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06.04.22 - 05:30
Aggiornamento: 08:34

A 100 km/h in autostrada: buon senso, sciocchezza o cerotto?

La proposta è del deputato dei Verdi Raphaël Mahaim. Regazzi (Centro): efficacia irrisoria. Cattaneo (Plr): acceleriamo sulle rinnovabili indigene

Riempi il serbatoio di benzina e il portafoglio si svuota. La guerra in Ucraina significa anche questo per gli automobilisti svizzeri. L’impennata dei prezzi di carburante e combustibili fossili è subito diventata una questione politica. Udc, Plr e Centro vogliono calmierarli: per "dare sollievo alla popolazione e all’economia", propongono di far leva in particolare sull’imposta sugli oli minerali. Adesso Raphaël Mahaim (Verdi/Vd) si inserisce nel dibattito con una proposta ‘antagonista’: ridurre da 120 a 100 chilometri orari il limite di velocità in autostrada. L’obiettivo della sua iniziativa parlamentare – anticipata martedì a ‘Le Temps’ – è duplice: geopolitico da un lato («spezzare la dipendenza nei confronti delle fonti energetiche fossili, e in particolare della Russia»), climatico dall’altro («consumare meno carburante, quindi ridurre le emissioni di CO2»). L’idea non piace al di fuori dell’area ecologista. Il consigliere nazionale del Centro Fabio Regazzi la giudica addirittura «una sciocchezza».

Eppure è stata la moderata Agenzia internazionale dell’energia (Aie) a rilanciarla. Il 18 marzo, nel pieno della guerra in Ucraina, l’organizzazione intergovernativa ha pubblicato un ‘piano in dieci punti per ridurre l’uso del petrolio’ (vedi infografica). La prima raccomandazione: ‘Ridurre di almeno 10 km/h i limiti di velocità in autostrada’. Secondo l’Aie, questa e altre azioni attuate nell’immediato nelle economie avanzate possono generare una riduzione della domanda di petrolio pari a 2,7 milioni di barili al giorno nei prossimi quattro mesi.

Di una riduzione dei limiti di velocità in autostrada «si discute anche in Francia e in Germania», rileva Mahaim. Per la Svizzera non sarebbe una novità. Il deputato ecologista – subentrato in marzo a Daniel Brélaz – ricorda che già nel 1973, all’epoca dello choc petrolifero, il Consiglio federale decretò una misura di questo tipo. Oggi viene introdotta ad hoc (in Ticino soprattutto nel Sottoceneri), quando si superano i valori limite giornalieri delle polveri fini. Sul tema, in Parlamento è pendente una mozione di Erich Hess (Udc/Be). Che va però in senso contrario: la richiesta è di aumentare il limite a 130 km/h. Il Consiglio federale si è già detto contrario.

Il provvedimento è pensato come «temporaneo», spiega il vodese a ‘laRegione’. Il Consiglio federale sarebbe chiamato a stilare un bilancio dopo qualche anno, per vedere quali sono gli effetti sul consumo di carburante e sul traffico. Ma in quanto ecologista, lui sostiene «qualsiasi misura che permetta di ridurre durevolmente le emissioni di CO2». Mahaim ha pensato anche alle domeniche senza auto, altra ‘invenzione’ risalente allo choc petrolifero. Ma in questo caso l’impatto sulla riduzione del consumo di carburante sarebbe «molto più debole». La riduzione dei limiti di velocità in autostrada, invece, permette – a un costo «molto modesto» – di raggiungere risultati «sostanziali». «Secondo le stime fatte a suo tempo dal Consiglio federale, passando da 120 a 100 km/h il consumo del parco di autovetture circolanti si ridurrebbe fino al 3%. Una riduzione maggiore di quella che si avrebbe rinnovando completamente il parco di autovetture, in particolare con veicoli elettrici», osserva il consigliere nazionale.

‘Efficacia irrisoria’

Fabio Regazzi non è d’accordo. «A me sembra una sciocchezza. Anche perché – tra cantieri, traffico e incidenti – già oggi sulla rete autostradale svizzera è difficile mantenere a lungo i 120 km/h». «Pensare che così ridurremo la dipendenza dal petrolio, russo o no, è illusorio. Le quantità di carburante risparmiato sono trascurabili, ad ogni modo non tali da consentire di ridurre significativamente questa dipendenza. L’efficacia della misura è irrisoria, il guadagno ottenuto non giustifica un simile cambiamento nelle abitudini degli automobilisti», afferma il presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri.

