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Parecchie critiche dalle ‘big’ del settore al piano di salvataggio del Consiglio federale
05.05.22 - 16:06
Ats, a cura de laRegione

Alle società elettriche non piace il ‘paracadute’ governativo

Pareri negativi sul piano di salvataggio del Consiglio federale. L’associazione del settore: condizioni troppo severe, prestiti non solo alle ‘grandi’

Zurigo – Il piano del Consiglio federale per il salvataggio delle aziende elettriche di rilevanza sistemica in caso di crisi non piace alla maggioranza di partiti e associazioni interessate. Il settore energetico non si oppone al progetto in sé, ma alla sua concezione. Per i partiti borghesi invece le liquidità competono alle imprese. Solo il Ps sostiene il disegno di legge in toto.

Il Governo, che ha posto in consultazione il progetto sino a ieri, è pronto a mettere sul piatto fino a 10 miliardi di franchi per garantire la liquidità delle società alle prese con prezzi estremi o con la volatilità del mercato legata alle incertezze della guerra in Ucraina.

Il Parlamento dovrà affrontare il dossier durante la sessione estiva. La nuova legge, che ha una validità di 4 anni ossia fino al 2026, dovrebbe entrare in vigore il prima possibile.

AES contraria

L’Associazione delle aziende elettriche svizzere (Aes) accoglie il principio di una misura d’emergenza sussidiaria e facoltativa. Ma ritiene troppo severe, "sproporzionate e di una portata senza precedenti" le condizioni poste dal Governo.

Stando all’Aes, le imprese elettriche sono già protette dai rischi e stanno andando bene a livello finanziario. Anziché essere destinati esclusivamente alle tre imprese di rilevanza sistemica (Alpiq, Axpo e Bkw), i prestiti della Confederazione dovrebbero essere accessibili a tutte le aziende del settore.

Alpiq più sfumata

Il gruppo energetico losannese Alpiq è favorevole alle misure per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento del Paese. Tuttavia la società con sede a Losanna ritiene diversi aspetti controproducenti e pericolosi per le imprese e suggerisce adeguamenti.

Secondo Alpiq, il fatto che il piano preveda la copertura obbligatoria e numerosi obblighi per le aziende minaccerebbe la libertà economica ed è quindi pregiudizievole e sproporzionato. A suo avviso, tali misure non devono aprire la strada a una nazionalizzazione rampante delle imprese elettriche.

Il gruppo ritiene inoltre che la Svizzera dovrebbe collaborare con altri Stati europei per l’adeguamento delle condizioni quadro delle borse elettriche onde evitare che la volatilità dei mercati generi un’immobilizzazione eccessiva delle liquidità.

Nelle loro prese di posizione gli altri due gruppi di rilevanza sistemica, l’argoviese Axpo e il bernese Bkw, respingono invece il piano governativo. Axpo definisce le misure sproporzionate, arbitrarie e poco conformi alla Costituzione. Per Bkw, il progetto va ben al di là dell’obiettivo prefissato.

Partiti borghesi scettici

Anche i partiti borghesi si dicono scettici di fronte al disegno di legge. L’Udc lo respinge, poiché a suo avviso spetta ai gestori dotare le imprese dei mezzi sufficienti.

Per il Plr, la Confederazione deve intervenire soltanto in caso di estrema emergenza. Secondo i liberali-radicali, il piano crea un pericoloso precedente dalle conseguenze imprevedibili. Il Centro accoglie piuttosto favorevolmente il progetto, ma chiede direttive chiare e severe per sostenerlo.

Il Ps, invece, ritiene opportuno il piano governativo e l’adesione obbligatoria per le aziende di rilevanza sistemica. Secondo i socialisti, occorre ora esaminare se il progetto non debba essere accessibile ad altre imprese elettriche.

I Verdi, dal canto loro, ritengono che la sicurezza dell’approvvigionamento del Paese debba essere al centro delle preoccupazioni e non il salvataggio delle aziende. I Verdi liberali, infine, ricordano come "questo paracadute d’emergenza" debba essere usato soltanto come ultima risorsa.

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