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07.12.21 - 12:42
Aggiornamento: 18:18

Disagio nelle case anziani, colloqui con tutti i dipendenti

La Delegazione consortile ha affidato un audit esterno al Laboratorio di psicopatologia del lavoro dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale

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Nei prossimi mesi tutti i 250 collaboratori delle tre case per la terza età dell’Istituto leventinese per anziani saranno sentiti dagli specialisti del Laboratorio di psicopatologia del lavoro dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale (Osc) a cui la Delegazione consortile ha deciso di affidare un audit esterno. Obiettivo: avere un quadro completo della situazione e permettere ai dipendenti di esprimere l’eventuale malessere che percepiscono nell’attività quotidiana per poi trovare soluzioni per risolvere i problemi, in modo che il clima di lavoro possa tornare sereno a beneficio di ospiti e dipendenti. Un malessere, come alcuni collaboratori avevano denunciato, legato soprattutto ai ritmi di lavoro irregolari e alle pressioni esercitate da alcuni superiori. «Vogliamo considerare questo periodo come un momento di crescita dell’Istituto, un’occasione per adeguarci alle nuove esigenze delle case anziani, con particolare riferimento al problema della carenza di personale dovuta alle nuove competenze legate alle cure medico e infermieristiche che anche nelle case per la terza età è necessario disporre». È l’auspicio del presidente della Delegazione consortile Marzio Eusebio. I colloqui individuali, nel rispetto dell’anonimato, prenderanno il via all’inizio del prossimo anno e si protrarranno per alcuni mesi. Verranno sentiti tutti i dipendenti, compresi i quadri, delle tre strutture – la Santa Croce di Faido, la Elena Celio di Giornico e la Prà Verde di Prato Leventina – e una volta raccolte le informazioni si cercheranno i correttivi necessari da adottare affinché i collaboratori possano svolgere in futuro il loro lavoro nelle migliori condizioni. Come fa notare alla ‘Regione’ il direttore Giulio Allidi, negli ultimi tempi sono già stati messi in atto degli interventi sul corto termine, in particolare con momenti formativi sulla leadership per le figure responsabili. In previsione vi è anche una formazione mirata con uno specialista interno rivolta ai terapisti, sarà inoltre analizzato il reparto protetto Alzheimer con una geriatra, in modo da identificare se ci siano eventuali adattamenti e modifiche da apportare nell’approccio attuale verso i residenti secondo l’evoluzione dei loro bisogni.

I sindacati: ‘Soluzione migliore, spesso il lavoro della Osc è molto risolutivo’

«Riteniamo che sia la soluzione migliore – afferma contattato dalla ‘Regione’ Stefano Testa del sindacato Vpod –. La richiesta di affidare un audit esterno al Laboratorio di psicopatologia del lavoro cantonale è stata avanzata all’interno gruppo di lavoro dai sindacati e della Commissione del personale, trovando d’accordo la direzione e la Delegazione consortile. Vpod ripone molta fiducia nel lavoro della Osc. In passato, confrontati con altre situazioni, abbiamo infatti visto che sa spesso essere molto risolutivo».

Le misure adottate, precisa Testa, sono di fatto due: oltre all’audit esterno è stato creato anche un gruppo di ascolto e di sostegno (di cui fanno parte due membri della Delegazione consortile, una persona impiegata dalla casa per anziani rappresentante dei dipendenti e il presidente della Commissione interna del personale). «Gruppo che accompagnerà la fase dei colloqui con tutti i dipendenti fino al rapporto conclusivo, con lo scopo di gestire eventuali discussioni o altre criticità».

‘Non tollereremo più nessun tipo di sopruso’

Stefano Testa è dunque soddisfatto per «la volontà del datore di lavoro di voler risolvere la situazione e non insabbiare», ma tiene a far passare un concetto: «L’ho detto duramente durante l’assemblea: come V-Pod siamo stati molto collaborativi e continuiamo a esserlo, ma non tollereremo più nessun tipo di sopruso, maleducazione o violenza verbale nei confronti del personale». Il sindacalista sottolinea poi le preoccupazioni della Delegazione consortile per una situazione già resa complicata a causa della pressione che il Covid-19 mette sul personale. «Il vero problema è che oggigiorno, alla luce della pandemia, il finanziamento cantonale delle strutture per anziani è sottodimensionato in maniera importante. Gli strumenti di calcolo delle risorse finanziarie, anche nell’ottica di nuove assunzioni, sono superati dagli eventi. Deve dunque essere velocizzata la possibilità di un sostegno maggiore».

‘Trasparenza e volontà di affrontare il problema’

Anche Roberto Cefis, sindacalista Ocst, si dice soddisfatto dell’esito dell’assemblea, riconoscendo «l’ottima collaborazione» della Delegazione consortile e della direzione. «Hanno capito il problema. È stata fatta un’esposizione della situazione molto trasparente e il personale è apparso soddisfatto. A mio modo di vedere l’audit esterno è la soluzione migliore per permettere ai dipendenti di esprimere il loro pensiero, peraltro in maniera totalmente anonima». Una volta conclusa l’indagine, spiega ancora Cefis, ci saranno tutti gli elementi per effettuare «una valutazione concreta e scientifica della situazione, in maniera tale da prendere, se del caso, i provvedimenti necessari».

Il periodo necessario per l’audit (si parla di 3-4 mesi) «può sembrare molto lungo, ma questa tempistica è dovuta all’intenzione di sentire tutti i collaboratori, non solo la componente infermieristica», sottolinea Cefis. Alla scelta dell’audit si è giunti anche a seguito dell’indagine interna avviata dalla Commissione del personale. «È stata una raccolta di dati poi sottoposta alla direzione e alla delegazione in forma anonima. Ieri sera i vertici hanno esposto in maniera dettagliata le suggestioni ricevute, dimostrando trasparenza sulla tematica e la volontà di voler affrontare il problema. E come sindacalista sono contento perché questo non capita sempre».

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