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Keystone
13.12.21 - 08:19
Aggiornamento: 15:46
Ats, a cura de laRegione

Approda in Parlamento l’accordo sulla tassazione dei frontalieri

Secondo l’accordo fiscale, già approvato dall’Italia venerdì, i lavoratori frontalieri saranno tassati in via ordinaria anche nella Penisola

Riprendono oggi pomeriggio i lavori alle Camere federali. Al Consiglio degli Stati è previsto il dibattito sulla ratifica dell’accordo fiscale con l’Italia riguardante la tassazione dei frontalieri, firmato nel dicembre 2020 dopo anni di negoziati, polemiche e rinvii.

Con l’intesa la Svizzera trattiene l’80% dell’imposta alla fonte ordinaria prelevata sul reddito dei nuovi frontalieri che lavoreranno sul suo territorio. I nuovi lavoratori frontalieri saranno tassati in via ordinaria anche in Italia. La doppia imposizione verrà eliminata.

Stando al messaggio del Consiglio federale, l’intesa sarà sottoposta a riesame ogni cinque anni. Inoltre, una clausola dispone che siano previste consultazioni ed eventuali adeguamenti periodici in materia di telelavoro.

Alle persone che lavorano o hanno lavorato nei Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese tra il 31 dicembre 2018 e la data di entrata in vigore del testo – detti frontalieri attuali – si applica un regime transitorio. Questa categoria di lavoratori continuerà infatti a essere tassata esclusivamente in Svizzera, la quale verserà ai Comuni italiani di confine fino all’anno fiscale 2033 una compensazione finanziaria del 40% dell’imposta alla fonte prelevata nella Confederazione.

Sempre secondo l’accordo, in futuro il “lavoratore frontaliere” includerà coloro che risiedono entro 20 chilometri dalla frontiera e che, in linea di massima, rientrano ogni giorno al loro domicilio. Tale nuova definizione si applica a tutti i frontalieri (nuovi e attuali) a partire dall’entrata in vigore dell’accordo.

Da notare, infine, che proprio venerdì scorso in Italia il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla ratifica dell’accordo.

Altri temi

Il menu del Consiglio degli Stati prevede anche altri oggetti, tra cui figura l’esame del Preventivo 2022 della Confederazione. Tra i punti controversi rimangono gli aiuti per la protezione dell’infanzia e le spese per il personale di tutti i dipartimenti. I “senatori” si occuperanno poi della modifica della legge sugli investimenti collettivi.

Al Consiglio nazionale, dopo l’Ora delle domande, i deputati dovranno votare la clausola d’urgenza del secondo pacchetto di misure a sostegno dei trasporti pubblici colpiti dalla crisi del Covid.

La Camera del popolo dovrebbe poi eliminare le ultime divergenze rimaste con gli Stati in merito al progetto di modifica del Codice civile volto a rafforzare l’attrattiva della Svizzera per le fondazioni. I “senatori” hanno ribadito mercoledì scorso che le fondazioni non dovrebbero poter beneficiare di un esonero fiscale se retribuiscono i membri dei loro organi dirigenti per il loro lavoro. La commissione del Nazionale propone ora di allinearsi a questa decisione.

Nel progetto di armonizzazione delle pene si andrà invece verosimilmente in conciliazione: la commissione propone infatti di confermare praticamente tutte le decisioni prese in precedenza (tra cui quella concernente le pene per “violenza o minaccia contro le autorità”, art. 285 CP).

Il Nazionale affronterà poi le divergenze in merito alla legge Covid-19. Giovedì i “senatori” hanno ribadito di non volere obbligare il Consiglio federale a pubblicare i contratti conclusi con le case farmaceutiche per la fornitura di vaccini e medicinali anti-Covid, né di concedere poteri di coordinamento al Consiglio federale per quanto attiene agli ospedali nei momenti di picco della pandemia.

Altro dossier all’ordine del giorno, sempre a livello di divergenze: la riforma AVS 21. Le due Camere si oppongono principalmente sulle misure compensatorie destinate alle donne che dovranno andare in pensione un anno dopo e sull’eventuale finanziamento da parte della Banca nazionale (Bns), che i “senatori” non vogliono.

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