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‘Chèque anti rincari più solidale degli sgravi benzina’

01.07.2022 - 05:30

Analizziamo gli effetti delle due misure: chi ne beneficia? AVS da adeguare al rincaro. Come farlo lo spiegano l’Udc Chiesa e la socialista Carobbio


La guerra ha fatto deragliare la ripresa economica post-pandemia. A maggio, l’inflazione in Svizzera era al 2,9% – nel resto d’Europa è più marcata, nella zona euro era all’8,1% il mese scorso – e a corto termine rimarrà accentuata. I prezzi del carburante sono aumentati in breve tempo, la bolletta dell’elettricità sarà più bollente, la stangata arriverà anche sui premi di cassa malati nel 2023. Per farla breve: tanti rincari ma salari, rendite Avs, Ai al palo. Per ceto medio e fasce più deboli, la batosta rischia di fare male. Mentre diversi Paesi hanno già preso contromisure, la Svizzera nicchia. Il Consiglio federale ha invitato a non cedere alla fretta. «Siamo in un momento in cui il rincaro è sostenibile per l’economia», ha detto a nome del governo, il capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer.
In parlamento c’è invece preoccupazione. Sinistra e Alleanza del Centro hanno sollecitato e ottenuto una seduta parlamentare extra a settembre dedicata alle misure anti-rincari. Sul tavolo diverse proposte: da nuovi sgravi sulla benzina, targata Udc, e già bocciati dalle due Camere federali, agli assegni (chèques) federali alle famiglie, targata Ps, ma anche contributi per ridurre i premi cassa malati e adeguamenti dell’Avs. Quali misure mettono più soldi in tasca alle famiglie, ai più bisognosi?


Samuel Bendahan professore alla Facoltà business ed economia dell’Università di Losanna

La stessa domanda se l’è posta il ricercatore Samuel Bendahan professore alla Facoltà business ed economia dell’Università di Losanna e deputato socialista al Nazionale: più solidale un bonus benzina o aiuti alle famiglie? Ha scelto diverse economie domestiche, in base a composizione (singoli, coppie e famiglia), reddito mensile (da 4’500 a 40mila) e consumo annuo di benzina (da 2’500 a 60mila chilometri) e poi ha calcolato l’impatto di tre misure anti-inflazione: sgravi temporali sulla benzina, assegno (chèque) federale e aumento a 6’000 franchi – dai 3’000 attuali – della deduzione delle spese professionali per il trasporto dal domicilio al luogo di lavoro. Ne esce una fotografia interessante (nella grafica alcuni dati).

In quali tasche finiscono gli aiuti federali

Facciamo qualche esempio: una famiglia con un reddito mensile di 6’500 franchi, che percorre 2’500 chilometri l’anno in automobile (si riferisce al consumo medio), con gli sgravi sulla benzina risparmierebbe 43 franchi; con l’assegno incasserebbe 634 franchi, con la deduzione nulla. Una coppia con un reddito di 9mila franchi che percorre 5mila chilometri, con gli sgravi benzina risparmierebbe 87 franchi, con l’assegno ne riceverebbe 634, con gli sgravi nulla.

‘Esenzioni benzina favoriscono i più ricchi’

«L’assegno (chèque) federale permette di ripartire in modo più efficace gli aiuti sul ceto medio e basso rispetto a deduzioni fiscali e riduzione delle tasse sulla benzina che andrebbero soprattutto ad aumentare i margini di guadagno dei grandi distributori e non dei consumatori, favorendo inoltre le economie domestiche più benestanti, che possiedono veicoli potenti e fanno più chilometri», commenta Bendahan.

Ecco qualche cifra significativa: il 22% delle economie domestiche elvetiche non possiede un’autovettura (dati del 2015); i salari più bassi (meno di 4mila franchi) conteggiano 22,5 km in media al giorno, quelli più elevati (da 12mila franchi) 51,6 km. «Ridurre i costi sulla benzina costerebbe allo Stato miliardi, senza aiutare chi ne ha più bisogno: sarebbe un assegno in bianco ai colossi della benzina!».

