hockey

‘La Finlandia è un esempio di collaborazione fruttuosa’

La Nazionale svizzera, invitata al ballo delle grandi nell’Euro Hockey Tour, è al contempo preoccupata per il futuro del movimento elvetico

Patrick Fischer ha chiamato tra gli altri i bianconeri Mirco e Marco Müller, Alatalo e Thürkauf
9 novembre 2022
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La Karjala Cup, primo dei quattro tornei dell’Euro Hockey Tour, si apre domani a Turku, con la partecipazione di Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca e Svizzera, chiamata dopo l’esclusione della Russia. Un importante valore aggiunto per la Nazionale elvetica, come riconosciuto dall’allenatore Patrick Fischer, tuttavia ci sono anche dei motivi di preoccupazione. L’aumento degli stranieri in National League potrebbe giovare ai migliori svizzeri che possono giocare in un contesto dalla qualità aumentata, ma per i giovani talenti potrebbe diventare più difficile sfondare nella massima lega. È preoccupato anche il direttore delle squadre nazionali Lars Weibel: «Dobbiamo fare sì che i giovani giocatori abbiano una prospettiva».

C’è inoltre la questione della Swiss League, la recente decisione di mantenere la National League a quattordici squadre non le giova, anch’essa sommersa dai problemi e che a medio-lungo termine potrebbe trasformarsi in una lega amatoriale. «Non è una questione da poco – prosegue l’ex portiere del Lugano – ed è una situazione tutt’altro che ideale per il futuro dell’hockey svizzero». La federazione invece può solo stare a guardare, La Swiss League si è recentemente messa in proprio mentre la National League è autonoma già dal 2020, cosa che tuttavia non lo inquieta particolarmente: «Si tratta di sollevarsi e chiedere le ragioni delle decisioni, è il nostro lavoro. Noi abbiamo fatto delle riflessioni a 360°, fino agli U9 e forniamo i nostri consigli». Per Weibel è importante che tutti i talenti affrontino gli stessi passaggi nel loro percorso sportivo, «ciò garantisce la necessaria concorrenza e la densità di competizione nella via verso la National League».

Anche il selezionatore Patrick Fischer è critico nei confronti della strada intrapresa: «È un peccato che la situazione sia questa e che si stia evolvendo in una direzione sostanzialmente sbagliata. Siamo una piccola nazione di hockey e tutti, Federazione, Nazionali, National e Swiss League e squadre giovanili, devono essere coesi e collaborare. Soltanto assieme possiamo avere successo».

A questo proposito la Finlandia è l’esempio perfetto. Nel 2009 gli attuali campioni olimpici e del mondo in carica erano dovuti ricorrere a un vertice d’emergenza tra tutti i responsabili del mondo hockeistico targato Suomi, al fine di riavvicinarsi e di condividere le competenze. L’applicazione è riuscita e i diversi successi (anche a livello giovanile) parlano da sé. Kalle Väliaho, per tredici anni responsabile della formazione e del movimento giovanile presso la Federazione finlandese, racconta che «all’inizio la condivisione di sapere e segreti con la concorrenza è stata difficile, ma a un certo punto ci siamo accorti che era anche incredibilmente fruttuosa». Per Weibel questa sarebbe una soluzione applicabile: «Confido nella ragionevolezza di tutti gli interessati, affinché si vada in una direzione sostenibile e che rinforzi il nostro prodotto di punta. Io mi metto a disposizione con la stessa passione che richiediamo ai nostri giocatori sul ghiaccio e fuori. Non sto comunque parlando della Nazionale, bensì dell’hockey svizzero in generale».

Contro i migliori, con i migliori

Tornando all’hockey giocato, le scuole svizzere e finlandesi si affrontano domani nel primo incontro. L’ultimo scontro diretto risale ai Beijer Hockey Games a inizio maggio, quando la Svizzera si impose a sorpresa per 3-2 (salvo poi venire sconfitta 3-2 al supplementare dalla Svezia e 3-0 dalla Repubblica Ceca). Si tratta in ogni caso di avversari di tutt’altro calibro rispetto a quelli solitamente affrontati alla Deutschland Cup, come sottolinea Weibel: «È bello avere l’opportunità già così presto nella stagione di affrontare le migliori squadre nel panorama europeo». Ciò significa anche però lasciare meno spazio agli esperimenti e portare, come fissato da contratto, la miglior formazione possibile: «La storia si fa interessante per noi allenatori – spiega Fischer –, in molti emergevano contro Lettonia o Norvegia, ora vedremo chi ci riuscirà anche contro i migliori avversari».

Un occhio è già buttato però sui Mondiali casalinghi del 2026, motivo per il quale alcuni veterani come il difensore dello Zurigo Yannick Weber non sono più considerati. C’è però un’eccezione, ovvero il 39enne Andres Ambühl «Nel suo caso l’età non si nota nemmeno – commenta Fischer –, si muove ancora come vent’anni fa e non mi stupirebbe vederlo su questi ritmi ancora per tre o quattro anni. Inoltre è una persona speciale, che aiuta i giovani con la sua calma e serenità, ma al contempo è una figura poco ingombrante, che permette a ognuno di mostrarsi per quello che è. A un tale elemento non volevamo certo rinunciare».

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