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'Swiss Style', il marchio della Nazionale

Con un punto in due partite di Nations League la Svizzera è stata mal ripagata, ma ha mostrato di sapere dove vuole andare e la direzione da pendere

7 settembre 2020
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Un solo punticino in due partite, contro l'Ucraina (sconfitta 2-1) e la Germania (1-1), è quasi una miseria per la Nazionale svizzera al debutto della seconda edizione di Nations League. Perché i risultati non rispecchiano quanto mostrato in campo (soprattutto contro i tedeschi) da una squadra che ha mostrato sensibili progressi sul piano della manovra. La Svizzera sta costruendo un suo stile di gioco e questo rappresenta un aspetto molto positivo dell'evoluzione vissuta negli ultimi anni. Le idee, che Petkovic dimostra di avere e che il gruppo è disposto a seguire, rappresentano la base per la costruzione di un'identità. Senza idee, nel calcio non c'è futuro: non sai dove vai, quale direzione prendere e perché. Dubbi che non sono mai un buon auspicio.

Contro Ucraina e Germania, la Svizzera ha mostrato di saper tener fede al suo stile, che vede l'avversario non tanto come una variabile alla quale doversi adattare, quanto come un elemento da tenere in considerazione per poter recitare al meglio la propria parte. Ci si poteva immaginare che dieci mesi di forzata pausa potessero aver fatto scivolare più di un granello di polvere negli ingranaggi di Petkovic. Un timore che le due partite hanno dissipato, nella qualità della prestazione se non nel risultato.

Un allenatore orgoglioso

«Sono orgoglioso della prestazione della mia squadra – ha affermato domenica Vladimir Petkovic –. E non solo per quanto mostrato contro la Germania, perché questa non era che il punto finale di una settimana di lavoro, nel corso della quale ci siamo preparati molto bene e abbiamo tratto giovamento dall'essere tornati trascorrere del tempo assieme». Come se tra Gibilterra (novembre 2019) e Ucraina (settembre 2020), non fossero trascorsi nove mesi: nonostante le assenze di peso (Xherdan Shaqiri, Fabian Schär, Denis Zakaria, Admir Mehmedi), la Svizzera ha ripreso da dove aveva lasciato, aggiungendo ulteriori colori alla sua tavolozza del suo gioco. A mancare è stato davvero soltanto il risultato.

Ma questo è un privilegio che la Nations League concede: potersi mettere alla prova contro avversari di primo livello, in grado da fungere da cartina di tornasole per eventuali esperimenti tecnico-tattici, senza dover mettere tutto in discussione nel caso in cui il risultato non dovesse premiare il lavoro svolto. Vladimir Petkovic lo ha capito fin dalla prima edizione di due anni fa ed è intenzionato a continuare a sfruttare questa opportunità: la Nations League è la competizione ideale per aiutare la progressione del gruppo.

Da giovedì a domenica il miglioramento è stato visibile a occhio nudo. «Alla luce della prestazione offerta, il punto con la Germania rappresenta la ricompensa minima – ha sottolineato Petkovic al termine sfida di Basilea –. Non è scontato che da una partita all'altra si possa migliorare in modo così sensibile. L'importante è sentire di aver dato il massimo. In Ucraina non siamo riusciti a farlo per 90 minuti, con la Germania, nonostante le difficoltà incontrate in avvio, siamo stati in grado dare il massimo per il resto della partita».

Il pressing come nuova identità

I fatti parlano da soli, sono matematica. Dopo l'unico tiro in porta a Leopoli – il gol di Haris Seferovic –, contro i campioni del mondo 2014 ve ne sono stati sei. In particolare, è migliorata e di molto la qualità delle occasioni create. Una situazione figlia anche del diverso approccio della formazione di Shevchenko rispetto a quella di Löw, più propensa a concedere qualche spazio quale conseguenza del pressing molto alto sull'uscita di palla dell'avversario. Nonostante la pressione tedesca, la Svizzera ha saputo rimanere sè stessa, iniziando il possesso palla già all'interno della sua area di rigore, come ha sempre cercato di fare da quando al timone c'è Petkovic. E quando proprio non era possibile uscire palla al piede, gli elvetici hanno dimostrato di sapersi appoggiare sulle palle lunghe, molto ben gestite a centrocampo, in particolare da Haris Seferovic.

Soprattutto, e questa è stata probabilmente la lezione principale di questa settimana settembrina, la Nati ha deciso che d'ora in poi eserciterà molta, molta pressione. Almeno fino a quando il fisico reggerà, non importa contro quale avversario. L'Ucraina e la Germania hanno perso alcuni palloni importanti nella loro metà campo, proprio perché la Svizzera aveva deciso di pressare in maniera coordinata, accettando l'uno contro uno su tutto il campo e mettendo in conto la possibilità di farsi trovare un po' scoperti sulle eventuali ripartenze. Una filosofia che andrà sottoposta alla prova del nove in ottobre nella trasferta in Spagna. Nella speranza che la prestazione sia finalmente premiata anche dal risultato. «Vedo il bicchiere mezzo vuoto – ha commentato un esigente Petkovic –. Nelle prossime partite, dovremo cercare di riempirlo un po'».

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