L’assegno (chèque) federale una tantum verrebbe dato in caso di crescita dell’inflazione a favore dell’80% della popolazione, e un importo degressivo fino a zero per i più benestanti. «I soldi dei più ricchi (20% della popolazione) sarebbero distribuiti». Il meccanismo si innescherebbe quando l’inflazione sale: «Quando i costi di alloggio, premi malattia, trasporti e alimenti aumentano oltre il 5%». Una risposta all’aumento dei prezzi.

Alloggio, premi, trasporti più costosi

«Negli ultimi 20 anni, il potere d’acquisto delle economie domestiche elvetiche è diminuito, soprattutto per il ceto medio (che non ha aiuti) e quello basso. Si spendono più soldi per alloggio, premi casse malati, trasporti, beni di prima necessità. Una riduzione delle tasse della benzina aiuterebbe solo chi ha un’autovettura e la usa molto. Chi fa pochi chilometri ma si è visto aumentare affitto e premi non avrà nessun beneficio. L’assegno federale invece rafforza il potere di acquisto di più persone», precisa il ricercatore.

Con la stessa somma di 2 miliardi che verrebbe a mancare nelle casse pubbliche a causa degli sgravi sulla benzina, si potrebbe dare un assegno federale una tantum di almeno 300 franchi per adulto e 150 franchi per bambino. Una famiglia con quattro figli riceverebbe 900 franchi di aiuti diretti.

Le ricette dei democentristi

‘AVS va adeguata a tutti, gli sgravi devono essere mirati’

«I rincari sono il problema numero uno in Svizzera», dice Marco Chiesa. Il presidente dell’Udc ci spiega le strategie d’autunno anti-inflazione dei democentristi: «Torneremo a insistere sul taglio dei 90 cts al litro di tasse sui carburanti, a riconoscere lo sgravio di tutto il premio della cassa malati e lotteremo per l’abolizione del valore locativo per i pensionati». La novità riguarda l’adeguamento dell’Avs al rincaro, calcolato da un indice misto (inflazione che cresce del 3% e l’aumento dei salari dello 0,6%). Il punto è come farlo: «Chiederemo che non vi sia un adeguamento aggiuntivo a innaffiatoio oltre l’indice misto per tutti i pensionati, come propone l’alleanza tra i socialisti e il Centro, ma sgravi mirati a chi ha un debole potere d’acquisto». Come identificarli? La proposta che farà Chiesa è di seguire a livello federale il modello del Ticino, dove i pensionati con redditi bassi e medio-bassi possono dedurre ulteriori 8mila franchi sul reddito netto diminuendo così le imposte.


Marco Chiesa, deputato Udc agli Stati e presidente UDC

Il caro benzina fa salire i prezzi di beni e servizi

Aumentare il potere d’acquisto degli svizzeri è una priorità per l’Udc che non molla la presa sul caro benzina. Quattro le proposte già presentate, non avallate dalle Camere federali: l’introduzione temporanea di sgravi relativi all’imposta sugli oli minerali gravante i carburanti e i combustibili; una riduzione di almeno il 50% dell’obbligo di compensazione del CO2 e dell’Iva; l’incremento a 6’000 franchi della deduzione delle spese professionali per il trasporto dal domicilio al luogo di lavoro. Perché continuare a percorrere questa via ce lo spiega Chiesa: «Torniamo a insistere sugli sgravi del carburante. L’esplosione del prezzo pesa massicciamente sia sulle famiglie del ceto medio sia sulle piccole e medie aziende sia sui Cantoni periferici. La situazione è particolarmente difficile in Ticino dove questo fenomeno incrementa il turismo degli acquisti e mette in ginocchio l’economia di frontiera», precisa il consigliere agli Stati. Respinge la critica che sono un regalo ai distributori, ai ricchi, a chi gira col Suv. Chi fa più chilometri, di regola ha più mezzi: «I più benestanti oggi viaggiano con l’auto elettrica. Qui non parliamo solo dei trasporti privati. Il caro benzina si ripercuote sull’intera catena di approvvigionamento, se i trasporti sono più costosi anche il prodotto o il servizio finale lo sarà. Un maggior stimolo all’inflazione che vogliamo evitare», precisa. Inoltre, aggiunge, Mister prezzi e commissione della concorrenza devono vigilare inflessibilmente che in questa congiuntura non vi siano speculazioni: «Ogni centesimo sgravato deve rimanere a disposizione nel portafoglio dei cittadini, solo così è possibile sostenere la nostra popolazione».

