CALCIO

‘L'arrivo di Walker per me è stato un toccasana’

Alla vigilia della sfida con il Lugano, il ticinese parla dell'inizio stagione del suo Sion. E di quanto successo lo scorso weekend al portiere Timothy Fayulu

27 agosto 2021
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Anno nuovo, vita nuova. Se lo augurano tutti, a Sion, dopo una stagione disastrosa e una salvezza agguantata per il rotto della cuffia nello spareggio con il Thun. Se lo augura pure Matteo Tosetti, finalmente tornato a sorridere da quando la panchina è passata nelle mani di Marco Walker negli ultimi mesi del campionato scorso… «Ho ritrovato il mio ruolo e minuti di gioco. Il cambio dell’allenatore per me è stato un toccasana. Adesso, però, devo ripagare la fiducia, la concorrenza è di livello e bisogna sempre farsi trovare pronti».

L’avvio della nuova stagione, però, non ha rispecchiato le attese, in particolare con il pesante capitombolo contro il Basilea (6-1)... «È stata una partenza molto deludente, lo ammetto. In particolare le prime due partite. In seguito, però, c’è stata la forte reazione espressa contro lo Young Boys (vittoria 1-0, ndr), il successo in Coppa che fa sempre morale e il buon pareggio a San Gallo. Dopo la legnata di Basilea, siamo riusciti a ritrovare una solidità difensiva che prima non avevamo».

Dopo il bagno di umiltà della scorsa primavera, il Sion è ripartito su nuove basi… «Abbiamo ripreso con un profilo molto basso, basato sul lavoro. La società ha proceduto a innesti importanti, quali Zuffi e Bua, per cui l’ambizione del club non è certo quella di battersi unicamente per la salvezza. Sta a noi continuare a lavorare bene, come stiamo facendo in queste settimane, per diventare una squadra ostica per tutti. La qualità c’è, ma c’era pure lo scorso anno e ciò nonostante ci siamo ritrovati in una situazione mentale che non è stato semplice gestire. Dobbiamo senza dubbio far meglio sin dalle prime partite, in modo da non ritrovarci più in quella sgradevole posizione. Dopo le prime due uscite storte, il tiro è stato immediatamente corretto: segno che qualcosa abbiamo imparato».

Rispetto agli ultimi anni, il Sion ha un profilo più svizzero e meno internazionale… «È stata una scelta della società quella di affidarsi a giocatori locali e di investire su gente che conosce bene il nostro campionato e che, di conseguenza, necessita di minor tempo per adattarsi e integrarsi. Questo dovrebbe permetterci di partire subito con una velocità di crociera più sostenuta rispetto a un anno fa».

Prossimo avversario, il Lugano… «Sarà ostico, come tutti gli altri avversari. Le squadre si sono rinforzate e propongono tutte un buon calcio. Basta pensare al Lucerna, ultimo in classifica nonostante una rosa che si pensava potesse permettergli di competere ai vertici (e non è detto che non lo faccia nei mesi a venire). Bisogna fare attenzione, la Super League è molto equilibrata, di certo non ci sarà una squadra materasso».

Con Matteo Tosetti vale la pena tornare su quanto successo settimana scorsa al portiere Timothy Fayulu, bersaglio di insulti razzisti da parte di una frangia del pubblico di San Gallo… «Non mi sono accorto di nulla, stavo salutando gli avversari. Quanto successo l’ho saputo soltanto una volta rientrato negli spogliatoi. Non fa piacere vedere un compagno in lacrime, sono atti che nei confronti di una persona sensibile possono avere gravi conseguenze. Certo, bisogna fare la tara sulla provenienza degli insulti, ma è ovvio che facciano male a prescindere».

È un malcostume presente anche nel calcio svizzero? «A volte. Ed è difficile capire come comportarsi. L’arbitro potrebbe sospendere la partita, ma bisogna valutare bene e per lui l’interpretazione della situazione non è mai facile. A gioco in corso non ci fai nemmeno caso, talmente sei concentrato sullo sviluppo della partita. Alla fine, invece, te ne rendi conto, eccome. È triste. Spero che la Sfl prenda una decisione esemplare, anche se purtroppo ci andrà di mezzo il San Gallo. È però imperativo fare qualcosa per stroncare sul nascere queste becere manifestazioni. In Svizzera sono ancora molto limitate, sarebbe grave non riuscire a sradicarle dal nostro calcio».

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