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13.07.22 - 05:30
Aggiornamento: 14:59

‘Aumento prezzo elettricità, possibili differenze regionali’

Approvvigionamento, il direttore del Dfe Vitta fa il punto della situazione. ‘Riguardo al settore idroelettrico, gli impianti verranno potenziati’

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Christian Vitta, dal 2015 alla guida del Dipartimento finanze ed economia (Ti-Press)

Elettricità e gas cercansi. I problemi di approvvigionamento energetico e il prospettato rialzo dei prezzi sono fonte di grande preoccupazione anche in Svizzera. Anche in Ticino. Roba da togliere il sonno. Con il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta facciamo il punto della situazione.

Secondo lei, di cosa dovrebbe maggiormente preoccuparsi, nell’immediato futuro, il Ticino? Della scarsità di elettricità o della scarsità di gas?

Sicuramente la situazione è più delicata per quanto concerne l’approvvigionamento del gas in quanto dipendiamo dall’estero. L’attuale sospensione di fornitura di gas da parte di Gazprom per lavori di manutenzione sta preoccupando tutta l’Europa non essendovi la certezza che fra dieci giorni, terminata la manutenzione, la fornitura riprenderà. Per l’energia elettrica abbiamo una parziale dipendenza dall’estero nel periodo invernale. Nel settore si registra molta incertezza e tensione e potremmo quindi attenderci un inverno ‘caldo’ su questo fronte.

Per quanto riguarda il gas, il nostro cantone si rifornisce dall’Italia. Dove non tutto il gas proviene dalla Russia. Questo dovrebbe tranquillizzarci?

Il fatto che l’approvvigionamento arrivi dall’Italia, la quale dipende per il 40% dal gas russo, a corto termine ci mette meno sotto pressione rispetto a Paesi, come la Germania, che sono dipendenti dal gas russo in misura maggiore. Pensando invece al prossimo inverno le preoccupazioni crescono. Il Consiglio federale si è attivato elaborando una specifica ordinanza urgente che prevede la creazione di una riserva di gas invernale per far fronte all’eventuale riduzione delle forniture di gas. Siccome la Svizzera non dispone di propri impianti di stoccaggio, si è dato incarico alle cinque aziende regionali di approvvigionamento di gas, tra cui in Ticino l’Ail, di creare una riserva fisica nei Paesi limitrofi. Questa riserva fisica è destinata a coprire il 15% (circa 6 TWh) del consumo annuale di gas della Svizzera (circa 35 TWh). Ail si è già attivata per far fronte alla richiesta dell’autorità federale. Altra misura necessaria è quella di concludere degli acquisti sotto forma di opzioni per la fornitura di gas di origine non russa per una quantità equivalente a circa il 20% del nostro consumo invernale.

Nel frattempo si comincia a parlare di razionamenti. Nei giorni scorsi il settore industriale ha già messo le mani avanti: i sacrifici dovranno farli prioritariamente le economie domestiche. Altri scenari ipotizzabili?

L’energia elettrica è uno dei beni considerati vitali. In caso di situazioni di penuria prolungate di energia elettrica, l’Organizzazione per l’approvvigionamento elettrico in situazioni straordinarie, l’Ostral, interviene su incarico dell’Ufficio federale dell’approvvigionamento economico del Paese. Ci sono varie fasi da considerare: si va dalla sorveglianza della situazione di approvvigionamento agli appelli al risparmio, fino all’attuazione di misure di razionamento decise dal Consiglio federale. Le prime limitazioni del consumo proibiscono l’utilizzo di apparecchi o impianti non indispensabili a forte consumo d’energia, come ad esempio illuminazioni a scopi pubblicitari, scale mobili o riscaldamenti all’esterno. In seguito si potrebbe passare al contingentamento e quale ulteriore misura al disinserimento di reti di distribuzione.

Da Berna a Bellinzona. Il Consiglio di Stato sta pensando, nel limite dei margini di manovra di cui i Cantoni dispongono, all’elaborazione di un piano per attenuare nel breve-medio termine l’impatto della crisi energetica sulle aziende e le famiglie ticinesi?

