Svizzera

‘Chi ha più soldi inquina anche di più: tassiamolo’

L'idea è quella di chiamare alla cassa i più facoltosi, rei di produrre emissioni di CO2 che superano di venti volte quelle generate dai meno abbienti

In sintesi:
  • Secondo uno studio, le persone meno abbienti del nostro Paese genererebbero 9 tonnellate di CO2 in un anno, i più facoltosi 195 tonnellate
  • Le emissioni svizzere sono più contenute rispetto a Cina, India e Stati Uniti, ma rappresentano pur sempre il 2-3% di quelle complessive
  • I ricchi svizzeri sono tra i maggiori inquinatori al mondo
Chi inquina paga
(Keystone)
24 agosto 2023
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I super ricchi sono i grandi inquinatori in Svizzera e vanno di conseguenza presi di mira a livello fiscale, per promuovere una politica ambientale più efficace? Il dibattito viene lanciato in grande stile dal Tages-Anzeiger (Ta) e dalla galassia di testate con lo stesso editore, anche in Romandia.

Le differenze fra le emissioni di CO2 delle fasce più facoltose e quelle più povere della popolazione sono enormi, affermano i quotidiani facendo riferimento a un'analisi della banca dati del World Inequality Lab, entità gestita dall’École d’économie di Parigi e dall'Università di Berkeley, in California.

Stando a queste informazioni in Svizzera le persone meno abbienti generano 9 tonnellate di CO2 in un anno che finiscono nell'atmosfera, mentre chi fa parte dell'1% più ricco della popolazione (cioè chi ha un reddito a partire da 346'000 franchi) inquina 20 volte tanto: 195 tonnellate. Ampliando la visione, il 10% più benestante del Paese ha un impatto pari al 50% meno favorito.

Auto di grossa cilindrata, vaste abitazioni, frequenti viaggi aerei, elevato consumo di beni e servizi, risparmi investiti in attività che emettono CO2: i ricchi inquinano molto, constatano i giornali. Così, in un momento in cui il riscaldamento globale sta diventando sempre più tangibile alcuni propongono che la loro ricchezza venga messa al servizio del clima.

È il caso della consigliera nazionale Natalie Imboden (Verdi/Be), che lo scorso settembre ha presentato una mozione per una tassa progressiva sul CO2. La sua idea di partenza è semplice: più si è benestanti, più si inquina e quindi più si deve pagare. «Quando le disuguaglianze aumentano, dobbiamo adattare il sistema fiscale. La tassa colpisce i ricchi, ma anche chi inquina. Le due cose sono correlate», spiega la deputata al Tages-Anzeiger. Della proposta dovrà occuparsi il parlamento, probabilmente non prima delle elezioni federali di ottobre.

Nel frattempo la 52enne sta perfezionando le sue argomentazioni. In particolare viene citato un rapporto di Oxfam, un'alleanza internazionale di varie organizzazioni di aiuto umanitario e di sviluppo: il documento invita i governi a sviluppare politiche fiscali che affrontino contemporaneamente la crisi climatica e le disuguaglianze. L'idea è stata discussa anche all'ultimo Forum economico mondiale di Davos: un gruppo di 200 milionari ha chiesto ai governi di tassarli di più ‘per il bene comune’.

Perché intanto il tempo sta per scadere, se la Svizzera vuole dimezzare le sue emissioni entro il 2030 come previsto. «Al momento non abbiamo gli strumenti che ci permetterebbero di raggiungere l'obiettivo dell'Accordo di Parigi», sostiene Imboden.

Anche i Giovani socialisti si sono occupati della questione, lanciando un'iniziativa che propone di tassare in futuro le grandi eredità per finanziare la lotta contro la crisi climatica. Questo perché gli svizzeri più ricchi sono anche tra i maggiori inquinatori d'Europa: solo l'1% dei lussemburghesi ha un impatto ancora più marcato. Per contro se ci si allineasse sulle emissioni dei più poveri la Svizzera avrebbe già raggiunto l'obiettivo climatico del 2030.

