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‘L'aumento dei premi è una pessima notizia per le famiglie’

Per il consigliere federale Berset, alla sua ultima apparizione davanti ai media sul tema, ‘si può fare qualcosa’ per contenere la crescita dei costi

Ultima conferenza stampa sui premi per Berset
(Keystone)
26 settembre 2023
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In Parlamento i lavori sono terminati da un’ora. Come ogni martedì durante le sessioni, il pomeriggio è dedicato alle riunioni dei gruppi. Alle 14, a Palazzo federale e dintorni, sotto un sole splendente, regna la calma: in giro si vedono pochi politici. Il trambusto è tutto sottoterra, al secondo piano seminterrato del vicino Medienzentrum, in una sala gremita di giornalisti e fotografi.

Nelle ultime settimane il battage mediatico è stato massiccio. Esperti, assicuratori malattia, rappresentanti di ospedali e medici, politici: molti hanno detto la loro sullo stato di salute del sistema sanitario, molti hanno presentato ricette più o meno originali per curarlo. O quantomeno per evitare che i premi continuino a salire in modo marcato.

L’attesa è enorme.

Alain Berset fa la sua apparizione alle 13.58. Si intrattiene nell’atrio con i suoi funzionari, poi alle 14 in punto entra nella sala conferenze del Centro media di Palazzo federale. Solito piglio deciso, mani in tasca, mastica un chewing-gum. Posa il cellulare sul tavolo, si sbottona la giacca, estrae i fogli da una mappetta. Si siede. Al suo fianco Anne Lévy, direttrice dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp). Rapida occhiata alla sala, un sospiro. Due parole a mo’ di introduzione: «Per me è l’ultima volta che sono qui ad annunciare i premi dell’assicurazione malattie per il prossimo anno. A dire il vero, non è un esercizio che mi mancherà. Anche se è importante».

Quindi l’annuncio: «Nel 2024 il premio medio ammonterà a 359,50 franchi al mese: corrisponde in media a un aumento complessivo dell’8,7%. È un aumento molto forte [il più marcato dal 2010, ndr], molto più elevato di quello medio dei premi dal 2018, che è del 2,4%, premi 2024 compresi». Questa è «una pessima notizia per le famiglie, che soffrono già per l’aumento dei prezzi degli affitti, degli alimenti, dell’energia», afferma il ministro della Sanità.

Alle sue spalle scorrono le slide che dettagliano la situazione. L’incremento più forte riguarda il Ticino: 40,8 franchi in più al mese in media, pari a un +10,5%. Dopo i 33,20 franchi in più (+9,2%) di quest’anno.

La dodicesima volta

È la dodicesima volta che il consigliere federale dimissionario si presenta alla rituale conferenza stampa sui premi di cassa malati. Due anni fa un Berset ancora in stato di grazia (era Mister Covid, e le sue peripezie private non erano ancora venute a galla) aveva potuto comunicare una «buona notizia»: la prima, benché esigua diminuzione dei premi da 13 anni. Da ricondurre a fattori straordinari, come il rinvio o l’annullamento di numerosi trattamenti durante la pandemia; e alla riduzione forzata delle riserve operata dagli assicuratori su pressione del Consiglio federale. Il ministro della Sanità si era voluto comunque rassicurante: il lieve calo «non lascia presagire un’esplosione dei premi» in futuro, aveva detto.

Il pronostico si è rivelato errato. E la cosa non deve sorprendere più di tanto. A ridurre drasticamente le riserve – imponendo un aumento zero dei premi per il 2009 – ci aveva già provato un suo predecessore alla testa del Dipartimento federale dell’interno (Dfi), Pascal Couchepin (Plr). Il risultato: l’anno seguente i premi aumentarono in media dell’8,7%. Con Berset la storia si è semplicemente ripetuta: nel 2021 il deciso intervento sulle riserve ha prodotto a corto termine (2022) un effetto calmierante sui premi, ma in seguito questi hanno preso l’ascensore (+6,6% nel 2023). Quest’anno le previsioni della vigilia (+8-9%) non indicavano nulla di meglio. Tanto che lo stesso Berset si era sentito in dovere di mettere le mani avanti. “L’onere dei premi per le persone è un grosso problema”, ha ammesso in una recente intervista al ‘Tages-Anzeiger’. Tuttavia, “in questi 12 anni siamo riusciti ad attenuare la crescita dei costi della salute. E l’aumento medio dei premi è inferiore a quello dei 12 anni precedenti alla mia entrata in carica”.

Il friburghese non ha torto. In effetti la crescita dei premi è rallentata significativamente dal 2018 (+1,5% in media) rispetto al lustro 2013-2018 (+3,8%); e non va dimenticato che tra il 1999 e il 2004 assistevamo a balzi del 6,4% in media ogni anno. Ciò detto, il singolo aumento del premio medio mensile annunciato oggi appare enorme. E Berset ne è consapevole.

Forte crescita dei costi

Le cause sono molteplici. Quella principale: la forte crescita dei costi. Nel primo semestre dell’anno sono aumentati del 6,4% rispetto al primo semestre del 2022. Per l’intero 2023 ci si aspetta un incremento del 5,3%, nel 2024 un’ulteriore progressione del 3,4%.

