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Calcio
 
19.04.21 - 17:010

Super Lega, in casa Lugano si ride per non piangere

La società bianconera ha ironizzato su Twitter ('stiamo valutando la proposta'), ma per il direttore generale Campana 'i grandi club hanno esagerato'

"Cari membri fondatori della #SuperLeague stiamo valutando attentamente la vostra proposta di entrare a far parte di questa nuova competizione; nonostante alcuni dubbi circa il progetto, vi daremo una risposta definitiva nei prossimi giorni", firmato Fc Lugano. L'ironia non manca di certo in casa bianconera, con il club che attraverso Twitter ha voluto scherzare sulla nascita della Super Lega, nuova competizione chiusa (o quasi) lanciata da dodici tra i club europei più ricchi che ha scatenato un vero e proprio terremoto nel mondo del pallone mondiale. Un tweet quello della società sottocenerina che ha fatto sorridere anche fuori dai confini nazionali (è stato ad esempio ripreso dal sito del quotidiano romano Il Messaggero e poi anche dalla Gazzetta dello Sport), tanto da finire rapidamente tra i trend topic del social network, ottenere un numero elevato di "mi piace", di citazioni e di retweet. Tra le varie risposte apparse sotto quanto scritto dal club, c'è chi già pregusta un "Lugano-Manchester City alla prima giornata" a Cornaredo, indicato quale "nuovo centro del mondo", chi annuncia di essere diventato un nuovo tifoso bianconero e chi semplicemente apprezza "l'ironia" e la "genialità" del tweet.

'I grandi club avevano già ottenuto molto, così hanno fatto incazzare mezzo mondo'

«L'idea è venuta al nostro responsabile della comunicazione, Stefano Trabattoni – confessa divertito Michele Campana, direttore generale dell'Fc Lugano che non tarda però a tornare serio –. Vuoi sapere cosa penso della Super Lega? Penso che i club che l'hanno proposta stavolta abbiano davvero esagerato. Sono anni che all'interno dell'Eca (l'associazione dei club europei, fino a ieri presieduta dal numero uno della Juventus Andrea Agnelli, ndr) queste società stanno chiedendo e ottenendo davvero tanto, in termini di retribuzioni, di posti fissi in Champions League, di nuova ripartizione dei ricavi secondo criteri storici che non centrano nulla con il merito sportivo degli ultimi anni. Inoltre hanno ottenuto di creare questa terza competizione (la Uefa Europa Conference League, al via dalla prossima stagione, ndr) che non fa che aumentare ulteriormente la larghezza della fetta di torta dell'Europa League destinata alle solite squadre dei soliti paesi, in quanto in pratica hanno buttato giù dall'Europa alla Conference League sedici squadre».

E non a caso quest'anno nessuna compagine rossocrociata accederà direttamente alla seconda competizione per club del continente, con lo Young Boys campione qualificato per i preliminari di Champions e la seconda e la terza della Super League elvetica nonché la vincitrice della Coppa Svizzera che prenderanno parte ai turni di qualificazione per il nuovo torneo, mentre lo ricordiamo nelle stagioni 2016/2017 e 2018/2019 il terzo posto in campionato era valso al Lugano l'accesso diretto alla fase a gironi dell'Europa League successiva... «Esatto. E non dimentichiamo che gli stessi club "ribelli" che già dominano la scena mondiale avevano spinto molto per la riforma della Champions League approvata ieri dal comitato esecutivo dell'Uefa. Sì, direi che stavolta hanno davvero esagerato facendo, giustamente, incazzare mezzo mondo. Una vera e propria dichiarazione di guerra senza forse rendersi conto delle conseguenze. È vero che siamo in un momento storico particolare e che questi grandi club sono stati massacrati un po' da chiunque (tifosi, opinione pubblica, lo Stato) nel momento in cui, una volta ricevuti gli aiuti, non sono riusciti a diminuire i salari a tal punto da rendere il modello sostenibile, ma a maggior ragione avrebbero dovuto mostrare una certa solidarietà e invece si sono fatti attrarre dall'avidità e dalla prospettiva di ulteriori entrate che magari potrebbero anche andare a coprire i debiti accumulati a causa della pandemia, ma in realtà assieme ai ricavi non faranno che aumentare ulteriormente anche gli stipendi e quindi i costi. Una sorta di autogol, anche perché così facendo si staccano sempre più dalla loro base popolare di tifosi».

Tornare indietro è impossibile, tre possibili scenari

Per Campana gli scenari possibili sono tre... «Il primo è che si vada a un muro contro muro (tra i club "ribelli" e il resto del mondo, ossia le altre società, le federazioni nazionali, l'Uefa e la Fifa, ndr) talmente duro che ci rimetterà tutto il sistema calcio, massacrato da battaglie legali infinite e da un fuggi fuggi di sponsor che manderebbe ancor più in crisi i club, già decisamente provati economicamente dalle conseguenze della pandemia. E in questo momento l'ultima cosa che si ha bisogno è ulteriore precarietà e incertezza. Il secondo scenario ipotizzabile è che l'Uefa accetti il fatto che questa nuova organizzazione esca al di fuori dagli schemi trovando dei compromessi per salvare capra e cavoli, ossia le nazionali e i campionati dei singoli Paesi, accettando la nuova competizione e sacrificando giocoforza la Champions League, che perderebbe buona parte della sua attività. Un'eventualità quest'ultima molto improbabile e quindi forse si andrà verso la terza possibilità, ossia una sorta di compromesso che prevede la creazione di una Champions quasi chiusa, un po' sul modello della Super Lega, ma sotto l'egida dell'Uefa. Per farlo però servirebbero lunghi negoziati e un riavvicinamento tra le parti, ipotesi che in questo momento sembra decisamente complicata in quanto le modalità utilizzate da Agnelli e soci sono state come detto esagerate, una sorta di tradimento che ha creato una spaccatura che sarà difficile da risanare».

Rivalorizzazione delle competizioni nazionali e dei club locali

Il terremoto scatenato da Juventus e compagnia non dovrebbe toccare più di tanto, perlomeno non direttamente, l'Fc Lugano e in generale il calcio elvetico... «Dubito possa cambiare qualcosa per noi, anche se è vero che più si va verso competizioni elitarie e verso un distacco quasi totale di certe squadre di blasone rispetto alle compagini più legate al territorio e al popolo, più – ed è quello che mi auguro – potrebbe crearsi una nuova possibilità di riavvicinarsi i tifosi ai club locali, della propria regione e città. Ridando valore anche alle competizioni nazionali, ai derby, al piacere di seguire la propria squadra allo stadio e non solo i grandi campioni in tv».

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