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Locarnese
 
22.07.21 - 05:300
Aggiornamento : 10:34

La Palma: l'Oblivion per un nuovo ‘fiato’ alla direzione

Marco Valmici, sassofonista, ha preso il timone di uno dei simboli alberghieri del Locarnese. Sull'omicidio del 2019: “Qui gioie e angosce. Ma nessun turismo del macabro”

Vivaldi, Morricone. E la capacità di fare di necessità virtù, proponendo spesso, come “bis”, nei récital in coppia con la quotata moglie pianista Maho Yamada, l’Oblivion di Piazzolla per l’Enrico IV di Bellocchio. «Oblivion per “dimenticare, andare oltre”, che è poi la grande capacità insita nel genere umano. E che ci torna utile in questo momento nel quale possiamo guardare alla pandemia con occhi forse un po’ diversi».

Non sono una questione secondaria, le preferenze musicali di Marco Valmici, nuovo direttore dell’albergo La Palma au Lac di Muralto. Non lo sono perché di musica è permeata la vita di questo giovane operatore turistico cresciuto in Toscana, trapiantato in Svizzera interna, innamorato di Sciaffusa, dove ha lungamente lavorato, e approdato infine in Ticino per guidare una delle istituzioni alberghiere del Locarnese. Sassofonista con solida formazione classica, albergatore quasi per riflesso condizionato anche a seguito delle molte esibizioni tenute proprio negli alberghi, Valmici si affaccia all’albergheria della Sonnenstube e lo fa con lo stesso sguardo curioso con cui chiede al cronista: «Allora, che si dice a Locarno?».

Quel che si dice a Muralto, sua casa lavorativa dall’inizio di giugno, Valmici comincia a capirlo: un lungolago che dovrebbe venire rivalutato («se tolgono le auto, tanto di guadagnato per la clientela, che avrà la possibilità di osservare il Verbano come se fosse su una piazza pedonale»), il nuovo contesto dettato dal potenziale indotto da AlpTransit – con la stazione a un tiro di schioppo – ma anche l’esigenza di iniziare un discorso di categoria con i colleghi albergatori le cui strutture costellano il “quai”. Di uno potenziale, confinante, non si hanno purtroppo notizie da anni: il riferimento è al Beau Rivage, il cui rilancio – previa completo risanamento – si attende da tempo e che Valmici sarebbe ben lieto di «accogliere come concorrente», perché la concorrenza genera movimento e induce qualità.

Dici La Palma e dici ruggenti anni 50 e 60, ospiti del “jet set” internazionale, poi il “Coq d’or” dello chef stellato Gérard Perriard, incontri politici ad alto livello propiziati dal locarnese Flavio Cotti come consigliere federale. Dici La Palma e dici, con Valmici, «la natura stessa dell’albergo come punto di riferimento non solo di un Comune, ma di tutta una regione. Per questo dobbiamo e vogliamo essere aperti, con il nostro ristorante, anche alla clientela locale». Dici La Palma, infine, e devi anche dire 9 aprile 2019, un caso di omicidio in una stanza al quinto piano che ha scosso il Ticino e fatto parlare mezzo mondo, e che presto vedrà il presunto autore a processo. «È la seconda volta che qualcuno affronta il tema con me», dice Valmici, negando che si sia anche solo affacciato quel cosiddetto “turismo del macabro”, o feticismo del “nero”, che fa del luogo di un delitto una mèta particolarmente ambita. «Qui arriva la gente con le sue gioie e le sue speranze, ma anche con le sue angosce e i suoi problemi. A noi spetta il compito di prendercene in qualche modo carico, svolgendo al meglio l’attività alberghiera e di promozione turistica». L’Oblivion è qui un’induzione logica, necessaria, che nulla cancella ma relega in una pagina a parte, cui altre si sono già sovrapposte e altre ancora stanno per essere scritte.

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