La penuria di energia è una delle "gravi situazioni di penuria" ai sensi dell’articolo 102 della Costituzione federale. Situazioni nelle quali la Confederazione è tenuta ad approntare e attuare misure per assicurare l’approvvigionamento del Paese. I Cantoni devono quindi attenersi alle decisioni prese a livello federale.

Di conseguenza si può fare poco o niente...

Qualcosa invece si può fare. Il nostro Cantone ha infatti attivato un monitoraggio e si sta organizzando per farsi trovare pronto qualora la situazione dovesse diventare critica e richiedere il coordinamento e l’applicazione a livello cantonale di decisioni prese dal Consiglio federale.

Difficoltà di approvvigionamento elettrico e aumento dei costi. È già possibile dire di quanto lieviteranno i prezzi e se per le economie domestiche ci saranno delle differenze regionali?

Anzitutto va ricordato che la situazione è diversa fra industrie ed economie domestiche. Le aziende che sono andate sul libero mercato e hanno acquistato a corto termine o che devono rinnovare i contratti in scadenza sono confrontate con un aumento significativo del costo dell’elettricità. Quelle che invece hanno sottoscritto in passato contratti di fornitura a medio termine sono protette dal prezzo stabilito dagli accordi, fino a scadenza degli stessi. Diverso il discorso per le economie domestiche, dove sono in vigore dei prezzi amministrati che hanno evitato un repentino aumento della bolletta, al contrario di quanto avvenuto in altri Paesi. È uno scudo che ci mette al riparo perché le aziende distributrici si sono rifornite di energia negli scorsi anni a prezzi più bassi di quelli attuali. Fra queste possibilità di rifornimento vantaggiose ricordo anche il prodotto composto da energia idroelettrica locale denominato Aet Blu, introdotto sul mercato alcuni anni fa dalla nostra Azienda elettrica ticinese e che oggi rappresenta, per chi lo aveva sottoscritto, una fonte di approvvigionamento estremamente interessante. L’aumento dei costi dell’elettricità sulle economie domestiche avverrà dunque gradualmente nei prossimi due o tre anni a seconda della copertura del fabbisogno già fissato contrattualmente dai singoli distributori presenti sul territorio cantonale. Potranno quindi esserci delle differenze regionali per quanto riguarda l’aumento del prezzo dell’elettricità.

Le aziende di distribuzione potrebbero attenuare l’aumento per le economie domestiche facendo capo a riserve finanziarie accumulate nel passato?

Si tratta di scelte aziendali dei singoli distributori. Per coloro che dovessero avere una copertura del fabbisogno limitata e devono pertanto approvvigionarsi sul mercato con gli attuali prezzi, se non vorranno addebitare da subito questo maggior costo alle economie domestiche dovranno effettuare delle scelte aziendali limitando i margini di guadagno.

Operazione insomma tutt’altro che scontata. Senta consigliere di Stato Vitta, a livello federale non si esclude l’uso di riserve ricorrendo all’idroelettrico. Quell’idroelettrico che da sempre costituisce una risorsa per il Ticino. Se si utilizzeranno queste riserve, ci saranno degli indennizzi?

Nel corso del prossimo autunno dovrebbero avvenire le prime aste per la messa a disposizione di una riserva strategica per il prossimo inverno. Aste alle quali il Ticino verosimilmente parteciperà tramite la propria azienda cantonale, cioè l’Aet. L’indennizzo sarà rappresentato dal prezzo offerto nell’asta. I dettagli concernenti le modalità e le responsabilità che saranno definiti nell’ordinanza federale non sono però ancora conosciuti.

Restando in tema, quali margini abbiamo per incrementare ulteriormente le capacità nello sfruttamento delle acque in Ticino?

Le fonti rinnovabili indigene permettono di abbandonare i combustibili fossili e quindi di ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero. Qualsiasi investimento in produzione di energia in Ticino, anche nel periodo estivo, va dunque ad aiutare l’uscita dal fossile. Per quel che concerne l’idroelettrico presente nel nostro cantone, non si escludono nuovi piccoli impianti, o lo sfruttamento di acque già concessionate ma non sfruttate, come le centrali realizzate di Borgnone presso la diga di Palagnedra e di Rasoira presso la diga di Malvaglia, o lo sfruttamento degli acquedotti. Il loro apporto è sicuramente più ridotto, ma in un periodo di penuria di approvvigionamento elettrico possono dare un apprezzato apporto. Attualmente l’interesse maggiore è comunque focalizzato sull’ammodernamento e l’ampliamento degli impianti esistenti. Penso ad esempio ai pompaggi di Robiei e del Ritom o al potenziamento degli impianti esistenti come il Sambuco.