Aumentare le deduzioni per i premi

Altra via per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie passa dai premi. La ricetta: aumentare le deduzioni concesse per i premi casse malati. In alcuni cantoni i premi sono più che raddoppiati, mentre le deduzioni forfettarie sono state adeguate soltanto in misura minima. Il Governo federale ha avallato una proposta di 3 anni fa dell’Udc (mozione di Jean Pierre Grin) e propone di portare la deduzione per le persone sole a 3000 franchi (attualmente 1700 franchi), quella per i coniugi a 6000 franchi (oggi 3500 franchi) e a 1200 franchi quella per ogni figlio o persona bisognosa (oggi 700 franchi). Ciò significa meno entrate: circa 400 milioni di franchi l’anno, di cui circa 315 milioni sarebbero a carico della Confederazione e circa 85 milioni a carico dei Cantoni.

Le ricette della sinistra

Solo per il 2023, aiuti per ridurre i premi malattia


Marina Carobbio, deputata socialista agli Stati

Dare più soldi ai pensionati, adeguando le rendite Avs e AI al rincaro, e aumentare i sussidi di cassa malati in vista della stangata del 2023 sono le priorità di sinistra e centro. Vediamo come e perché. «A causa dell’aumento dei prezzi, il potere d’acquisto dei pensionati si riduce, rischiano di perdere diverse centinaia di franchi l’anno. Chiediamo per il 2023 un adeguamento totale dell’Avs al rincaro», spiega Marina Carobbio, deputata socialista agli Stati. Proposte simili sono state depositate alle due Camere sia da socialisti sia dal Centro. Veniamo poi al tormentone dei premi di cassa malati, che tolgono il sonno a molti: per il 2023 è atteso un aumento (anche del 7%) che graverà sul ceto basso e quello medio, in particolare chi non beneficia di sussidi. La deputata socialista, assieme al pacchetto di misure del Centro, ha depositato una mozione che chiede un decreto federale urgente per aumentare del 30%, solo nel 2023, il contributo federale alla riduzione dei premi individuali. «Questa misura urgente e limitata al 2023 metterebbe più soldi a disposizione anche per una parte del ceto medio che è in difficoltà e non riceve sussidi», commenta. Una proposta analoga è stata presentata al Nazionale.

Un cerotto d’emergenza che non risolve ovviamente l’aumento continuo e fuori controllo della spesa sanitaria e di conseguenza dei premi cassa malati. Carobbio è tiepidamente ottimista: «Qualcosa si sta muovendo a livello federale per agire a medio e lungo termine sui costi sanitari e sul finanziamento dei premi cassa malati», precisa. A inizio giugno, il Nazionale ha accolto i controprogetti a due iniziative: quella del centro per il freno alla spesa e quella socialista per limitare i premi dell’assicurazione malattia: «Si tratta di 2,2 miliardi in più di contributi per ridurre i premi che andranno a sgravare i redditi medi e quelli medio-bassi». La palla passa agli Stati. «È un primo positivo accordo raggiunto tra vari partiti». Sull’altro fronte, quello del contenimento dell’aumento dei costi, c’è parecchio da fare, vista la pressione della lobby sanitarie in Parlamento. «Ricordo solo che a dicembre il Nazionale ha bocciato una riduzione del prezzo dei generici», conclude.

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