Secondo il Tages-Anzeiger la politica ambientale elvetica si limita a misure che difficilmente tengono conto delle differenze di reddito. Questo potrebbe essere anche uno dei motivi del no alla legge sul CO2 nel giugno 2021: secondo gli oppositori la normativa penalizzava eccessivamente i redditi medio-bassi. Sarebbe costata molto alle popolazioni rurali e montane, a fronte di un beneficio climatico modesto.

Più le persone sono povere, maggiore è l'impatto dei costi energetici sul loro portafoglio, sottolinea il ricercatore Lucas Chancel del World Inequality Lab in un nuovo rapporto. A suo avviso non serve a nulla guardare alle medie nazionali. «Chi deve ridurre le proprie emissioni, quanto velocemente e quando? Conoscere i livelli di emissioni dei diversi gruppi sociali all'interno di un paese è fondamentale per rispondere a queste domande».

Le emissioni svizzere non sono così elevate come quelle di Cina, India o Stati Uniti, ma secondo uno studio pubblicato nel 2022 dalla società di consulenza McKinsey, rappresentano comunque il 2-3% del totale del CO2 emesso. Valori molto alti vengono raggiunti se si considera il livello di singoli individui: in particolare i ricchi svizzeri sono tra i maggiori inquinatori al mondo.

Gli esperti del World Inequality Lab attingono a un'ampia gamma di dati, dall'alimentazione ai tipi di veicoli, per stimare le emissioni di carbonio individuali. Si tiene anche conto dei beni e dei servizi scambiati con il resto del mondo e degli investimenti, spesso trascurati in questo contesto.

Secondo un rapporto del Consiglio federale del dicembre 2022 l'1% della popolazione svizzera possiede il 44% della ricchezza totale della nazione. Il World Inequality Lab ritiene che questa minoranza molto ricca possa ridurre le proprie emissioni senza grosse limitazioni, a differenza di chi emette poco. Questo dovrebbe quindi spingere i politici a puntare proprio sul gruppo dei più abbienti.

"I nostri calcoli mostrano che emergono grandi differenze tra i gruppi di reddito, una volta che si tiene conto delle emissioni associate al risparmio", spiega Chancel al Tages-Anzeiger. Tuttavia, secondo lo scienziato, questi dati devono essere letti con cautela. Mancano ancora statistiche significative, soprattutto in Svizzera: il World Inequality Lab giudica debole la qualità dei dati elvetici.

Né l'Ufficio federale dell'ambiente né quello di statistica dispongono di cifre al riguardo. Secondo il consigliere nazionale Jacques Bourgeois (Plr/Fr), presidente della Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia (CAPTE) del suo ramo del parlamento, una legge che prenda di mira i più ricchi sarebbe quindi quasi impossibile da applicare. Un monitoraggio delle emissioni sarebbe ‘impensabile’.

Ma anche a livello fondamentale l'approccio proposto non è auspicabile, indica il 65enne al giornale. «È una questione di responsabilità individuale: la decisione di viaggiare in treno o in aereo non dipende dal reddito». A suo avviso sarebbe ad esempio meglio investire nella ristrutturazione degli edifici. Questa è anche l'opinione del Consiglio federale, che propone di respingere la mozione di Imboden: il governo non vede un legame diretto tra reddito o ricchezza e livello di emissioni di CO2.

Secondo Tages-Anzeiger il mondo politico e quello accademico sono comunque d'accordo su un punto: definire il legame tra consumi e inquinamento, nonché soprattutto quello tra ricchezza e inquinamento, è difficile. «Potrebbe essere arduo registrare correttamente le emissioni di ogni singola famiglia con uno sforzo ragionevole e nel rispetto della sfera privata», spiega al quotidiano Marius Brülhart, professore di economia a Losanna.«E se non è possibile farlo difficilmente un sistema del genere potrà funzionare».

Anche Chancel afferma che sono necessari ulteriori progressi nel calcolo delle disuguaglianze. «Le nostre ricostruzioni statistiche sono le meno peggio», osserva il ricercatore. A suo avviso offrono comunque un nuovo approccio per pensare alla questione della ricchezza e del clima. «Chi ha più soldi deve contribuire di più», conclude lo specialista.

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