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04.04.22 - 05:30

Diritti di visita, a Bellinzona un luogo dove ricucire i legami

In uno spazio protetto all’interno della Cooperativa Baobab nasce la possibilità di incontri tra figli e genitori non affidatari

Un luogo dove ricostruire i legami. Uno spazio neutro e sicuro dove bambini e ragazzi dagli 0 ai 16 anni, figli di genitori separati, possono riprendere contatto con il genitore non affidatario. È quanto propone la Cooperativa Baobab con il nuovo progetto che mette a disposizione un punto d’incontro nella propria sede di via Vincenzo Vela 3 a Bellinzona. La fase sperimentale è iniziata alcuni anni fa, ma soltanto recentemente, grazie alla donazione di circa 55mila franchi da parte della catena della solidarietà, è stato possibile consolidare l’iniziativa. Nel servizio lavorano una responsabile (di formazione psicologa e psicoterapeuta) e tre operatrici a cui se ne aggiungerà un/un’altro/a nei prossimi mesi. Il progetto è in crescita; l’aumento di richieste ha creato la necessità di definire in modo più preciso gli obiettivi e le finalità di questo servizio pensato principalmente come misura di protezione per i minori. In questi mesi si stanno inoltre tessendo collaborazioni con altri punti d’incontro come quello di Casa Elisabetta (con sede anche a Bellinzona) e Culla Arnaboldi, che si trova a Lugano. «Ora vogliamo collaborare con altri servizi in maniera costruttiva con l’obiettivo comune di pensare delle buone pratiche nella protezione dei minori, sostenendo i genitori nell’esercizio delle relazioni personali con i propri figli e della co-genitorialità. Perché i genitori, anche se separati, rimangono comunque genitori per tutta la vita di un bambino ed è quindi fondamentale lavorare insieme in favore del minore», evidenzia Elena Conelli, coordinatrice della Cooperativa Baobab.

Gli obiettivi del progetto

Il servizio è attivo su mandato delle Autorità regionali di protezione (Arp) e delle preture. Si tratta di uno spazio protetto, in cui il bambino può ritessere i legami con il genitore non affidatario. La missione del progetto è accompagnare le famiglie nella relazione con il proprio figlio, attivando le risorse genitoriali e migliorando la comunicazione. Ma anche accompagnare la coppia genitoriale verso un dialogo costruttivo e favorevole allo sviluppo psico affettivo del figlio. In una seconda fase si intende facilitare la relazione tra genitori e figli affinché il diritto di visita avvenga senza intermediari. Il servizio vuole favorire anche l’avvicinamento tra genitore non affidatario e figli dopo lunghi periodi (per esempio nel caso di genitori che vivono all’estero). Nello spazio neutro sono accolte anche famiglie con passato migratorio e la Cooperativa garantisce l’accompagnamento con un interprete. L’obiettivo del servizio è fornire al genitore gli strumenti necessari affinché possa riprodurre nuovi modelli di co-genitorialità. Nell’evoluzione ottimale del percorso si possono immaginare a un certo punto anche incontri con entrambi i genitori.

Come funziona

Gli incontri sono accompagnati e avvengono in presenza di un’operatrice. Nella fase preliminare l’operatrice incontra entrambi i genitori. Le visite genitore-figlio avvengono in un locale all’interno della Cooperativa, l’operatrice può semplicemente osservare ma anche intervenire per sostenere e aiutare il genitore a trovare le strategie più adeguate per esercitare il suo ruolo educativo. Quando il legame è stato ricucito, il genitore e il bambino possono anche svolgere attività all’esterno della Cooperativa, come fare una passeggiata o andare a mangiare un gelato insieme. Man mano che la relazione si consolida, con le autorità si può convenire che il diritto di visita avvenga in forma libera senza educatore. Genitore e figlio possono comunque incontrarsi nella Cooperativa e poi uscire in un secondo momento. Al ritorno l’educatrice può fare un bilancio con il genitore. «L’obiettivo è che il genitore si riappropri delle proprie competenze, che la relazione con il figlio sia ristabilita e che il diritto di visita possa dunque diventare libero», spiega la responsabile del progetto Laura Signorelli. La frequenza degli incontri viene definita dall’Autorità regionale di protezione: può essere una volta alla settimana, una volta ogni due o una volta al mese per un massimo di 2 ore. Il lavoro in rete con altri servizi e professionisti è fondamentale, perché come si suol dire "ci vuole un villaggio per crescere un bambino". Finora la Cooperativa ha seguito 18 famiglie.

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