerato i tempi per attaccare la roccia e garantirsi l’inizio dei lavori prima della scadenza del termine imposto dal Comune, ovverosia il 7 novembre». Inoltre, aggiunge, «guardando il profilo della galleria del progetto inoltrato nel mese di novembre 2009 e confrontandolo con la roccia asportata finora, si constata che sono avanzati oltre il limite fissato: ovvero, durante questi 12 anni i piani sono stati modificati senza che il progetto fosse pubblicato nuovamente. Se ora dovessero togliere tutta la roccia come è già il caso nelle vicine autorimesse, edificate più di 60 anni fa, l’impatto visuale sarebbe abbastanza rilevante, e ci sarebbe anche un conflitto con la Legge forestale che prevede una distanza minima di 10 metri dal confine del bosco».

Questa, per il confinante, «non è l’unica irregolarità, e probabilmente andrà ad aggiungersi alle altre, che potrebbero essere l’oggetto di una verifica legale ed eventualmente portare alla revoca del permesso. Ci stiamo già pensando», dice a questo proposito. In conclusione, l’ingegnere e oppositore si chiede «se qualcuno della Direzione dei lavori, oppure il geologo, abbiano la minima idea di cosa ci sia nel bosco soprastante e cosa potrebbe succedere se scosse e vibrazioni, anche a galleria già iniziata, dovessero destabilizzare la superficie del bosco. C’è diverso materiale che potrebbe cadere. Qualche giorno fa l’ho riferito all’architetto, che mi ha dato l’impressione di cadere dalle nuvole».

La Dl: ‘Sicurezza garantita’

Da noi contattato, l’architetto responsabile della Direzione lavori rimanda al mittente tutte le accuse: «Per quanto attiene alla sicurezza del cantiere, tutte le verifiche del caso sono state effettuate. E ci mancherebbe. Nel frattempo comunque il cantiere è stato chiuso perché già si sapeva che avrebbe dovuto iniziare un altro cantiere in zona (quello per il rinnovo di via Fontana Martina, ndr). Il progetto cui continueremo a lavorare prevede lo scavo di una galleria unidirezionale di circa 40 metri, che culminerà nel pozzo in verticale che, tramite ascensore, porterà le auto sul fondo». Interrogato sulla logica di realizzare una galleria di questo genere quando ancora manchi un qualsiasi progetto concreto di edificazione sul pregiato terreno, il tecnico si rifà alla risposta già data di recente dal sindaco al nostro giornale: «Se e come il progetto andrà poi avanti, lo sapremo presto. A ogni buon conto la realizzazione di una piccola galleria permetterà in futuro, se le cose andranno come previsto dai promotori, di allestire un cantiere senza perturbare e creare disagi al traffico».

Il Municipio agli abitanti: ‘Coinvolti e tenuti in considerazione’

Nel frattempo, il Municipio ha scritto agli abitanti della zona per fare il punto sugli antefatti, la situazione attuale e i possibili sviluppi. Innanzitutto ricorda che la licenza edilizia per il tunnel era stata rilasciata a fine giugno 2010. "Nonostante lo scetticismo del Municipio a fronte della richiesta, lo stesso ha dovuto prendere atto che la procedura edilizia non era in contrasto con il diritto pubblico e l’opera rispondeva alla necessità e diritto del proprietario di accedere al fondo in questione. Di conseguenza non è stato possibile, a suo tempo, bloccare il progetto, che rispetta le norme federali, cantonali e comunali dal punto di vista edilizio e urbanistico". Attualmente, nota ancora l’esecutivo di Ronco, "il fondo al mappale 919 non dispone di altri permessi di costruzione e dunque per ora non sono previste nuove edificazioni; le stesse dovranno in ogni modo essere destinate ad abitazioni primarie. Il fondo è ubicato in zona RE, residenziale estensiva, dove è possibile edificare abitazioni a carattere residenziale, e non prevede altre destinazioni, ad esempio di tipo alberghiero o simili; di conseguenza ogni proposta futura di edificazione del fondo dovrà necessariamente rispettare le norme di Pr in vigore".

Quando vi sarà un progetto, conclude l’esecutivo, sarà "oggetto di attenta valutazione da parte delle autorità preposte" e i diritti dei cittadini coinvolti "saranno tenuti in alta considerazione". Quanto ai lavori di scavo, che riprenderanno a gennaio, "il Municipio, tramite l’Ufficio tecnico, verificherà puntualmente attraverso dei sopralluoghi concordati il rispetto delle ordinanze in vigore, così come la corretta esecuzione dell’opera nel rispetto di quanto permesso".

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