A proposito dell’innalzamento della diga del Sambuco, di cui si parla da tempo, a quale stadio si trova il progetto?

Occorre innanzitutto premettere che questo investimento è stato individuato quale progetto strategico a livello nazionale a fine 2021 nell’ambito della tavola rotonda sull’energia idroelettrica. Sono ora stati avviati i necessari lavori a livello pianificatorio. Parlando di progetti strategici futuri, tengo a sottolineare l’importanza della presenza del Ticino in consessi intercantonali o federali. La nostra presenza nella Conferenza dei governi alpini o la presenza del direttore dell’Aet in Swissgrid e nell’Associazione delle aziende elettriche svizzere è di sicuro interesse per il Ticino.

Produzione di gas ticinese

Aet: ‘Ipotesi tuttora da dimostrare’

Negli scorsi giorni il ‘Tages-Anzeiger’, ripreso da altri media, ha dato notizia che un gruppo di lavoro vorrebbe rilanciare un vecchio progetto di produzione di gas naturale in Ticino che, se supportato dalle autorità, potrebbe partire a fine 2025. Ci sarebbe già una cordata di investitori interessata all’affare, alla testa della quale figura l’imprenditore in pensione Pietro Oesch, ai tempi cofondatore della società Timetan che dal 1998 al 2008 era stata a beneficio di una licenza per l’esplorazione del sottosuolo cantonale. Non avendo tuttavia raggiunto "gli obiettivi né presentato risultati concreti" – si legge in un comunicato dell’Azienda elettrica ticinese (Aet) dell’ottobre 2010 –, il Consiglio di Stato aveva a quel momento dato la concessione in esclusiva ad Aet. Quest’ultima, però, nel 2011 decise di abbandonare l’impresa ritenendo particolarmente complessa ed economicamente proibitiva l’individuazione e l’estrazione di eventuali depositi di gas.

A fronte della situazione di penuria energetica, abbiamo chiesto ad Aet come accoglie questo prospettato rilancio. «Siamo ben coscienti delle difficoltà riguardanti l’approvvigionamento energetico del Paese – assicurano i vertici dell’Azienda elettrica –. Le conseguenze del conflitto armato innescato dalla Russia e dalle relative contromisure adottate dalla Confederazione e dal mondo occidentale hanno rotto gli equilibri commerciali ed economici in vigore, il cui riequilibrio necessiterà di un periodo relativamente lungo, indipendentemente dalle soluzioni che si vorranno adottare. L’ipotesi di rilancio del progetto Timetan da parte di privati investitori non risolverà comunque i problemi di approvvigionamento dei prossimi 2-3 anni».

Alla luce del nuovo contesto, le considerazioni di dieci anni fa sarebbero diverse? «Nel 2011 avevamo effettuato delle rilevazioni sismiche avvalendoci di specialisti del settore – spiega Aet –. Per l’analisi delle rilevazioni erano stati coinvolti più consulenti, attivi anche a livello internazionale. Le conclusioni erano state condivise da Aet e da tutti gli specialisti coinvolti nell’analisi dei risultati. Sebbene l’attuale prezzo del gas si trovi a un livello molto superiore a quello del 2012, la possibilità di ottenere successo da un ipotetico sfruttamento industriale è tuttora da dimostrare».

L’ambito di questo vettore energetico rimane quindi fuori dai radar di Aet? «In realtà siamo già coinvolti nel gas naturale, meno inquinante per rapporto all’olio combustibile, per il tramite di Metanord Sa, partecipata in misura del 33,3%. In futuro gli sforzi di Aet e Metanord saranno focalizzati sull’incremento delle energie rinnovabili: eolico, solare e idroelettrico per Aet, e biogas per Metanord».

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