La pensa allo stesso modo il collega al Nazionale Christian Wasserfallen (Plr): è "una pessima idea, che avrebbe soltanto piccoli effetti economici", ha dichiarato a ‘Le Temps’. Inoltre "si può già viaggiare a 100 km/h, nessuno lo impedisce", ha ricordato la consigliera agli Stati Marianne Maret (Centro/Vs). "Per contenere le spese, la cosa migliore resta quella di non attendere le decisioni del Parlamento, ma di rimettere in discussione il proprio modo di condurre e di utilizzare il proprio veicolo", ha detto la ‘senatrice’ al quotidiano ginevrino.

I partiti borghesi però sono già partiti lancia in resta. A metà marzo Plr, Alleanza del Centro e Udc hanno annunciato un pacchetto di misure rapide e limitate nel tempo per sgravare famiglie e aziende. Dovrebbero concentrarsi su una riduzione dell’imposta sugli oli minerali, prelevata su carburanti e combustibili. Ad esempio: in due mozioni identiche, il ‘senatore’ e presidente dell’Udc Marco Chiesa e il consigliere nazionale Christian Imark chiedono che venga almeno dimezzata per un massimo di quattro anni. L’effetto sarebbe una marcata riduzione dei prezzi di benzina, diesel e combustibile.

La Svizzera non è l’unico paese che ci sta pensando. Efficace in termini monetari, la misura resta però controversa. La stessa Aie mette in guardia: "Laddove possibile – si legge nel suo rapporto – le misure in materia di prezzi dovrebbero essere predisposte in maniera oculata, dando la priorità alle fasce più indigenti della popolazione e a coloro per i quali l’auto è elemento indispensabile di attività economica".

‘Farmaco che aggrava la malattia’

Mahaim coglie la palla al balzo. Ridurre il prezzo della benzina «sarebbe come somministrare un farmaco che aggrava la malattia, cioè la dipendenza dalle energie fossili». Il vodese è convinto: «La proposta di Udc, Plr e Centro è completamente assurda». È però più efficace in termini di mantenimento del potere d’acquisto. Mahaim concede: «Ridurre a 100 km/h il limite di velocità in autostrada dovrebbe permettere a un’economia domestica di risparmiare circa 70 franchi all’anno: niente di spettacolare. Ma qui si tratta anzitutto di evitare che la benzina diventi ancor più attrattiva. Tutti trarrebbero profitto da una diminuzione del prezzo alla pompa, una misura a innaffiatoio. Noi Verdi invece siamo favorevoli ad altre misure, mirate (come la riduzione dei premi di cassa malati, magari anche deduzioni fiscali ecc.), che consentano di mantenere il potere d’acquisto di chi veramente ne ha bisogno». Regazzi non si scompone: «Sì, sarebbe una misura a innaffiatoio. Ma non possiamo pretendere da chi fa benzina che mostri la dichiarazione dei redditi. Comunque, il provvedimento avrebbe una durata limitata. Sarebbe in un certo senso un male minore, durante un lasso di tempo che speriamo sia il più breve possibile».

‘Politica dei cerotti’

Rocco Cattaneo non vede di buon occhio né l’una, né l’altra soluzione. Soluzione? «Bisogna finirla con la politica dei cerotti. La guerra in Ucraina potrebbe durare mesi. Ma poi, dopo un accordo di pace, i prezzi potrebbero anche scendere rapidamente», dice alla ‘Regione’ il consigliere nazionale del Plr. Anche per Cattaneo «l’indipendenza energetica è cruciale». Ma «se vogliamo davvero ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche fossili importate dall’estero, anche dalla Russia, dobbiamo investire per esaurire il potenziale dell’idroelettrico e sviluppare le rinnovabili indigene: solare, eolico, biomassa. Dobbiamo accelerare, stiamo andando troppo piano». Non arranchiamo solo sul quel fronte, secondo il deputato montecenerino: «Serve anche un accordo sull’elettricità con l’Europa, se vogliamo evitare il rischio più grosso per la popolazione svizzera: un black-out».

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