Numerosi fattori entrano in gioco: l’invecchiamento della popolazione, i nuovi farmaci e trattamenti (antitumorali, immunosoppressori e antidiabetici sono ormai responsabili del 50% dell’aumento dei costi pro capite), nonché un aumento delle prestazioni sanitarie, come quelle ospedaliere ambulatoriali (+8,5% di spesa pro capite nel 2022; studi medici: +5,1%) o di fisioterapia (+8,7%). La lista (non esaustiva) comprende pure un netto aumento dei costi delle prestazioni ospedaliere stazionarie (+11%), così come la crescita dei costi dei farmaci nel settore ambulatoriale (+5,5%). Inoltre le consultazioni sono diventate più care. Qui c’è «un problema» in particolare con le tariffe degli psicoterapeuti, precisa Berset.

Poi ci sono “i forti effetti di recupero” post-pandemia (perdita di 1,7 miliardi di franchi nel 2022) e i miseri risultati sui mercati dei capitali (perdita di investimento: 1,8 miliardi, pari a un -11% di rendimento). La perdita complessiva (3,5 miliardi) è stata interamente compensata dagli assicuratori attingendo alle riserve, scese ormai da un volume totale di 12,1 miliardi di franchi all’inizio del 2022 a 8,5 miliardi a inizio 2023. “Gli assicuratori dispongono di sufficienti riserve, ma viene a mancare quel cuscinetto necessario per contenere ulteriormente l’evoluzione dei premi”, scrive il Consiglio federale. L’immediato futuro non lascia ben sperare: all’inizio del 2024 le riserve potrebbero scendere al di sotto dei 7 miliardi.

Costi più elevati del previsto, perdite idem. Ma non solo: di mezzo si sono messi pure i premi, che nel 2023 sono cresciuti mediamente in misura inferiore (+5,4%) a quanto preannunciato (+6,6%). Ancora una volta (era già successo nel 2022), i premi non coprono i costi (circa 35 miliardi di franchi) a carico dell’assicurazione malattie di base. Il motivo principale: un numero superiore alla media di assicurati ha cambiato cassa o ha scelto una franchigia più elevata.

Il ‘caso’ Ticino

Dal +6,5% di Basilea Città e Appenzello Interno al +10,5% del Ticino: come si spiegano queste differenze tra un cantone e l’altro? Thomas Christen, vicedirettore dell’Ufsp, è laconico: «I premi cantonali devono coprire i costi cantonali». Più loquace Anne Lévy: «Le differenze tra cantoni sono fortemente influenzate dalla struttura demografica [una popolazione più o meno vecchia, ndr] e dalla densità dell’offerta medica. In altre parole: più ampia è l’offerta di ospedali e specialisti, più trattamenti vi saranno in linea di massima. Una parte dell’aumento dei costi è dovuta poi al fatto che l’offerta viene utilizzata molto di più».

Per quanto riguarda il Ticino, Thomas Christen – interpellato a margine dalla ‘Regione’ – ribadisce: «In Ticino i premi crescono così tanto anzitutto perché i costi sono cresciuti molto». E, appunto, per legge i costi generati in un cantone vanno coperti con i premi pagati dagli assicurati in quello stesso cantone. Ma c’è dell’altro: «Negli ultimi anni abbiamo constatato che gli aumenti di premio pronosticati in Ticino erano più elevati (del 2% quest’anno) rispetto a quanto poi gli assicurati hanno effettivamente pagato».

C’è anche il fatto che a sud delle Alpi, da anni, il numero di persone che opta per una cassa o per un modello assicurativo più convenienti è superiore alla media nazionale. «Il risultato – spiega Christen – è che le casse hanno incassato con i premi meno di quanto avevano preventivato. Partiamo dal principio che anche il prossimo anno l’effettivo aumento dei premi sia inferiore al 10,5% annunciato oggi».

‘Qualcosa si può fare’

«Si può fare qualcosa per contenere l’aumento dei costi», senza bisogno di stravolgere un sistema che rimane buono, insiste Alain Berset. Il ministro della Sanità ha evocato quanto fatto sin qui: dalla riduzione dei prezzi dei medicamenti a quella delle tariffe dei laboratori, dall’intervento del Consiglio federale sul Tarmed alle misure per promuovere l’impiego di generici e biosimilari che entreranno in vigore nel 2024. Molte riforme di più ampio respiro (e consistente impatto finanziario) sono invece state affossate: quella per l’introduzione di un sistema di prezzi di riferimento per i farmaci, ad esempio. Oppure sono state annacquate: è il caso dell’obiettivo di costo, il ‘cuore’ (poco pulsante) del controprogetto all’iniziativa del Centro per un freno ai costi, al quale il parlamento ha tolto mordente.

Domani al Nazionale arriva il secondo pacchetto di misure di contenimento dei costi elaborato dal Consiglio federale. Ma dentro non c’è granché in grado di incidere sull’andamento della spesa sanitaria. “Berset se ne va, i problemi restano”, titolava lunedì la ‘Nzz’. «Ho fatto quel che ho potuto», dice lui.

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