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04.01.21 - 20:13
Aggiornamento: 21:49

Lockdown duro nel Regno Unito, sempre light in Svizzera

Il premier Johnson annuncia un giro di vite, chiuse anche le scuole. Berset vorrebbe invece prorogare sino a fine febbraio le misure in vigore

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Keystone
Johnson

In Svizzera il Consiglio federale non sembrerebbe intenzionato a ingranare la quarta nella lotta al coronavirus. Domani – stando a quanto riferiscono ‘Blick’ e ‘Tages-Anzeiger’ – il Governo dovrebbe tutt’al più limitarsi a dare luce verde al piano del ministro della sanità Alain Berset, che prevede una proroga dell’attuale lockdown light sino a fine febbraio, ma nessun significativo inasprimento delle misure in vigore. L’Europa invece si blinda sempre di più per resistere alle folate invernali della pandemia, in attesa che i vaccini facciano effetto. La Gran Bretagna, travolta dalla variante del virus, ha adottato il livello massimo di allerta, un sostanziale lockdown, e chiuderà le scuole fino a febbraio.

I britannici stanno andando veloci con le vaccinazioni. Avendo iniziato quasi tre settimane prima degli altri europei, con la Pfizer, hanno già immunizzato oltre un milione di persone. E ieri, primo Paese al mondo, sono state somministrate le prime dosi del farmaco AstraZeneca. Non basta, però. La situazione sul fronte dei contagi appare fuori controllo: dopo una settimana sopra i 50mila casi al giorno, ieri si è raggiunto il nuovo picco di 58'784 contagi (su 430mila tamponi).

Inasprimenti e proroghe

Per il governo inglese occorre agire subito. Boris Johnson stasera si è rivolto direttamente alla nazione per annunciare un’ulteriore stretta nell’aria da giorni. Prevede un livello di allerta 5 – praticamente il terzo lockdown nazionale – e una stretta senza precedenti anche nelle scuole fino a metà febbraio. Il premier ha definito «allarmante» la cosiddetta variante inglese, «più contagiosa dal 50% al 70%» del precedente ceppo e ha parlato di un aumento dei ricoveri in ospedale del 40% maggiore rispetto alla prima ondata di aprile. Il premier ha annunciato anche la chiusura - da domani - di tutte le scuole dell'Inghilterra, sia elementari sia secondarie, con il passaggio per le prossime settimane delle lezioni esclusivamente online da remoto. Johnson ha sostenuto che «bisogna agire adesso» per evitare che gli ospedali soccombano al sovraffollamento, evidenziando che nei soli reparti dell'Inghilterra sono stati ricoverate altre 27'000 persone nell'ultima settimana, il 40% più di aprile. Il premier Tory ha parlato delle nuove varianti di Covid come una realtà «frustrante e allarmante», mentre ha invitato il Paese all'unità e ha sottolineato di aver condiviso la strategia di una stretta con i governi locali delle nazioni minori del Regno - Scozia, Galles e Irlanda del Nord - nell'ambito di misure restrittive analoghe.  La Scozia, in autonomia, ha già reimposto il confinamento a partire dalla mezzanotte.

Fase cruciale

Johnson ha aggiunto che rispetto alla primavera, ci sono in positivo i progressi della scienza sul fronte dei vaccini e ha dato alcune indicazioni sull'accelerazione della campagna di vaccinazioni del Regno unito: evocando l'obiettivo - «se tutto andrà secondo i piani» - di concludere la somministrazioni dei vaccini «entro metà febbraio» di tutte e quattro le categorie prioritarie di persone più vulnerabili. A iniziare dagli ospiti e dal personale delle case di riposo. «Siamo alla fase finale della battaglia» contro la pandemia, ha proseguito, evocando passi in avanti «a ogni dose che viene iniettata nelle nostre braccia». Ma proprio per questo, per evitare di essere travolti prima che i vaccini facciano effetto sulla copertura immunitaria generalità della popolazione, occorre affrontare con restrizioni più severe l'attuale "momento cruciale", ha insistito. Per ora, quindi, ha ammonito, il governo «dà istruzione» alla popolazione di «restare in casa, salvo per limitate ragioni permesse dalla legge come fare shopping essenziale, andare a lavorare per coloro che non possono assolutamente lavorare da casa, fare esercizio fisico, cercare assistenza medica o sottoporsi a test sul Covid, fuggire da abusi domestici». Il voto del Parlamento britannico sul nuovo lockdown generale nazionale in Inghilterra è previsto per mercoledì 6 gennaio.

Il lockdown, in Germania, sarà prorogato. Scuole, bar, ristoranti e molti negozi rimarranno chiusi fino al 31 gennaio. Il governo federale e i 16 Land sono d’accordo sul fatto che l’epidemia è ancora troppo aggressiva. E gli stessi medici hanno rilevato che la stretta nazionale adottata il 16 dicembre non ha ancora prodotto risultati tangibili.

L’obbligo di restare a casa verrà esteso anche nella vicina Austria, fino al 24 gennaio. In Spagna, la Catalogna chiuderà per 10 giorni. E in tutto il Paese si parla già di terza ondata.

L’Ue, nel suo complesso, sconta una generale lentezza nella campagna di vaccinazioni, con punte registrate in Francia, che nei primi 5 giorni ha effettuato poche centinaia di vaccinazioni, anche se il ministro della Salute Olivier Véran si è affrettato ad annunciare migliaia di dosi inoculate nella giornata di ieri dopo che il presidente Macron è andato su tutte le furie. In alcuni Paesi si sta pensando peraltro di seguire l’esempio della Gran Bretagna, estendendo l’intervallo tra la prima e la seconda dose per coprire un maggior numero di persone.

Vaccino Moderna, slitta l’ok dell’Ue

Ma una significativa accelerazione avverrà soltanto con il via libera ad altri sieri, oltre quello della Pfizer che al momento è l’unico ad essere utilizzato tra i 27. Su questo fronte diverse cancellerie, a partire da Berlino, hanno fatto pressione sull’Ema. L’Agenzia europea del farmaco ha anticipato a ieri una riunione per la possibile autorizzazione al prodotto dell’americana Moderna. Ma l’attesa luce verde non è arrivata e la decisione è slittata a mercoledì.

Il nodo principale è quello delle forniture insufficienti. La Commissione Ue in questa fase sta negoziando con la Pfizer per ottenere più dosi oltre le 300 milioni che si è già assicurata. Inoltre vuole aumentare la fornitura di Moderna da 80 a 160 milioni di dosi. Bruxelles ha chiuso accordi con 6 compagnie farmaceutiche per quasi due miliardi di dosi, una volta che arriveranno le autorizzazioni, ha ricordato un portavoce. Il problema attuale, ha tuttavia osservato, è “una questione di capacità produttiva, che riguarda tutti”.

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