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13.08.22 - 05:00

Baby pesci spada a rischio

Il WWF chiede di fermare la loro cattura

di WWF
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© Katerina Katopis/Ocean Image Bank
Le coste del Mediterraneo

Un quarto di tutto il pesce spada pescato nel Mediterraneo è costituito da giovani esemplari che in parte vengono venduti a prezzi bassi sul mercato illegale. Questa pratica, che è un vero crimine contro la natura, danneggia uno degli stock ittici e delle attività di pesca più preziosi della regione, come confermano alcune prove raccolte dalle colleghe e colleghi del WWF Italia. La chiusura delle attività di pesca nei mesi di ottobre e novembre, quando gli "spadini", individui giovani di pesce spada, vengono in realtà catturati maggiormente, ridurrebbe quasi della metà le catture di pesce spada sotto taglia, accelerando il pieno recupero dello stock, con benefici a lungo termine per il nostro mare e i pescatori, oltre che per la sicurezza dei consumatori. La pesca del pesce spada del Mediterraneo ha da sempre fornito cibo e reddito a numerose comunità di pescatori. Ogni anno vengono pescate circa 9’000 tonnellate di pesce spada, per un valore di oltre 200 milioni di euro. Ma dalla metà dello scorso decennio, ovvero da quando le catture sono due volte maggiori rispetto a quanto avrebbero dovuto essere per mantenere la popolazione entro i limiti biologici di sicurezza, la popolazione di pesce spada del Mediterraneo è sull’orlo del collasso.

Pesca illegale

Nel 2016, la Commissione internazionale per la conservazione del tonno atlantico (ICCAT) ha adottato un piano di recupero con l’obiettivo di raggiungere la piena ricostituzione dello stock di pesce spada entro il 2031. Il piano include l’introduzione di un limite di Catture Totali Consentite (TAC), la chiusura delle attività di pesca per tre mesi all’anno e la definizione di una taglia minima di riferimento per la sua conservazione. Tuttavia, a 4 anni dalla adozione del piano, dalla prima valutazione scientifica della popolazione di pesce spada del Mediterraneo, condotta dall’ICCAT, emerge che le catture di giovani di pesce spada (inferiori a 100 cm) sono ancora circa 24% del pescato totale, una percentuale allarmante. Le prove fotografiche raccolte dal WWF in Italia e in Tunisia mostrano che il pesce spada sotto taglia viene venduto illegalmente in molti mercati ittici. Pesce spada al di sotto della taglia minima stabilita è stato trovato in vendita a prezzi molto bassi sulle banchine dei porti, nei mercati del pesce e agli angoli delle strade a El-Haouaria e Kelibia in Tunisia e a Palermo e Catania in Italia. Solo nel 2020, in 26 operazioni delle forze dell’ordine italiane, sono stati sequestrati almeno 700 esemplari di pesce spada venduto illegalmente, dove il 60% del pesce era costituito da esemplari al di sotto della taglia minima consentita. Come se non bastasse: in 7 operazioni è stato segnalato anche l’uso illegale di reti derivanti, vietate dal 2003 nel Mediterraneo. Insomma, è necessario aumentare i controlli in questo mare, per fermare il declino del pesce spada.

Salviamo gli ‘spadini’

Un’analisi scientifica commissionata da WWF Italia suggerisce che cambiamenti mirati all’attuale piano di recupero potrebbero ridurre la mortalità giovanile di circa il 40% (soprattutto dei pesci neonati), consentendo alla popolazione di ricostituirsi completamente cinque anni prima dell’obiettivo fissato dal piano per il 2031. L’Unione Europea conta circa il 75% degli sbarchi annuali di pesce spada nel Mediterraneo. Per questo motivo, il WWF chiede alla Commissione Europea di proporre e attuare una chiusura della pesca con il sistema palangaro pelagico nei mesi di ottobre e novembre (più un mese aggiuntivo). Solitamente, il pesce spada si riproduce nel Mediterraneo durante l’estate, per cui in autunno i giovani esemplari sono estremamente voraci e facilmente insidiabili dai palangari che pescano il pesce spada adulto o altre specie pelagiche come il tonno. Un divieto di pesca durante l’autunno consentirebbe ai pesci giovani di raggiungere una taglia maggiore e la maturità, prima di poter essere catturati. Questo cambiamento, insieme a un’applicazione più severa del divieto di commercializzazione del pesce spada sotto taglia (sotto i 100 cm), non solo potrà accelerare il recupero dello stock, ma avrà anche un impatto positivo sul reddito dei pescatori, aumentando la quantità e il valore delle catture nel lungo periodo. Eventuali iniziali perdite economiche che queste misure comporterebbero per il settore della pesca, sarebbero ampiamente compensate dai benefici ecologici ed economici che uno stock in salute offrirebbe a lungo termine. L’alternativa è una ripresa molto più lenta e la persistenza dell’illegalità che minaccia non solo il mare, ma anche quei pescatori che rispettano le regole e lavorano per fornire ai consumatori un prodotto legale, tracciabile e sicuro.

Il progetto Life Swipe

Per contrastare i crimini di natura è necessario creare banche dati aggiornate e dettagliate, rafforzare la vigilanza, adeguare gli strumenti sanzionatori e puntare sulla formazione delle istituzioni pubbliche. Questi sono anche gli obiettivi del progetto europeo Life Swipe (Successfull Wildlife Crime Prosecution in Europe), attraverso il quale il WWF lavora in Italia da oltre un anno per favorire il contrasto ai crimini contro la fauna selvatica, promuovendo e rafforzando il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine. Il progetto è finalizzato a fornire supporto diretto alle autorità pubbliche e a tutti i protagonisti della lotta ai crimini di natura (Wildlife Crime), attraverso la creazione di una banca dati solida e accessibile, la realizzazione di attività di formazione e advocacy e il miglioramento complessivo della governance del settore. L’obiettivo è quello di contribuire alla riduzione di questi crimini attraverso un aumento sostanziale del numero di condotte illecite denunciate ed effettivamente punite con sentenza di condanna. Quest’azione è fondamentale per individuare quante volte e per quali cause il processo di individuazione del responsabile, e di successiva punizione, viene interrotto o addirittura non viene avviato. In tal modo, nel successivo sviluppo del progetto, si potranno focalizzare e mettere in atto le singole azioni di formazione e sensibilizzazione delle istituzioni e di pressione legislativa, volte a rimuovere gli ostacoli normativi, procedurali, operativi e culturali, che oggi rendono questi gravi illeciti sostanzialmente impuniti.

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