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23.07.22 - 05:10
Aggiornamento: 09:39

Alzare la diga del Sambuco. Vitta: ‘Il potenziale c’è’

Importanti passi avanti: avviato l’adattamento della scheda ‘V3 Energia’ del Piano direttore cantonale

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Il lago artificiale in Valle Lavizzara

Aumentare la produzione di energia idroelettrica, trovando un equilibrio tra la tutela dell’ambiente e i bisogni di una società sempre più attaccata alla spina. La sfida, che comprende approfondimenti tecnici e finanziari, è lanciata e a livello ticinese già sono state individuate soluzioni interessanti. Tra queste, la più gettonata è la sopraelevazione della diga del Sambuco, in alta Lavizzara.

In prima linea, oltre ai proprietari dell’impianto, c’è il Cantone. Sull’argomento abbiamo raccolto le considerazioni del direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta: «Come ho già avuto modo di sottolineare in diverse altre occasioni, un aspetto fondamentale è quello della proprietà della produzione idroelettrica, che grazie alla sua flessibilità diventerà la colonna portante del sistema energetico cantonale e nazionale. La tematica è quindi di grande rilevanza per il futuro energetico del Ticino, al punto che, oltre a essere fissata a livello di legge la riversione degli impianti idroelettrici esistenti al termine delle concessioni in essere (vedi decisione del 2021 per quelli delle Officine idroelettriche della Maggia, Ofima), anche la valorizzazione della produzione rinnovabile indigena idroelettrica è stata inserita nel Programma di legislatura 2019-2023 del Consiglio di Stato».

Quali gli obiettivi strategici? «Occorre ottimizzare le produzioni di energia idroelettrica esistenti e garantire la sicurezza d’approvvigionamento tramite una maggiore produzione indigena attraverso l’implementazione delle riversioni degli impianti idroelettrici esistenti, la cui concessione giungerà a scadenza nel prossimo futuro – spiega Vitta –. In questo modo si tornerà a gestire le acque ticinesi attraverso le competenze della nostra azienda cantonale Aet».

L’eventuale ammodernamento e il potenziamento di questi impianti, tuttavia, potrà compensare solo in parte la diminuzione della quantità di energia prodotta, a seguito dell’applicazione delle disposizioni esistenti in materia ambientale (in particolare con l’imposizione di nuovi deflussi minimi e di altre compensazioni ambientali). «Alla luce della futura carenza di elettricità, in particolare nel periodo invernale, il dilemma fra protezione e utilizzazione, nell’ottica della politica energetico-climatica nazionale con il processo in corso di decarbonizzazione, dovrà essere rivalutato dalla Confederazione per trovare un equilibrio fra sostegno all’idroelettrico e protezione dell’ambiente», afferma l’intervistato.

Una ‘batteria’ per le altre rinnovabili

Vitta aggiunge un altro obiettivo da perseguire: «Bisognerà aumentare la produzione idroelettrica rinnovabile, specie in inverno, tramite l’innalzamento dei bacini di accumulazione esistenti (quelli individuati preliminarmente sono la diga del Sambuco, ed eventualmente Sella). Questi impianti potranno fungere da batteria per le nuove energie rinnovabili (eolico e fotovoltaico). Infatti la transizione energetica implica l’elettrificazione dei consumi, ad esempio per la mobilità e per la conversione dei riscaldamenti da fossile a elettrico (termopompa). Ciò comporta un problema di sicurezza di approvvigionamento invernale. In questo senso, innalzare le dighe esistenti, laddove sostenibile dal punto di vista ambientale, tecnico ed economico, permetterebbe una maggiore produzione nei mesi invernali, grazie alla maggior capienza dei bacini».

Le proposte più promettenti in Ticino

«Nel nostro cantone, secondo le prime valutazioni e le indicazioni emerse dalla tavola rotonda sull’energia idroelettrica indetta dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga, e alla quale il Dfe ha partecipato per il tramite della Conferenza dei governi dei Cantoni alpini (Rkgk), la diga del Sambuco, in Val Lavizzara, risulta essere quella con il maggior potenziale di sviluppo – afferma il nostro interlocutore –. La "tavola rotonda" ha inoltre formulato una serie di raccomandazioni per le autorità e i titolari dei progetti. In particolare, si chiede ai Cantoni di provvedere affinché nei Piani direttori cantonali siano definiti i territori e le sezioni di corsi d’acqua adeguati alla realizzazione di questi progetti. Inoltre la tavola rotonda ha identificato 15 progetti a livello nazionale meritevoli di essere sostenuti garantendo loro un’accelerazione delle procedure. Tra questi progetti figura anche quello del Sambuco. In quest’ottica assieme ad Aet abbiamo avviato le attività necessarie per adattare la scheda V3 Energia del Piano direttore cantonale, in vista dell’integrazione in "Dato acquisito"». Attualmente è in fase di finalizzazione lo studio di fattibilità per il progetto d’innalzamento della diga del Sambuco, con i contenuti concordati con le Autorità cantonali. Seguirà la consultazione presso i servizi cantonali e federali (Are). Verrà poi preparata la versione definitiva della scheda V3 per l’adozione da parte del Consiglio di Stato, l’approvazione federale e l’evasione di eventuali ricorsi (compito che spetterà al Gran Consiglio). La procedura dovrebbe concludersi tra fine 2023 e inizio 2024.

«L’innalzamento della diga del Sambuco è il progetto con il maggior potenziale in Ticino – ribadisce Vitta – e prevede, a livello di studio di fattibilità, l’innalzamento della diga attuale fino a un massimo di 15 metri, aumentando la capacità di accumulazione dagli attuali 63 milioni a 75-80 milioni di metri cubi». E ancora: l’attuale strada che costeggia il lago sarà dismessa e sostituita da una nuova strada a una quota superiore, con un tratto in galleria. La centrale di Peccia sarà completamente rinnovata: il potenziamento del pompaggio permetterà di stoccare l’energia nel bacino del Sambuco nei periodi in cui vi è un’eccedenza di produzione, ad esempio in estate quando la produzione fotovoltaica è elevata.

Innalzando la diga, l’energia invernale immagazzinabile, che verrebbe prodotta nelle varie centrali della catena della Maggia aumenterebbe fra il 22 e il 30 per cento rispetto alla situazione attuale, ossia mediamente un aumento di circa 46 GWh.

Collaborazione con l’Ofima

«Attualmente questi impianti idroelettrici sono ancora di proprietà delle Ofima Sa, di cui il Canton Ticino detiene il 20 per cento delle azioni – prosegue il direttore del Dfe –. Tuttavia, tenuto conto dell’avviata procedura di riversione degli impianti da parte del Cantone, della possibile futura situazione critica per l’approvvigionamento di energia elettrica invernale e del quadro legislativo esistente, che permette e sostiene i lavori di modernizzazione e ampliamento degli impianti, prescritti dall’autorità concedente in vista del trasferimento dell’impianto a un altro gestore (in questo caso Aet), sarà indispensabile una collaborazione costruttiva e coordinata con Ofima, per una realizzazione del progetto d’innalzamento della diga ancor prima della scadenza della concessione».

Non si escludono altri nuovi piccoli impianti sugli acquedotti esistenti, con acque già oggetto di concessione, ma non sfruttate. È recente la realizzazione dell’impianto di Borgnone, presso la diga di Palagnedra, mentre l’impianto di Rasoira è in fase di costruzione presso la diga di Malvaglia.

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