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01.12.21 - 19:36
Ats, a cura de laRegione

Cantoni contrari alle restrizioni in famiglia

La consultazione sulle misure di contrasto della pandemia: no anche all’obbligo del telelavoro

L’inasprimento delle misure per contrastare l’aumento dei casi di coronavirus proposto ieri dal Consiglio federale è stato parzialmente criticato nella consultazione che si conclude stasera. I cantoni Ticino, Berna, Friburgo, Soletta e Zurigo, come pure la Commissione della sanità del Nazionale si sono detti per esempio contrari all’obbligo del certificato Covid in ambito familiare, mentre i datori di lavoro si oppongono a un obbligo generalizzato del telelavoro.

Nella consultazione durata solo 24 ore uno dei punti più controversi è stato l’uso del certificato Covid nelle riunioni private – in famiglia o tra amici – in spazi chiusi alle quali partecipano più di 10 persone.

I governi ticinese, solettese, friburghese, bernese e zurighese sono contrari all’idea di applicare l’obbligo del certificato negli incontri in ambito familiare a partire da 11 persone. Sarebbe difficile da controllare, ha sottolineato il presidente del governo ticinese Manuele Bertoli. Per la Commissione della sanità del Nazionale il certificato dovrebbe essere raccomandato ma non imposto.

Secondo il governo bernese, anziché imporre restrizioni di vasta portata nelle riunioni familiari o tra amici, bisognerebbe gestire in modo più coerente la protezione delle frontiere, con controlli sistematici in particolare negli aeroporti. L’esecutivo bernese – così quelli di Friburgo, Ginevra, Ticino, Vallese e Vaud – si è detto contrario anche all’obbligo di test ripetitivi nelle scuole. A questa misura il governo ticinese preferisce per esempio l’obbligo delle mascherine in classe a partire già dalla quarta e quinta elementare.

All’opposto del canton Zurigo, quello di Basilea Città invece accoglie in linea di massima tutte le misure proposte dal governo federale, poiché attualmente le considera urgenti e necessarie per delle normative uniformi a livello federale. In particolare, oltre all’estensione dell’obbligo di indossare maschere nei luoghi chiusi, Basilea è favorevole all’obbligo nella ristorazione interna di sedersi per il consumo. In questo ambito il governo basilese vede però la necessità di un programma di aiuti per bar e locali notturni, che sarebbero colpiti in modo molto drastico da tale misura.

No a obbligo generalizzato telelavoro

Dal canto loro i datori di lavoro si sono detti contrari alla reintroduzione di un obbligo generalizzato del telelavoro. L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) si oppone sia all’obbligo della mascherina per tutti coloro che lavorano negli spazi chiusi, sia all’obbligo generale dell’homeoffice.

Per l’Unione svizzera degli imprenditori (USI), le misure di protezione attualmente in vigore sono sufficienti. L’USI si dice favorevole peraltro a un’estensione dell’obbligo del certificato Covid.

Infine GastroSuisse, pur dicendosi soddisfatta per il fatto che il governo voglia evitare un nuovo confinamento e mantenere la vita pubblica, si oppone alle misure che limitano la capacità di accoglienza dei ristoranti, quali l’obbligo di consumare restando seduti. Il settore è ancora e sempre sottoposto “a restrizioni più severe rispetto alla maggior parte degli altri rami”, indica l’associazione in una nota odierna. GastroSuisse ribadisce che i contagi non sono necessariamente più frequenti nel settore alberghiero e della ristorazione.

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